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Full text of "Della fortune di Oria Citta' in Provincia d'Otranto nel regno di Napoli : dal principio della sua fondazione sino ai tempi, ne' quali fu ai Romani sogetta"

J 





345. 753 
Pl97c| 



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in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/dellafortunediorOOpapa 



DELLA 

FORTUNA DI ORIA 

Citta' in Provincia p* Otranto nel 

Recno di Napoli , 
Pai principio della fua fondazione fina 
ai tempi , ne' quali fu ai 
Romani foggetta, 

DISSERTAZIONE 

D I 

D. GASPARO 

PAPATODERO 

Sacerdote della Cattedrale della 

MEDESIMA CiTTA*, 




IN NAPOLI MDCCLXXV, 

Nella Stamperia dei Fratelli Raimondi 
CON LLCEJNZ«4 DEI SUPERIORI. 






h 

AL SIGNOR 

D. GIACINTO MARTINI 

Canonico della Cattedral Chiesa 
d'Oria 3 e Patrizio Oiutano. 



Jg. MARIO CURRADO I. C 



Ο Sia perchè diftratto ed ab- 
baggliato dalla magnificen- 
za , e varietà delle cofe di 
quefìa Illuftre Metropoli del 
noftro Regno , ο fia perchè dalla Pa- 
ria troppo lontano , donde per feguix 

A s altra 

546074 



altra ragion ài vita , e quegli ftudj , 
che ivi ο menomo , ο niun luogo ten- 
gono , ipontaiieamente , e liclamando , 
per dir così y i miei genitori , ho vo- 
luto per qualche tempo dipartiimi : non 
fentivo più nelF animo mio quel natu- 
rale affetto i ed inclinazione verfo la 
Patria . ma effendo per avventura ca- 
pitata in mie mani la DISSERTAZIO- 
NE SU LA FORTUNA DI ORIA 
fcritta dal comun noftro amico D.GA- 
SPARE PAPATODERO, che qua mol- 
ti anni fainviolla, e dataci appena un* 
occhiata, mi fi ravvivò tofto queir am- 
mortito fuoco d'amore verfo. la Patria 
sì, che febben da quefta Città la più 
magnifica ed illuilre allettato, non po- 
tei però , come Γ efule UliiTe , non 
confefsare (*) : 

fXs oVBsV yl\vyjov i)$ πατρίδος ,ου%* τοκηων 

Tti>zr<jUy ϊιτζρ fL τις οϊττοτβο&ι ir-lovcc OÌKW 

Trìti lv ufaohotTFri vociti αττάνζάβέ tdxj/W• 

" Quod nihil dulciusfua patria ^^neque pa- 

( rentìbus 
Εβ,οήαϊηβ quis procul divìdcmdomum 

Ter* 



(*) Hom. Odi/. Hb.lL ver. 34. 



Ter fa m aliena \habìtet feorflm a pa* 

( miti bus. 
quindi quantunque per efìinguerlo op- 
ponevo quel di Ercole j che poco preme 
ejjer et Argo , ο di Tebe , purché alcun 
paefe della Grecia ci dia albergo, e ri- 
faggio : non mi valle tuttavia un tal 
rimedio , he altro più valevole ad e- 
ftinguerlo potei ritrovarne . Il perchè 
iìccome è proprio dell' amore il non ef/èr 
inerte , e neghittoso , né quietarfi pria 
di far- co/a grata a chi ha di mi^a : 
cosi peniài , fé altro alla mia Patria 
far non poiTo t renderle queiV unico ièr- 
viggìo, di non far cioè iettar nel bujo 
queir antica fua gloria , cui per illu- 
ilrare vedevo aver faticato tanto il 
mio SIGNOR D.GASPARE, non cef- 
fai dunque con mie continue ι premuro- 
fe lettere importunarlo, t farli predan- 
ti iftanze , acciò con la luce della ftam- 
pa faceife sfolgorar quella gloria, onde 
tra tutte le Salentine Città fi contra- 
diftiniè la noftr' ORIA, ottenutane per- 
ciò da LUI allapurfme graziofamen- 
te piena , e libera facoltà di poter a 
mio talento dell' OPERA diiporre, feci 

A 4. ini- 



immantinente , che fotto il torchio gè* 
jnelle . 

Quindi penfando darle un provi* 
do valevole Mecenate , e rivolgendo 
nella mente Γ alta ftima , che fo , RI- 
VERITISSIMO MIO SIGNOR CA- 
NONICO , de' fuoi gran meriti , le fue 
rare virtù , e ipecialmente Γ ecceffivo 
amore , e zelo per la noftra Patria, da 
cui viene ella fpinta a proccurar Tem- 
pre , come deve ogni ben nato cittadi- 
no , non folo la gloria ed il decoro di 
effa ,ma l'utile ed il vantaggio de'no- 
fhi Concittadini ; fembraronmi quefti 
motivi fufficientiifimi a darle una pub- 
blica teinmonianza della mia divota ri- 
conofcenza , e far ufcire la prefente O- 
PERETTA col SUO venerato nome in 
fronte ; poiché fon pur troppo ficuro 
non potervi fé non aggradire ; come 
quella , che fi è con tanta pulitezza e 
garbo, con tanto fondamento e criterio, 
con sì vaila erudizione di lingue , e d' 
iftorie antiche sì Greche , che Romane 
dall' Autore comporta, la quale iebben 
picciola di mole, grande purtroppo di 
merito e pregio dir fi debbe lecondo 



Γ adaggio : ουκ h τω μζγοίΚφ rò ìu* ccW 
ίν τω ϊυ το μέγα . 

Non Γι cieda però V.S. ILLUSTRISI, 

che come dalla commi di chi alcun o- 
pera dedica fuol farfi , mi cada qui in 
penfiero di riandar le memorie della 
SUA e per iangue , e per meriti a tut- 
ti conta e paleie famiglia ; né che vo- 
glia io qui paratamente divifare le mol- 
te virtù e pregi , che fan V• S. tra gli 
altri contradiitinguere : giacché il par- 
lar di LEI , e di SUA famiglia farebbe 
un ripetere lenza propoiìto e neceifità, 
quanto non iolo da noftii Cittadini, 
ma anche dai Comprovinciali fi sa, ed 
ad occhi veggenti fi ofìerva . So altre- 
sì , che quanti fono io per formare no- 
bili concetti di placidi , e gentili co- 
ftumi; di erudizione e profonda dottri- 
na , nella Sacra Teologia ìpecialmen- 
te , e Moral Difciplina , altretanti ac- 
cennar debbo efernplj di grandezza e 
Angolarità : ma temo di offender la 
di LEI troppo nota modefìia , che 
fi è tanto umile e telila in efi^ge- 
re applaufi , quanto avida di far azioni 
degne di loda ed ammirazione. Tiala- 

A ^ fcio 



fcio dunque di ragionar dei meriti gran- 
di sì alla SUA del pari nobile ; che 
antica profapia comuni , che proprj di 
SUA degniilìma perfona , e li limetto 
all' ammirazione della prefente j e futu- 
ra età , ficcome ftupida ammiratrice ne 
fu la pallata ; contendandomi d' aver 
la taccia , perchè tralafcioli , anzicchè 
effermi imprefia la biafimevole nota , 
che ntrir eiporli non ho , qua! conver- 
rebbefi , faputo rapprefentarli - 

EiTendo però il di LEI più rilucente 
preggio quello di beneficare, e renderli 
cara a noftri Cittadini, parmi eiTer quefto 
il mezzo più opportuno ad acquiftarfi il 
nome di Benemerito alla Patria, e Cit- 
tadini , il proccurar cioè , che lì fac- 
cia palefe al pubblico il fuo antico lu- 
ftro e la gloria, ed il dominio , che i 
noftri ORITANI fopra gli altri Sa- 
lentini vantarono . Non dubbito perciò, 
mio SIGNOR CANONICO , che fia 
ella per accettar di grato genio quefto 
mio dono , che febben fembri di cofa 
aliena , pure pofta la facoltà , eh' ho 
di diiporne , la volontà del noftro SI- 
GNOR 



GNOR D. GASPARE (*), e ( fé pur 
queiio , Caro il mio SIGNOR GIA- 
CINTO , pretende ) l' evizione , con 
tutta iìcurezza può farlo fuo (*) ; e 
come tale ροίϊ'ο viver lieto e ficuro , 
che gli emoli e malcontenti ricettan- 
do il fuo venerato nome non avranno 
lo ipirito di cenfurarlo . Quefto dunque 
mi lice iperare dalla generalità , e SUA 
valevole protezione , fé con la folita 
benignità ed amorevolezza accoglierà il 
(dono , ed il donatore . 



A 6 AL 



(*) L. in oedibus 9. §. quodfliusf.fi 
de Όοηαΐ. 

(*) £, quoniam avus 2. C. de Evi fi. 



AL SIGNOR 

D. GASPARE PAPATODERO 

AUTOR DELLA PRESENTE 
OPERETTA 

Q. MARIO CURRADO LG 
S Ο Ν E Τ Τ Ο. 

Τ Empii fuperbr, torr' , arch; , alte mura 
Fòrmin 'd'altre Città la gloria e'1 vanto; 
Gaspar , la Patria noftra abbia foltanto 
Queft'OpRA vostra; che nuli' altro cura . 

Poiché quefio , che Voi Γ ergete , ofcura 
Ogn' altro monumento, e d' Oria tanto 
Moftra qual fu il fulgor,quandVmd\e quanto, 
Che'n quefta età fi vegga , e *n la futura • 

Ma W in carte alla Patria , ella un più degno 
A Voi n'erigga in marmo , e del materno 
Animo grato così moftri un fegno• 

Ma nò; che il marmo al fin del tempo è fcherno. 
Com'è d'OaiA, così del vostro ingegno 
Sia Γ Opra fteifa un monumento eterno. 



Jfàm. Rev. Domìnus D. Salvator Rugerws 
S. Th. P. revideat , & iti [cripti* refewt ♦ 
Patum die 24. Ottobris 1774. 

J. Sparanus Can. Dep. 

EMINENTISSIMUS PRINCEPS 

EXercitationem , quam de varia Hyriac 
Urbis in Salentinis fortuna confcripfit 
Gafpar Papatoderus attento animo legi . 
Nihil in ea mìhi deprehendere licuit, quod 
CatholiciB fidei , aut bonis moribus adver- 
faretur• Auéioris in re prsefertim antiqua- 
ria penitiorem eruditionem demiratus fum • 
Eam propterea in publicum emitti poflc 
cenfeo, fi quidem per Te Hcuerit , Cardi* 
nalis ampliflìme . Neapoli XI. Kal. Aprii. 

Ϊ775- 

Em. Tu» 

Jfddì&ifs. atcfue obfequcntìfs, 
Salvator Rogerius . 



Magn. ΓΛ /. ZX Ό. Dotnhìcut Mangierì fa 
hac Regia StudioYum Unìverfitate Pvoftffbr 
prìmarius rruideat %Avchetypum manujcvtptum 
enunciati opens , cui [e f uh ferì bai ad fincm 
revidendi num exemplavia imprhnenda cum 
todem *Archetypo Concordent ad formam Re* 
galts refcrtpti , & in fcriptis referat . 
Dar. Neap. die 7. menfis Decembris 1774 

Matthseus Jan Archiep.Carthag. C. M• 
S. R. M. 



SIGNORE 

HO letto per comando di V. M. co» 
ogni attenzione una DiiTertazione di 
D. Gafparo Papatodero intitolata , Delta 
Fortuna di Oria Città in Provincia di Otran* 
to nel Regno di Napoli &c. nella quale il 
dotto Autore con giudiziofa Critica , e con 
ifquifita erudizione ha porto in chiara luce 
molti ofcuri punti , concernenti le antichi- 
tà della Voftra un tempo famofa Città di 
Oria , e fortuna di quella dalla fua fonda- 
zio* 



zionc fino ai tempi , che fu ai Romani 
foggetta, come anche ha ben divifato colla 
icorta degli antichi Scrittori Greci e Lati- 
ni i veri confini dell'-antica Japigia e Mef- 
fapia contro i ientimenti di alcuni rinoma- 
ti Scrittori moderni . In quefta Diflertazio- 
ne , in cui Γ Autore con lodevole fatica ha 
illuftrato le più rimote antichità de' luoghi 
di quefto Voftro Regno , non vi ho mini- 
ma cofa rinvenuta , che rechi pregiudizio a 
Voftri Supremi Dritti , ed a i buoni coftu- 
mi , e dopo a cautela fottofcritta > fon di 
parere , che da V. M. fé ne poifa permet- 
tere la publicazione. 

Napoli 2. di Aprile 1775. 



Divoti fs. *à Um'lìfs. Γα [fa Ih 
Domenico Mangieri. 



Die 26. Menfis Aprili* 1775. Nespoli 

Vi/o Refcripto fu* Regali* Majeflatis fub 
die 22. currentis Menfis , & anni t ac relatio- 
ne 17./» D. D. Dominici Mangieri , de Con»* 
wjjione Rev. Regii Cappellani Majoris , ovdu 
ne prafata Regal. Majeflatis^ Regalis Camera 
SanBa Clara providet , decernit , atque man* 
dat , quod imprimatur cum inferta forma pra- 
fentis fupplicis libelli , ac approbationis di Sii 
Rev'foris * verum non publtcetur ni/i iterum 
revifo ab eodem Revifove , ab ipfo affirmetur 
quod concordai fervata forma Regalium ordì* 
num\ ac et!am in publicatione jervetur Regie 
Pragmatica hoc fuum . 

VARGAS MACC1UCCA 

SALOMONIUS 

Vidit FJfcus Reg. Cor. 
Illuft. Marchio Citus Prafes & canteri IH. 
Caput Aula Praef. tempore fubfcriptionis 
impediti. 
Reg. 

Carulli A thanafius . 



ΧΙΙΤ 




PREFAZIONE 




Gli è pur troppo a tutti per 
la quotidiana e/peri e η za per- 
fuafo , che ficcome picciole 
Città col variar de tempi dU 
vengon molto chiare ed illu• 
ftri ; così al contrario quelle^ 
che furon una volta in alta filma e ri- 
/petto , fiano pian piano così andate de- 
cadendo , che molto diverfe da quel pri- 
miero jublime fiato fi mirano . Un fimil 
penfiero cade in mente a Crìlìoforo Cel- 
lario Te de [co di Smalkalden Città della 
Franconia nella Contea di Henneberg nel- 
la fua molto fiimata Geografia Orbis An- 
tiquì fiampata in Lipfia nel 1701. tom. 



χτν 

ι. prsefat i quando fcriffe : Omnia mu- 
taatur decurione temporum , & urbiùm 
piurimarum, quae quondam fiorenti sXimae 
fuerunt, nullura veftigium fupereft ; rau 
' nis alias de magnitudine veteri teftantur: 
novx hic , ause & illic furrexerunt , aut 
crevcrunt ex ruderibus priorum . Ed in 
"vero chi mài ere de a \ che la (amo fa ^Cit- 
tà d' Aquileja ejfer dpvea un mucchio di 
pietre , ed un picchi ridotto di mi ferì 
pefeatori ? ο la Città d J Atene tanto nel- 
le ftorie rinomata , ove fi /enti tuonare 
una 'volta colla fua macchia eloquenza 
Demo β en e , e fi videro le feitnze , e le 
belV arti fiorire , divenuta fojfe un lo• 
ghetto di niun conto , un ridotto ddla 
più profonda ignoranza , ed ove ogtri il 
pih corrotto e guafio parlar Greco fi fa- 
vella? E pure una tale foentura degli 
Ateniefi così compiange Teodofio Zigoma- 
la appreso il Du Erefne Glofs. Mediai , 
Se Inf. Graecit. Prafat. n. io. : nù W χε/- 
βίς*ον ^ τους ττοτι τοψωτοίτους Κζπήναιους ti 
mouTocg^ ììcotpów aV iyivou μίτος* οτον yocp 
υιπμτιρίστιντΊ tote iv ccurois η Kcc&ctpoc τ£ 
άΊοΧος lilv E'Mìjwj; φωνή , τοτον η βοΙρβκ~ 
ρος ζτ\η$όι>$η hl ccxovrmt Vzoyci ttccv- 
rw * Et quod peìus eft , Γι Àthenicnfcs 
fapientix laude olim nobiles audieris , 
vix tenueris lacrimas . Quantum enim 

cae* 



meris omnibus apud illos longc praftU 
tit pura illa & incorrupta Graecorum lin- 
gua , tantum hanc barbaries prae aliis 
hodie invafit • 

Ora in legger noi negli Scrittori fimilì 
cambiamenti, e vicende inarchiamo le cu 
glia , e con piacere ojferviamo , come al* 
cune Città giunftro quafi infenfibilmente 
ad una formidabtl pojfanza , e come al- 
tre dopo ejfer giunte αΙΓ efiremo dell' età 
loro divennero %ià finalmente deboli e 
fiacche . E que(lo è quelche per lo pth 
nel legger le ftorie ci raptfce , e rijcuotz 
fpeffo la no /Ira intiera attenzione . il 
perchè Erodoto d 1 Alicarnaffo uno de" ρ ih 
antichi Scrittori nello fcriver la (uà fio- 
ria intitolata le Mafie ebbe per fuo prin* 
cipal fine Γ andarci accennando delle Cit- 
tà le varie vicende e fortune ; come egli 
mede fimo fi [piega ?iel principio del pri- 
mo libro: Ο'μοιως μικρά jl (xzyccXcc ας -ict 
ανθρώπων tTtfyùÌv . Toc yccp totccKccl 
fJLtyccXa yju , ree TO^hcc cojtup σ-μιζροί 
yiyovs . tm ^e ìt ίμζυ ì)v ptycchcc ^ τρο 
npov ην <τμιχρά* την οίνζτρντηϊψ ων ìti- 
ςαμινος ϊυο&ιμονιην ουί)χμ<χ fo τω'υτ(ο 
μίνουτοα? , ίτιμνητομολ οίμφοτίρΜ ομοίως, 
Similiter parvas, & magnas civitates ho 
minum perctìrrens ; quae enim olim ma- 
ga* erant, major harum pars parvse fa- 



xvr * 

ftas funt; qu^e vero mca aitate funi ma- 
gnai, anteaerant parvse • humanam iciens 
felicitatem nequaquam in eodem ftatu 
permanere , mentionem faciam utrarum- 
que pari modo . 

Quindi fé in rivolger nella noftra men- 
te , e tra noi fieffi la fortuna delle lon* 
tane Città, e che a noi non appartengo* 
no , fentiamo allenamento e piacere ; 
molto più quefio crefeer dee , e 'viepiù vo- 
lentieri trattener ci dobbiamo in percor- 
rer della propria Patria i fafii e gli an- 
tichi monumenti , fpecialmente fé quefii^ 
non fono già volgari , ma molto cofpicui 
e luminofi . Perchè dunque la nofira Cita- 
ta d" Oria è fiata un antichiffima Città , 
e tra le altre né* tempi trafimdati molto 
riguardevole e difiinta : come non dob- 
biamo ejfer tratti da un interno compia- 
cimento in legger la fua antica fortuna ? 
Ο come non dee ciafeuno erudito Cittadi- 
no preferir la lettura delle vicende di 
que fi a nelV età paffate rij pettata ed illu- 
ftre Città a qualsivoglia altr* opra , ove 
di Città lontane e ftr antere folo β di/cor- 
re e fi ragiona ? E ben credo , che così 
gli eruditi noftri Cittadini farebbero ; fé 
alcuni Scrittori Salentini parte per Γ in- 
vidia dell' antico luftro della noftra Pa- 
tria , parte pei godere ancora loro un fi- 
mil compiacimento , non avejfero per vie 

in, 



*vrf 
indirette , e tortuofi fentiert cercato non 
/oh contrattar alla nojìr Oria le fue an~ 
tiche glorie , ma eziandio alle proprie 
Patrie , ο ad altri paefi attribuirle • II 
che fé fojfe ben fatto , bifognerebbe ere* 
aere , che un tal gloriarfi degli Oritani 
foffe lo flejfo , che gloriarfi ο di cofe dub• 
hiofe , ο di quelche a loro niente punto 
appartiene , e così ciò farebbe degli Ori- 
tani un vero Sognare , ed un formar fo* 
lo famafmi e chimere. 

Pel qual motivo defiderofo io di rin* 
tracciarne su di ciò il vero , e riflettei 
do perciò i luoghi degli a?itichi Scrittori^ 
che di Oria han parlato , non che gli ar- 
gomenti di quegli autori moderni , che 
cercano la fua antica gloria ofeurare , ho 
conchiufo , che un tal gloriarfi degli O* 
titani non fi a già una mal fondata idea r 
ma un fentimento αΙΓ autorità de' più ac~ 
ereditati Scrittori fidamente fondato . 
Laonde volendo io far capire al mondo , 
che alcuni Scrittori Salentini malamente 
di Oria han favellato , e che a torto vo- 
gliono a lei togliere quelche giufi amente 
le fi deve , ho risoluto dar alla luce la 
prefente qualunque ella fia Dijjfertazione y 
in cui ho comprefo quelche di riguarde* 
vole intorno a quefia Città da varj au- 
torevoli Scrittori^ e monumenti mi è riu- 
feito raccogliere , e nello fiejfo tetnpo }cio- 



XVITI 

gliamo quelle fallacie e florti raziocinj j 
che t yioftrì avverfarj contro di lei han 
formato . Ed acciocché i lettori abbiano 
un intiera idea di quefta nofira operet- 
ta , debbon fapere , che noi qui altro non 
facciamo j fé non che come un picciol 
commento [opra quel luogo di Erodoto , 
in cui della nofir Oria ragiona . E per- 
chè quefio antichiffimo Scrittore viene dai 
nofiri .Avverfarj fini fir amente interpetra- 
to, è noi al contrario pretendiamo rica• 
varfi dal te fio di Erodoto effere fiata la 
no (ir a Città ri fp et t abile per la fua anti- 
chità prodigiofa, magnifica per effere fia- 
ta la fede de' Re Meffapj ^ e Capitale 
della Me ff api a $ illujìre e glorio fa pel 
non ordinario valore in guerra dimo (Ira- 
to : perciò abbiam dovuto premettere αΙΓ 
ufo de\ Matt ematici i come quattro Lem- 
mi , che fono i primi quattro Capitoli , i 
quali ci apri ff ero la firada a fnebbiar le 
difficoltà , che ci fi oppongono , e rende f 
fero forti i nofiri argomenti / onde nel 
Primo , e Secondo Capitolo , ne' quali par- 
li 'amo dell' etimologia di Hyria $ dimo- 
fir ; amo le regolari mutazioni fatte di 
Hyria in Uria , e di Uria in Oria - Net 
Terzo , e Qiiarto Capitolo andiamo rin- 
tracciando i veri confini dell' antica pri- 
miera Japipj a , e della Me/f^pia , i quali 
non effe rido flati dai no/tri Avverforj 

ben 



ben rapiti furon cagione a medefimt 
d ingannar β e travedere . Nel Qiiin* 
to , e Seflo per forza di quelche ne 
capitoli precedenti fi è dimofirato conclu* 
diamo, che Γ Hyria di Erodoto non pof 
fa ejfer ne quella del Monte Gargano % 
né Vereto prejfo il Promontorio di Leu* 
ca , ma la nofir Oria pofla quafi in mez* 
%o αΙΓ iftmo tra Taranto 5 e Brindifi . 
Nel capo Settimo fi rapportano le varie 
etimologie de* J apigi , Mejfapj , è Salen- 
tini . Nell'Ottavo , Nono ^ Decimo, ed Un- 
decimo fi Conferma quelche né* capitoli 
precedenti fi e già provato . Nel capito- 
lo Duodecimo ci tratteniamo in appurar 
il tempo ì in cui la nofir Oria fu da 
Crete fi fondata , e così d'am fine al pri- 
mo nofiro affunto i cioè di provare la di 
lei maravigliofa antichità . Nel capò De- 
cimoterzo , Decimoquarto , e Decimoquhu 
to foddi sfacci amo al fecondo nofiro impe- 
gno 1 che e di provare ejfere fiata Oria 
fede de' Re J apigi MeJJap] , e Capitale 
della Meffapia . Negli altri rimanenti 
capitoli rapportiamo le varie guerre tra 
gli Oritani , e Tarentini y e per quanto 
materia sì afirufa ci permette , ne appu- 
riamo i tempi ; e così facctam vedere il 
valore deqli Oritani dim) tyrato in guer- 
ra , finché furono ai Romani foggetti ; 
dopo il guai tempv ejfendo in pace e quie- 
ti 



te vijfuti , né cofe di rimarco effendo fuc* 
eeffe ; ceffiamo perciò quivi di pajfar pik 
oltre , e diam così fine alla preferite no• 
ftra Operetta • 



IN 



INDICE 

DEI CAPITOLI. 

CAPO I. TT^Timologia della parola Hy- 
Hd ria tratta dagli Scrittori 
Greci. pag• 1 

CAPO IL Altra Etimologia di Hyria 
tratta dalla lingua Ebrea. 8 

CAPO III. Della J apigia. \6 

CAPO IV. Della Mefapia. 26 

CAPO V. Si rapporta Γ intiero te fio di 
Erodoto intomo alla fondazio- 
ne di Orin ; e prova/i , che V 
Hyria de Cretefi non fu nel 
Gargano , per ejfere fiati que- 
fii detti J apigi . %6 

CAPO VI. Si dimoftra , che /'Hyria de* 
Cretefi non fi a quella del Gar- 
gano ^nè Vereto prejfo il pro- 
montorio di Leuca , dalVefferfi 
detti que Cretefi Meffapj da 
Erodoto * 46 

CAPO VII. Etimologia de' J apigi , Mef~ 
fapj , e Salentini . $6 

CAPO Vili. Si conferma ilfito ^//'Hy- 
ria di Erodoto , da IP e fere fia- 
ti detti i Juoi fondatori da 
Erodoto mede fimo mediterra- 
nei . 64. 

CA* 



CAPO*. IX. Si dimofira il mede fimo colf 
autorità di Appiano Alefan- 
arino , 71 

CAPQ X. Si efamina il famofo paffo di 
Str abone , in cui favellafi delV 
Hyria di Erodoto.. j6 

CAPO XI• Si efamina un luogo di Var- 
ron e \ da cui pretendon taluni 
ricavarB effer Oria fondata 
da Lizzio Idomeneo , e non 
già dai Crete fi detti Ceretei. 84 

CAPO XII. Del tempo y in cui Oria fu 
dai Cretefi j ondata . 88 

CAPO XIII. Si prova effer e fiata Oria 
fede degli antichi Re Meffa- 
pj. log 

CAPO XIV, ìt conferma lo fieffo colle 
monete coniate in Oria. 133 

CAPO XV. Si efamina Γ opinione di D* 
Annibale di Leo , il quale pre~ 
tende 9 che Brindi β fia fiata 
la Capitale de Salentini . 138 

CAPO XVI. Delle prime guerre tra gli 
Oritani , e Τ arenimi. 145 

CAPO XVII. Si, dimofira non effer vera 
V opinione del Canonico Ma• 
%ochi , il quale crede effer av• 
venuta la deferiti a guerra pri- 
ma delf Olimpiade vigejima 
prima . 155 

CAPO XVI IL Si riflettono iynotivi delf 

opi• 



spìntone del Canonico Mazo» 

chi. \6$ 

CAPO XIX. Delle guerre , che accenna 

Paufania , e delle azioni po- 

fteriori * 178 




CAPO Ι. 



Etimologia della parola Hyria tratta 
dagli Scrittori Greci. 

Siccome dopo le Definizioni Γ Etimo• 
logie hanno il fecondo luogo , e non 
recan poco lume per rintracciare iL 
vero : così non avvi cofa più ridico- 
la , e più moftruofa , e che tanto più 
dal vero ci allontani , quanto quelle puerili 
ed inette Etimologie , di cui non pochi a 
dì noftri ancora fi dilettano e fi compiaccio- 
no. Ciò almeno può dell' Etimologie diver- 
fé di Hyria dedurli , le quali non pochi Scrit- 
tori capricciofamente han formato, ed i no- 
mi de* quali non rapportiamo per mantene- 
re così la loro buona fama • E primiera- 
mente è molto da maravigliai , come pre- 
tendan taluni efifer detta Hyria dall' Iride , 
ο fia arco Celefte , quando Hyria , ed Iris 
diverfamente fi fcrivono, né hanno tra loro 

Β con- 



2 Papato©* su la Fortuna 
conncffione alcuna• E quantunque altri fiaiì 
fognato , che giugnendo i Cretefi preflb il 
luogo > ove fu Oria fondata , comparve loro 
Γ arco baleno ; quelle fono àccenfionì di fan- 
tafià , non già verità ricavate da qualche ac- 
creditato ed autorevole Scrittore» S'innoltra- 
ron taluni finanche a dire , che Hyria figni- 
fica pace , e quiete , come detta da Iris , che 
lignifica in lingua Meffapia la pace • E que- 
lla opinione bifogna anche arrogere al nu- 
mero ben grande dei fanatifmi di quegli 
Scrittori , che fon pur troppo liberi nel fo- 
gnare • Avvi ancora chi pretende efler det- 
ta Oria da Q} f ροτ * Oros parola Greca , che 
lignifica il monte , eifendo Oria fituata fu 
Γ Appennino. Ma eifendo Oria un nome re- 
cente j e che è furto dalle varie mutazioni 
regolari della parola Hyria , come piìi in- 
nanzi vedraffi, non ha che fare colla paro- 
la Greca Oros . 

Quelche poi poflìam noi fapere della pa- 
rola Hyria è , che una tal voce era ben no- 
ta ai primi Scrittori della Grecia quafi Coe- 
tanei , i quali furono Omero, ed Efiodo A- 
fcreo . Omero chiama Hyria un paefe nella 
Beozia preflb Γ Aulide , come nella feconda 
parte del VtbAL dell' Iliade v. 3. 
0"<θ"' T'/o/V ινίμοντο^ A'uXllcc ητρηίτταν. 
Quiqut Hyriam coltbant , & %/lulidtm pet tofani. 
Eiiodo paxla di Hyria } come moglie di Net- 

tu- 



di Or τα C a f. Ι. 3 

luna, a cui partorì Eufemo, nello feudo di 
Ercole , ma però in un frammento, che vi 
manca nel principio, rapportato dall' inter- 
petre di Pindaro > e tra le annotazioni di 
Filippo Melantone 5 e Giovanni Friiìo fopra 
Io feudo di Ercole di Efiodo , il quale così 
dice : 

H* hit) Ύ*ρίη τυχινοΦρ&ν ΜηκιονΙκη ^ 
Η rUt» Έϊ'υφημορ γαιηογ/α . . . . 
Vel qualis Hyria pvudens Mectontca , 
Qua peperh Eupbtmum Neptuno . . , 

Strabene attefta dirfi Hyria un luogo tra- 
Tebe , ed Argo ìtb. IX. Geograpb. EV* Se 
τω ix ®ηβων Ìit Ν'ργος απιοντι h dpi• 
&ροί η Ύάναγρα 5 ii> ìte^iSi xfiToci , 7^ ?| 
Ύ'ρια Sg τηςΎαναγροίΐας vuv ίς~ι^προτίρον 
%ì της ΟηβάΙ^ος . OVot» ò Ύ'ριευς με• 
μυ&^ται y tl η του ζϊρίωνος yivttris , 
W φντι Πίνδαρος ì» τοϊς ^ι^υράμβοις « 
κείται ο ζγγυς Αυ?\ιοος • ζνιοι οε τας ν 
TV/W, Ύ'ρίη» 7\εγετ$αί ψα<τι , της Πάρα• 
<τωτίας ου<ταν ντο τω Κ.ι$*αιρωνι , τΧη* 
crlov Έ'ρυ&ραν εν τΐι μετογαίψ , ατοικοί 
Ύ*ριεων ) χτιτμα }>ì NwcrgW , του AV- 
τιοτνις τατρος • Caterum a Tbebis *s4rgo$ 
eumi ad finìflram babetuv Tanagva , ad dex- 
vatn Hyrìa 5 ipfa quoque Tanagrmmm num t 
Β % olim 



4 Papatod. su la Fortuna^ 
olim Tbebanorum . Ibi , ut fabula perhibent , 
Hyrieus futt y Orionque efl editus , eo modo > 
quem in Ottbyrambis Pindams dejcribh , efl 
propinqua Jlulidi , nonnulli Hyfias Myriam a- 
junt dici, quae ad *4fopum fit<e [uh Cit baro- 
ne fit regionis in continenti prope Erytbras ,co• 
Ionia Hyrienfium , condita a Nycìeo ^Antiopa 
pane . 

Oltre di ciò Γ ifola di Zante detta dai 
Greci Zacyntbus , pria di cosi chiamarfi ap- 
pellavafi Hyria , come dimoftra il dottiffimo 
Waffe nelle fue note a Tucidide ItbJF.fetì.S. 

Dunque eflendo la voce Hyria una voce 
antichiflima , e ben nota ai primi Greci 
Scrittori, e nella Grecia; non è improbabi- 
le , che que' Cretefi , che fondaron Oria 
( come a fuo lnogo vedraflì ) abbian dato 
a quella un nome di qualche orientai paefe; 
come ora anche foglion fare nell' America 
gli Europei ; ovvero un nome di qualche 
loro Dea : poiché i Cretefi , come fi vedrà 
avanti , sbattuti da una fiera tempefta , edi- 
ficaron Hyria detta forfè dalla Dea Hyria 
moglie di Nettuno , alla quale forfè aferif- 
fero la loro falvezza da queir orrida fofferta 
tempefta , eflendo a tutti ben noro eifere 
flato appreifo i Gentili Nettuno il Dio del 
mare , dal di cui cenno credeano dipender 
le calme , e le tempefte ; e che folean gli 
antichi dar il nome delle Dee alle loro Cit- 
tà , come appunto Atene fu detta dalla Dea 

Mi. 



si Oria Gap. I. S 

Minerva. Se pure non vogliamo efferfi det- 
ta Hyrta da Hyricus fpofo di Euriale (crei- 
la di Minoe, come attefta Giovanni Tzetze 
negli fcogii fopra Eiìodo pa%. 170. dell'edi- 
zione di Bafilea; il qual Minoe ha molto, 
che fare con i Creteii fondatori di Oria 9 
come più innanzi vedremo . 

Quefti fono i miei penfieri intorno all'e- 
timologia Greca della parola Hyrta , i qnali 
quantunque io ben veda non aver quell'evi- 
denza , che taluno richiederebbe: tuttavia fa 
uopo , che ogn* accorto erudito conceda , 
non efler quelli alle contraddizioni, ed im- 
ptobabiltà foggetti , alle quali Γ etimologie 
da taluni rapportate foggiacciono , e fecondo 
]e noftre etimologie non avremo difficoltà , 
anzi dovremo far nei verfo brevi le due pri- 
me fillabe , come vedefi nell' Hyrta di Ome- 
ro, e d' Efiodo , ed in Ovvidio Mttanu 7. 
v. 716. 

Inde lacus Hyries videi , & Cycneja Tempe . 
come i fuoi deduttivi appretto Stefano. Ma 
gli altri deduttivi Η ' nnus , ed Hyrinaeus 
debbono avere, fecondo le regole dell'Ana- 
logia, il ri lungo; vedi il Cap. 14. , e ve- 
di il dotto ed erudito Paolo Moccia nella 
fua Profodia Greca , ove dopo aver notato 
la quantità di Η ria così dice : EJì & hoc 
nomine urbs in Sallentims a Cretenfibm , feu 
Japypibus condita , quae S tv a boni , & aliis 
Quo toc Uria , Θ* hodiedum Oria vocatnr , £- 

Β 3 pi• 



6 Papatod. su la Fortuna 1 

PifcopaU fede gaudens . Così ancora voltando• 
fi Γ Υ in V, e dicendofi Uria , debbe rite- 
nere la ftefla quantità, e fimilmente in Ì7- 
rinus , ed Urinaeus ; vedi il Cap. XIV. avve- 
gnaché pofia aver Un* la prima lunga, co- 
me vegnente da Ουρία col dittongo ου ap- 
pretto Strabene lib. 6. Geograpb. 

Deefi in fine avvertire non effer maravi- 
glia , che quella parola Hyria fiafi in Uria 
mutata ; quantunque Appiano Alefandrino 
nel lib. V. delle guerre civili ancor la chia- 
mi Hyria , poiché Γ Υ de' Greci pronuntia- 
vafi , come V. ed in fatti in alcune mone- 
te Oritane leggeii Trina , ed in altre Vrina , 
come può vederfi appreifo il Mazochio ne' 
fuoi commentarj fopra le Tavole Eracleensi 
ColleB, 8. adn. 86. , il quale dopo aver rap- 
portato le infcrizioni di dette monete così 
dice: Sed hoc nibil ; nam Γ, & V ( V in- 
quam tum Tyrrbemcum , tum latmum ) tam 
figura , quam potevate funt fere idem , itaque 
Hevodctus ut nummis concineret ( quorum ma* 
jor pars Τ offerì ) cum Pythagorica liner a fcrU 
pfit • Strabo vero cum a Latmis banc urò?m fì~ 
ne afpiratione pronunciati feiret , maluit Ο'υρίαν 
Uriam cum dtpbthongo , quam Tp/ay Hyrìan 
( ubi Υ denfandum fuiffet ) feri bere . E quella 
è la vera cagione, per cui Hyria diflfefi Ì7- 
fia . E' pur troppo noto poi a chichefia , 
che Γ V de' latini in Toicano fi muta in 



dt Oria Cap.L 7 

O, come dicefi in Latino Tums , ed in I• 
fallano Torre ; così è nata da Vria la paro* 
Ja Oria , e per Metatefi Olra , onde difleii 
ne* tempi baiìi Oiretum y ed Oìretams , Etiet. 
tom.fi) itby. de antiqua Italia Cap. IX. n. 2. 
Oria , apud Scriptores media atatis appellatili 
Oiretum 9 mde Jircbiepifcopus Oiretams. 






Β 4 CA- 



? Papatod. su la Fortuna' 



CAPO II. 

Altra etimologia di Hyria tratta 
dalla lingua Ebrea • 



A 



Cciocchè non fembri fuor di ragione 
Γ avvanzarci ancora a rintracciar dal- 
ia lingua Ebrea Γ Etimologia di Hyria , bi- 
fogna fupporre col dottiflìmo Borarto , col 
P. Calmet, e col Mazochio , che que' Ce- 
rnei dei popoli Filiftei diiperfi e fugati da 
Gioiiiè abitaron Γ ifola di Creta , e fra gli 
argomenti convincenti , che dai mentovati 
Scrittori fi rapportano , quello mi fembra il 
più plaufibile , Γ eflferfi dai fettanta Ti tcrpe- 
tri trafportata la parola Ceretim per la pa• 
rola ¥±ρν\τας Cretenfes^ poiché è fe^no evi- 
dente, che a quc' Savj fettanta era ben per- 
fuaio eiTer i Ceretei , e C.rctefi una cofa 
medesima . Tali adunque erano que* primi 
abitatori di Creta, cioè Ceretei, e non g>à 
Greci . In altri tempi ancora fu Γ ifola di 
Creta dai Greci abitata , come più fotto 
coli' autorità di Erodoto vedraflì . Ora lem- 
bra , che Γ Hyria di Erodoto ? la quale noi 

nel 



di Oata Cap.IL 9 

nel decorfo di quefta noftra Diifertazione 
abbiam da dimoftrare effer la noftr' Oria , fia 
ftara fondata da que' primi Cretefi , ο fiano 
Ceretei , e non già da' Cretefi Greci . Ed 
acciocché colla più poflìbil chiarezza da noi 
fi aftrufa propofizione fi dimoftri , dobbiam 
prefupporre, che la diftruzione di Troja fu 
molto tempo dopo Giofuè, imperciocché ba* 
ili per ora avvertire , che fecondo il Peta- 
vio tom.UI. Rat.temp., la diftruzione di Tro- 
ja avvenne nelP anno del Periodo Giuliano 
3505., e Giofuè regnò nell'anno del detto 
Periodo 32Ó 3. onde almeno Giofuè prece- 
dette due fecoli , e mezzo circa la rovina 
di Troja . Il perchè fin da que' primi tem- 
pi dovette Γ ifola di Creta eifer da' Ceretei 
abitata , i quali aveano un linguaggio dal 
Greco diverfo, e dall' Ebraico poco , ο nien- 
te diffimile. 

Erodoto poi con molta chiarezza nel llb. 
VII. affcrifce , che Hyria fu fondata da que* 
Cretefi, che marciaron all'attedio, di Cami- 
co in Sicilia per vendicar Toppobriofa mor- 
te del loro Re Minoe . E per tale fpedizio- 
iìe marciaron quafi tutti i Cretefi ; poiché 
in Creta rircufero i foli Prefii, e Policniti, 
come Γ accennò ivi medefimo Erodoto col- 
le lèguenti parole: πάντας , τΚψ Πολ/χ- 
V ιτιών Yy Tlpcu<rÌM) a ικομ&ους Γο'λω pg e 
ya7\(jp fe TìiKéhiwf Omms P praeter Poltch 9 

ni* 



io Papatod. su la Fortuna 

tìitas , & Pra/tos , difcedentes magna claffe in 
Siciliam . Dopo tale fpedizione effendo rima- 
fta quafi vacua d' abitatori queir ifola , fu 
popolata da varj popoli , fpecialmente da' 
Greci • Erodoto nel lib.Vlh & Vi την Κρή- 
τη» ipnuv&uarccv ) ως 7\lyovTi Tlpcclcrioi y 
itroutlfyr&cu oKTkqottì άν&ρωιτους tl jua- 
7\i?cc Έΐ'ΚΚηνας ♦ *» Cretam vero defolatam , 
ut ajunt Pra/ìi, deduSos futffe alìofque borni* 
nes , & maxime Gracos . Dunque i Cretefi da 
Ceretei, e Paleftini incominciarono ad effe• 
re , ed a chiamarfi Greci , dopoché fu quell* 
ifola la feconda volta popolata, ma non in 
guifa , che non ci foffe fiata pria qualche a- 
ria, e qualche ombra di Grecifmo ; poiché 
gli antichi Scrittori Greci parlarono fpefib 
di Dedalo , e di Minoe Re di que' primi 
Cretefi , ο fiano Ceretei con far loro avere 
molta relazione ai fatti Greci di quegli an- 
tichiflimi tempi , Γ ifola di Creta non era 
lungi dalla Grecia , Minoe era difpotico del- 
la Grecia, del mare e di tutte Γ ifole adja- 
centi; ed Erodoto dice , che in quella fpe- 
dizione da noi accennata rimafero in Creta 
i Policniti , la qual parola è pura e netta 
Greca venendo da ττόΚιγνη y ο πο?\1%νιοι> 
polichne , ο po\icbnion , che vuol dire Civita* 
tula^ oppia ulum : Vedi il bravo Padre Cap- 
puccino Geremia a Bennettis , Cbronolog. & 
Cut. tom.L Prolcg. I. §. il 2. pag. 233. , UT 



Dr Oria Ca ρ. IT. ti 

feqq. edit. Rom. , ove riferi fc e le opinioni 
dell'Abbate Gori , e di molti altri , che 
ammettono limili mifiure di Grecifmi in 
quella prima lingua. Quindi fatta eflendoil 
quefta feconda popolazione delTifola di Cre- 
ta , attefta Erodoto nel lìb.VlL , che que'Cre• 
tefi , i quali erano andati all'afledio di Tro« 
ja, periron per la fame, e per la pefte; on- 
de fi fece in queir ifola la terza popolazio- 
ne di Achei, di Dori, e di Pelaigi : τρίτη 
%t ywiY\ atra Μ ινωα τ ξΤκίυτηταντ oc ys- 
vicr&cti ree Ύρνίκοί. EV τοιτι ου φ?\οω* 
ροτατους φοώνίτ^αι ìqptccs Υ^ρητας τιμν• 
ρους ΜενίΧίω . ατό τουτίων %ί<τψι απο- 
vo<rnTc(.cn k Υ^ρητφ λ /fxcVrg y\ Τκοιμόν yet'S- 
<τθοα κ) οίυτόίτι yL τοίσ-ι τροβοίτοιτι . E sre 
TÓlL'ripQ» ζρημωζϊίίσ-ηζ μίτά Kp?/W των 
ύποΧοίτων ^ τρίτους αύτην νυν νίματ&αΛ 
Τ^ρϊ)τ<χς • teytia vero generatione fofl Ts/iinoem 
mortuum fuiffe res Trojanas , in quibus non d?.• 
terrimos fé oflendiffe Cretenfes Menelai defenfo• 
res : & ob id eos reverfos in Cretam una cum 
fuis ovibus fame pefì'tUnv.aque covyeptos ; ite* 
vumque dtfolatam Cretam cum reliquis , nunc * 
tertu s Cretenfibus ha bit ari . 

E quefte tre popolazioni par , che voglia 
diftinguere Omero nelf Odiflea lib.XIX. ^.152,. 
Ί£ρητη τις yoi\ \ς\ μ^ιο ivi οινοτι τοντω , 
ILccKq κ^ irieipoc 7 περίρρυτοϊ , w V άν&ρω-ποι 

Π*λ• 



ifc Papatod. su la Fortuna 
UoKhoi, ccTHpzcrioi) Kj IvvriiLQvrct τοληίς, 
KXXt) V άΚΚων yXvTTcc μψιγμζνη . Iv 

μϊν Κχαιοί y 
Έϊν V Έ'τίόκρητξζ μίγοίΧνιτορζς , ip ^s 

Κϋ W# , 

Aupih<rre rp%ci'ixK , ίΓιοίτί TliKctryoi • 
Creta quadam terra efl medio in nigro ponto t 
Pulchra, & pingui* , circumflua : in eaque homims 
Multi , infiniti , & nonaginta Urbes . 
jllia autem aliorum lingua mifla : injunt Jlchtt^ 
Et veri-CretenJes magnanimi, infunt etiam Cfdones 
Oorienfejque trifariam fparfi $ divinìque Ptlafgi. 
Ove Έτζόκρητζς VerUCretenJes fono ί primi 
abitatori , cioè i Predi , ed i Policniti . C/- 
dones fono i fecondi , %4chaei , Dorienfes , e 
Pelajgi fono gli ultimi il perchè fembra ef- 
fer chiaro dai rapportati tefti , che i primi 
popolatori di Creta furon Ceretei , ed i fe- 
condi Greci , e fé quefti fecondi popolaron 
la detta iibla per Γ evacuazione fattane da* 
primi per cagion della fpedizione contro Ca- 
mico in Sicilia, e fé da quefti , che intra• 
prefero una tale fpedizione , come racconta 
Erodoto nel Uh. VII. (il di cui intiero tefto 
a fuo luogo fi rapporterà ) fu Hyria fonda- 
ta ; bifogna fenza difficoltà alcuna conclu- 
dere , che Γ Hyria di Erodoto fu fondata dai 
Cererei, ο fian popoli Filiftei . Da giurto 
motivo adunque fiam molli adinveftigar an- 
co- 



Dr Oria Gap. IL i? 

cora Γ Etimologia di Hyna dall'Ebreo lin- 
guaggio. Ed in fatti è facile, che Hy ri a fia 
ftata detta dalla parola Ebrea "WJf Hur , 
che vuol dire exchare , onde i dotti credono 
efler nata la parola altra Ebraica TJP Hir 
Ctvitas . Ed in fatti a tal propoiito dice il 
dottifiirno maeftro di lingua Ebraica Gio- 
vanni Buftorfio nel fuo Leifico Ebraico nel- 
la fuddetta parola 1 '& H ; r , urbs , Ctvitas , 
quidam ad "Vìjf Hur referunt , quod bomìnum 
attionibus Gf operts excitata fit ; pofliamo 
dunque credere, che, come attefta Erodoto, 
effendo ftata Oria la prima Città da' Crete- 
fi fondata ; perchè quella era il loro edifi- 
cio, e la loro prima opra , Γ avefiero per- 
ciò detta Hyria , partecipando Γ Υ dell' V , 
e dell' I . Come ancora effendo Cafalnuovo 
Γ antica Manduria y ο Mandyria , opera for- 
fè de' Cretefì , dopo Oria , mi darei a cre- 
dere efler detta queir antica Città dall' E- 
breo "VIVO Ma?uv , e voltato il Tzade E- 
breo in due dd , come folea farfi appreffo 
gli antichi ( vedi il nuovo Metodo della 
lingua latina, e della lingua Greca ne' loro 
rifpettivi trattati delle lettere ), foflefi det- 
ta Maddurta y e pel fuono fordo delle due 
dd , diceflefi Manduca , come in fatti i Si- 
ri , e Fenici folea no fciogliere due dd in nd 9 
Una tal parola in Ebreo vuol dire : munì* 
tio onde appreffo gli Ebrei medefimi forma- 
fi il nome rniSJQ Mt^ura feminino , che 

vale 



i"4 Papatòd. su la Fortuna 
vale il medefimo , cioè propugnacutum y munU 
tìo , inguifachè foffe così detta Manduria * 
perchè foffe una fortezza degli Ontani . Ed 
in fatti andandofi da Oria in Cafalnuovo 
vedefi una ferie di lunghiflimi , e profondi 
fofli incavati nel faffo; il primo dittante un 
miglio da Oria , il fecondo circa tre miglia, 
e mezzo quafi in mezzo alla ftrada tra Oria, 
e Cafalnuovo, e l'altro grandiffimo in Ca- 
falnuovo medefimo : furono anche quefti fof- 
fì maravigliofi offervati dall' elegantiffimo 
noftro Q. Mario Currado , come atteita il 
medefimo ne 5 fuoi libri de Copia latini Ser* 
tnonis lib. /. pag. 21. Exeunt in lane vocem 
conceptiva feria , fiativa , & fiativum prtefì* 
dium , flativa munitiones , quawm vefligia non 
puto ma/ora effe , vel crebriora , vel magis a• 
terna , quam ea , qu<e in Salentinis late , prò• 
funde , ac longtfftme , prò Cajìrorum foffa ca+ 
•vato faxo inter Uriam , & Manduriam anti• 
quas urbes vifuntyr . Il Mazochio deduffe la 
parola Manduria dall' Ebreo "Π0 Malfai , 
ο dal Caldaico "ΠΟ Medar ne' commentarj 
foora le tavole Eracleenfi Diatrib. L cap. Γ. 
feti. 3 , e ripigliando il medefimo nel Col. 
Ltt. 8. Cosi dice : Jfpud Cbaldaos Syrofque 
tfi 'ver bum Meaar y quod in fuis derivati f no. 
t'wnem loci decltvis haóet , Ex quo potejl inteU 
ligi Japvgcis oppido a fé in montanis condito 
tjus , quam dtxì , fi gnt fi cationi* vocabulum tm• 
pojutjfe . Ma per guanto vada ben tirata 

quer 



DI Oria Gap. II. i§ 

quefta etimologia, non fembra adattabile a 
Manduria, oggi Cafalnuovo ; mentre quefta 
vedefi fituata in una vafta fpaziofa pianura f 
non già ne' monti * 

E per venir al noftro propofito , quefte 
mi fembrano le varie Etimologie di Hyria 
tratte da noi dal Greco , e dall' Ebreo lin- 
guaggio, e propofte a' Lettori problemati- 
camente , acciocché ogn' uno fi appigli a 
quella, che più gli aggrada•, 






CA• 



i6 Papato©, tv la Fortunata 1 

^**^**•»***•*** 

CAPO III. 

Della J 'apigia • 

Ν Ori v 5 ha dubbio veruno, che in tem- 
po di Erodoto d* Alicarnaflb la Japi- 
gia era comprefa dall' iftmo tra Taranto, e 
Brindili fino al Promontorio di Leuca . Il 
che quantunque venga da taluni difficoltato, 
fi dimoftra per primo col tefto del medefi• 
mo Erodoto nel lib. IV. della fua ftoria , ο 
fia in Melpomene . Dice egli . J?$-| yup 

της Έ,κυ^ικης toc "tuo μεριά των ούρων h 
$fa\aTcrav φέροντα , τηντε τρος μεσ*αβρίην > 
IL Tììv προς την ηω ^ χατάτερ της Αττ/- 
χ%ς χωρης • Κ- παρατΧητια tocotyi il οι 
Ταύροι νέμονται της Έ,Μ&ικης , ως ù της 
Α'ττικης οίΧΚο ί&νος ìù μη Α'&ηναιοι νε- 
μόιατο τον youvòv τον Έ,ουνιαχ,ον , μαΚΚον 
$V τον πόντον την αχρην αν έχοντα τον 
ατό Θορικού μέχρι Α'ναφΧντου %ημου• λέ- 
yv %ί y W Γιναι ταύτα (τμικρα μ^αΚοιη 
ΓνμβρΐΚΚειν . Τοιούτο η Ταυρικη ίς-ι . ος 

Si 



Dr Oria Gap. III. 17 

Sé της Αστικής ταύτα μη ταρατίτ7\ωκζ^ 
jevcJ ?g οίΚΚως ί>η?\ωτοο ως ù της ϊηττυ• 
γιης αΛΛο ίχϊνος , ^ juìj Ι9*υγ&, α^ζα- 
lcéw ε* B/oe^T^cr/ou 7\ιμίνος , αττοταμόίατο 
Ut%pi Ύαραντος , ^ νίμοιατο την ακρην» 
Sunt enim Scytbica finium partes dita ad ma• 
ve ferente*, & ad metidiem, & ad auYoram % 
quemadmodum attica regioni^ . & fìmili buie 
modo etiam Tauri incotunt Scytbkam , ut β 
%Attic<e alia gens , & non ^themenfes incoio- 
tet jugum Suniacum , magis in pontum poni» 
gens promontovium aTborico ujque *4napblyjìum 
populum . *A]0 autem velati li^evet hac parva 
cum magnts comparare . Tale Τ amica eft . Cui 
vero attica? hanc partem non ejì pr<cttrveffius r 
ego fané aliter ojtendam , ut fi Japygìce alia 
gens , & non Japyges incipientes a Brundufìi 
littore Tarentum ujque feorfim poneretur Ί atque 
incoleret promontorium . Ed ecco come Erodo- 
to con fomma chiarezza i confini della Ja- 
pigia ci ftabiìifce , cioè dal lido di Brindili 
fino Taranto , e fino al promontorio Japi- 
gio . Ma acciocché l'intiero contefto di Ero- 
doto ben s'intenda , dobbiam fapere , che 
Erodoto in un tal luogo vuol farci capire 
gli eftremi , ed i confini della Scizia , e co- 
me i Tauri , che abitavan la penifola di 
Taurica , oggi detta Grimea confinante con 
la Scizia , non erano , né fi diceano Sciti . 
E perchè Γ cftremità della Scizia tanto ver- 

C fo 



i8 Papatod. su la Fortuna 
fo il meriggio, quanto vetfo Γ oriente eran 
troppo ertele, come troppo eftefa , e -troppo 
vaila ancora era la penifola di Taurica , ο 
fia Grimea , e perciò tutto difficile ad efler 
capito: per render il fuo fentimento, equel- 
che egli tenea in capo, facile ad intenderfi, 
fi ferve dell' efempio della provincia Attica, 
ove eran gli Ateniefi , nel fine della quale 
era il promontorio Suniaco, e da una parte 
era Torico , e dall' altra verfo il meriggio 
era Anatìifto , il qual promontorio Suniaco 
tagliato da una linea tirata da Torico fino 
Anaflifto, fé abitato fofle da gente diverfa 
dagli Ateniefi , ci rapprefenterebbe la peni- 
fola di Taurica , ed il reftante dell' Attica 
la Scizia. Ma perchè Erodoto troppo anzio- 
fo di fpiegarii dubbita di poter col rappor- 
tato efempio effer ben intefo, foggiugne l'è• 
fempio della Japigia , forfè perchè , come 
attefta Suida nella vita di Erodoto , Erodo- 
to medefimo compofe la fua ftoria in Tu- 
rio di Calabria , ove finì fua vita ; e per- 
ciò tapportar volle un efempio noto a que' 
popoli , appretto de' quali la fua ftoria riduife 
a fine . Dir volle adunque Erodoto , che fé 
il "promontorio Japigio , ο fia di Leuca ta- 
gliato foffe da una linea dal reftante della 
Japigia , come fé incominciaife la linea da 
Otranto, e finiife in Gallipoli , quel prò• 
montorio ci rapprefenterebbe la Grimea , ed 
i due lati da Brindifi , e da Taranto fino 

alla 



Di Oria Gap. III. 19 

alla divifione della linea , i quali confini 
formerebbono la Japigia , ci rappeefentereb• 
bero le corte maritime orientali , e meri, 
dionali della Scizia ; del che effer non vi 
può altra efpreifione più chiara , e più pal- 
pabile dei confini , che avea la Japigia in 
tempo di Erodoto , fpecialmente dicendo 
quefti j che i Japigi incominciavano dal li- 
do di Brindifi ; il che ci efprime Erodoto 
colla parola ctppctuwoi arxameni y incipientes; 
quantunque alcuni poco accorti tralatori Γ 
abbian interpetrato impevitantes contro la na- 
tura del Greco linguaggio, ove άρΎω archo 
bensì vuol dire imperi , ma non già οίρΎο- 
ucci archomae . E fé mai qualche efempio in 
contrario fi trovafle , quello farebbe rarif- 
fimo , né al tefto di Erodoto applicabile • 
poiché dicendo quefto οίρζαμζνοι ìk B/sa»- 
τητιΟΌ 7\ιμΙνοζ : incipientei ex Brundufìno Ut• 
tore , quefte parole ex Brundufìno littore aper- 
tamente ci notano il termine, da cui prin- 
cipiavano i Japigi, e poi foggiugne Erodo- 
to immediatamente οίποτοίμοίατο μίχρι Τα- 
ραντος : Seor/im ponerentur Tarentum ufque : 
in guifachè trafportandofi il luogo di quefto 
Scrittore fecondo la fua giacitura , e fecon- 
do i mali trafporti , fpecialmente fecondo 
Conrado Heresbachio , farebbe quefto peflimo 
fentire : imperhans a Brundufìno littore jeor- 
firn poneretur Tarentum ufque . E pure fecon- 

C 2 do 



Ίο Papatod. su la Fortuna 
do quefto trafporto erroneo il noftro argo- 
mento nemmeno perderebbe la fua efficacia; 
mentre fé i Japigi comandavano da Taran- 
to fino Brinditi , farebbe ancor vero , che 
tra Taranto , e Brindifi erano i confini del- 
la Japigia ; poiché fé più i Japigi fi eften- 
devano , il loro dominio dovea più eftender- 
fi ancora . Di vantaggio fé la Japigia in 
tempo di Erodoto fino al monte Gargano 
eftefa fi foife , non avrebbe chiamato ivi il 
promontorio di Leuca femplicemente pro- 
montorio; ma avrebbe dato a quefto un di- 
fìintivo, per cui da quello dei monte Gar- 
gano diftinguer fi potefle . 

Né credano i Savj Lettori, che per pro- 
var noi il noftro affunto fiamo di altri an- 
tichiffimi Scrittori sforniti; poiché abbiamo 
in fecondo luogo Antioco coetaneo di Ero- 
doto , il quale cosi parla appreflb Strabone 
lib.Vl.Geoqrapb. Japyges autem diffos tradunt 
emnes , qui hac loca ad Dauniam ufque incole» 
hant , ab Japyge di£li , quem ferunt ex Creffa 
mulieve a Ό cedalo fufeeptum Cretenfium fuiffe 
duBorem . Dal qual luogo per primo fi ve- 
de , che la Daunia, ove era il monte Gar- 
gano , era nel tempo di Erodoto dalla Japi- 
gia efcllifa ; per fecondo creder fi dee , che 
allora veniva efclufa ancora la Japigia dalla 
P< ucezia , ο fia Provincia di Bari ; mentre 
dagli antichi non diftingueafi la Daunia dal- 
la Peucezia ; ma tutto quel tratto intiero 

ap- 



Di Ori a Gap. III. 2,1 

appellava^ dagli abitatori <Apulia , e dai Gre- 
ci Daunia . Strabo Ut. V. %Apulos a Crucis 
Daunios vocari * id. lib. VI. Cura vero Peuce- 
tiorum , & Dauniorum nomen ab indigenis baud 
quaquam ufurpetur : tota vero bàc regio ab iis 
nuncupetur Jlpulia. 

Scilace , che vifle ancora nei tempi di 
Erodoto, diftingue ancora i Japigi dai Dau- 
iì) nel fuo Periplo colle feguenti parole, ove 
va enumerando i varj popoli dell' Europa : 
Iteri y Ligure* mifti Iberis , Ligures . . . La• 
tini , Voìfci , Campani y Samnites , Lucani ^J a- 
pyges y Daunii , Umbri , Tyrrbeni ; i quali 
Daunj diftinti dai Japigi biiogna dire , che 
comprendeano ancora i Peucezj , come da 
noi fi avvertì nel rapportar Γ autorità di 
Antioco . 

Né punto da quefte autorità difeorda Pau- 
fania; poiché diftingue Opi Re de' Japigi , 
che foccorrea come aufiliare i Peucezj ; in 
Pbocicis : Opis Japygum Rex Ptucetiis auxu 
liurn ferens . 

Ma fé qualchcduno fofle reftio in crede- 
re, che in que' tempi la Peucezia foiie col- 
la Daunia unita ; non può tuttavia difficol- 
tarli coir autorità di Antioco , e di Scilace, 
che la Daunia era dalla Japigia efclufa^ al- 
le quali autorità può aggiugnerfi di vantag- 
gio, che dicendoli il promontorio di Leuca 
•Aera Japigia , ο fia promontorìum Japygium 
da Tucidide , che vifle poco dopo Erodoto, 
C 3 nel 



2Ζ Papatod. SU LA FoRfUNA 

nel lib.VI. Cap. 30. Cap. 34. Cap. 44. , e nel 
lib.VIL Cap. 33. da Dionifio Alicarnafleo lib. 
I. Cap. 11. Cap. 51. da Scilace pag. 26. da 
Agatemero Cap. 3. da Arriano de expedit. 
«4lcx. Hb.VlI. Cap. 1. è da Plinio lìb.UI. Cap. 
il., e non già mai quello troppo cofpicuo 
del monte Gargano , che è nella Daunia • 
pofiiam iìcuramente dedurre , che la Japigia 
non comprendea la Daunia , ove era il 
monte Gargano ; il che folo baderà a ren- 
der invitto il noftro argomento , che a fuo 
luogo proporrai^ . 

Se poi fonovi alcuni Scrittori pofteriori , 
che hanno detto eftenderfi la Japigia fino al 
monte Gargano , ciò dovrà attribuirli allo 
flato delle cofe di que' tempi , ne' quali 
fcriveano , e ne* quali fi eftendea il nome 
di Japigia fino al monte Gargano . Gli fcrit- 
tori , che fogliono dagli avverfarj fino alla 
naufea opporfi , fono Virgilio , ed Ovvidio • 
Diffe Virgilio Eneid. lib. XI. v. 246. 
Me urbem %Argyripam patria cognomine gentis f 
Viftor G argani condebat Japygis agris . 
Ed Ovvidio /i£.XIV. Metamorpb. Fab. X. v. 

4.62. 
•At Venulus fruflra profugi Diomedis ad urbem 
Vtnerat. Me quidem fub Japyge maxima Danno 
Moenia condiderat , dotaliaque arva tenebat . 
Ed ivi medefimo nel fine della rapportata 

favola. 
Vix eaiùdem bas fedes t Ù'Japygis arida Dauni 

•Arva 



υ ι Or γ a C α ρ. IIL 2$ 

vfrva gener teneo minima cum parte meoYum . 
Dai quali luoghi fi vuole a tutta forza con• 
chiudere , che chiamandoli da Virgilio , e 
da Ovvidio in tempo di Diomede il mon- 
te Gargano Japigio , e Dauno fuocero di 
Diomede Japigio ancora ; lì ila ne' tempi 
di Erodoto la Dounia detta Japigia. 

Ma tralafciando qui di tacciar da poco 
accorti i due mentovati poeti , come colo• 
ro, che fi oppongono ad autorità incontra- 
ftabili , e che foglion peccare da quando in 
quando in Geografia • folo potremo concede- 
re agli avverfarj efferfi introdotto Γ ufo ne* 
tempi di Virgilio , e di Ovvidio appellarli 
la Daunia , e Peucezia Japigia ancora* né ii 
rifponder noftro recar dee maraviglia alcuna 
a chi è ben prattico delle figure Rettoriche, 
che foglionfi fpecialmente dai Poeti adopra- 
re; imperciocché i Poeti hanno quella figu- 
ra detta Prolepfi , ο fia anticipazion di tem- 
po, e fi fa, allorquando applicano nomi re- 
centi a cofe antiche. Quindi è , che quan- 
do Virgilio difle Eneid. lib. \. v, 6. 
haltam fato pvofugus , Lavinaque ventt 
Littcra . 

adoprò la Prolepfi j poiché quando Enea 
giunfe ai lidi Lavinj , que' lidi non appel- 
lavanfi Lavinj , ma cosi chiamaronfi dopo 
la venuta fuppofta di Enea . E per tal ra- 
gione dicefi il monte Gargano , e Dauno 
Japigio in vece di Apulo. Senza fimil figu- 

C 4 ra 



24 Papatod. su la Fortuna 
ra parlò Orazio nel lib. IV. Od. 1 4, 
Sic tauriformis , volvitur */fufidus , 
Qui regna Danni prafluit sApM . 
Ed Ovvidio nel lib. IV. dei Fafii dift. 3$. 
Et generum Oeniden , optile Danne, tnum „ 
E Lucano lib. V. v. 380. 
lApuìus Jldriacas exit Gargamts in undas-. 
Per finire poi di fgornbrar ogni difficoltà 
intorno ai confini della Japigia ; non poffiam 
negare, che prima di Erodoto la Japigia li 
eftendea ancora nella Calabria moderna ; 
giacché fono flati molto rinomati i tre pro- 
montori Japigj in ogni età, che eran preflb 
il promontorio Lacinio ; e Strabone attefta 
nel lib.Vl. colf autorità di Eforo, che Cotto- 
ne fu dai Japigi edificato : qkqwj V VccTvyts 
tdV ILpómvcc irponpov , ως Έ'φορός φη<ην: <*- 
dificarunt verojapyges Crotonem prius , ut Epbo» 
rus ah . Oltredichè alcune Città nella rivie- 
ra della Lucania in tempo di Scilace erano 
nella Japigia cornprefe ancora . Così dice e- 
gli nel Periplo: gV ^-g i'ccTuyioc οιχουαηρ 
J?Khtiv& ) ν*! ποΚας tlanv atìc. Η'ράχΤκξίοι^ 
JSIcTcctÓvtiov y Ύάρας^ il KijJWV Ύ^ρους : 
in Japygia Gneci babìtant , quorum hae funt 
urbes , Hcradtum , Metapontum , Taras , & 
pottus Hydrus ." dei Lucani poi così dice •• 
Ahcocvoì Σ^^τώ ίγονται (W/pt Θούριας. 
Lucani Samnitibus fuccedunt Tburiam ujque .• 
onde fi deduce , che fecondo Scilace quan- 
tum 



Di Or r a Gap. ITT. 25 

tunque Eraclea fofle nella Lucania : tutta- 
via fi dicea fecondo Γ antica divifione efier 
nella Japigia: né Cotrone in tempo di Ero- 
doto era nella Japigia; mentre nel UbA IL ο 
iia in Talia dice : profetili Cotrone Perfa ad 
Japygiam in quafdam naves itici derunt : Ove 
apertamente fepara Erodoto Cotrone dalla 
Japigia . Segni evidenti quefti , che nei tem- 
pi di Scilace, e di Erodoto il nome di Ja- 
pigia era già quafi dalla Calabria moderna 
fvanito: Né dall' effere flati detti da Erodo- 
to, e da Tucidide ( i tefti de' quali a luo- 
go opportuno fi rapporteranno ) i Japigi 
Meffapi può ricavarfi argomento , che ne* 
tempi di Erodoto , ο almeno di Tucidide 
la Japigia fi eftendea fino al Gargano : poi- 
ché quantunque dicendoli Japigia Meflapia 
ne difeenda dover effer la Meflapia una par- 
te della Japigia : tuttavia non ne fiegue an- 
cora , che la Japigia eftender fi debba ap- 
preflb i mentovati Scrittori fuori dell' iftmo 
tra Taranto , e Brindifi ; giacché cotal di- 
fìinzione fi deve riferire alle due parti , nel- 
le quali fi dividea anticamente la provincia 
Idruntina, ο fia la Japigia, cioè in Salenti- 
ni * che abitavan verfo il promontorio di 
Leuca , ed in Meffapj , che giugneano fino 
airifimo , come nel feguente Capitolo di- 
ftintamente diremo» 



CA< 



%6 Papatod. su la Fortuna 

CAPO IV. 

Della Meffapia. 

SE la Japigia ne' tempi ad Erodoto po- 
fteriori dilatò tanto i fuoi confini , fin- 
ché giunfe al monte Gargano , in guifachà 
alcuni fcrittori più recenti ci abbian favel- 
lato della Japigia , come era nel tempo di 
Erodoto , altri , come ne' tempi feguenti : 
La Meffapia però non s'innoltrò mai tanto; 
quantunque non pofliam negare, che in va- 
rj tempi abbia delle mutazioni ricevuto , le 
quali il pregio dell' opra , ed il noftro fco- 
po richiede , che qui rapportiamo. Ne' tem• 
pi di Ovvidio diftinguealì la Meffapia dalla 
Daunia , e dalla Peucezia ; poiché il luddet- 
to Scrittore nel Hb.XlV. delle fue Metamor- 
fofi Fab. ii. così incominciando dice: 
Haftenus Ocntdcs : Venulus Calydonia regna , 
Peucetiofque finus , Mtflapiaque arva relinquit . 
Ove per Calydonia regna s'intende la Dau- 
nia , oggi Capitanata : e la ragione ce Γ af- 
iegna lopra quel luogo il famofo Farnabio: 
LalyUoma re^na , *4j>uliam , in cujus pa>te 

do* 



Di Oria Cap, IV. 27 

dotali regnabat Diomedes ex JEtolia , in qua 
Calydon^ advena . Dopo la Daunia mette 
Ovvidio la Peucezia , ο fia la provincia di 
Bari , e finalmente la Meffapia , ο fia la 
provincia d'Otranto. 

Plinio nel lib. III. cap. 11. a chiare note 
vuole , che la Meffapia fia quella penifola , 
che oggi noi chiamiamo provincia d'Otran- 
to : ConneBttur fecunda regio awplexa HWpi• 
nos , Calabrìam , xApuliam , Salentinos CCL. 
M. finu , qui Tarentinus appellatur ab oppido 
Laconum in recpflii hoc intimo fito , contributa 
eo maviuma colonia , qua ibi fuerat . *Abefi 
CXXXVT. Μ. p. a Lacinio promontorio ad* 
ruerfam et Calabriam in peninfulam emittens . 
Graci Meffapiam a Duce appellavere , & an- 
te Peucetiam a Peucetio Oenotri fratre : poiché 
aflerendofi ivi la Calabria opporli in forma 
di penifola detta dai Greci Meffapia , e pri- 
ma Peucezia al promontorio Lacinio oggi 
detto Capo delle colonne nella Calabria mo- 
derna : chiaramente fi vede , che la Calabria 
fecondo Plinio affatto diverfa dalla recente , 
era chiamata Meffapia, e Ρ emetta , e veniva 
definita dalf iftmo tra Taranto, e Brindifi , 
dai quali termini fi definifee la forma della 
penifola , che efler dee oppofta al promonto- 
rio Lacinio , ο fia capo delle colonne , né 
Γ aver confufo Plinio la Peucezia colla Mef- 
fapia recar ci dee grande maraviglia ; im* 
perciocché, come dimoftra il Mazochio ne* 

fuoi 



28 Papatod. su la Fortuna 
fuoi Commentar) (opra le tavole Eracleenfi 
Cclleit.lX. , folean ne* tempi pofteriori con- 
fonderfi ; anzi da due nomi Anonimi di una 
medeiima regione foleanfi due nomi diftint* 
formare: così Peucezia vegnendo dalla paro- 
la Greca πευκί) p^uce , che dinota Γ albero 
della pece , e Calabria dall'Ebreo Calah , 
che appreflb i Talmudifti vuol dir la pece 
ancora, né effendofi capita quella Sinonimìa 
dagli Scrittori , Γ hanno confiderate , come 
due parole di regioni diftinte ; Plinio poi 
avendo fofpetto di quefta Sinonimìa , e ve«* 
dendo attribuito il nome di Calabria alla 
Meflapia , le ha attribuito ancora il nome 
di Peucezia . Il motivo poi , per cui il no- 
me di Calabria, che era proprio della Pro- 
vincia di Bari , ed attribuito quindi , ο di- 
fìefofi alla provincia Idruntina , faltò a di- 
notar la Calabria recente viene fpiegato dai 
Mazochio nella Diatvib.i. Cap.g. adnot .107. 
de' Commentarj fopra le tavole Eracleenfi ; 
poiché eflendo ftata occupata la provincia d* 
Otranto dai Saraceni , il Prefetto di quella 
provincia ritirofli nel Bruxio , il quale era 
accollato anche alla Prefettura della Cala- 
bria , rifedendo dunque ivi il Prefetto , del- 
la Calabria , rirnafe nel folo Bruzio un tal 
nome , e (vanì dalla Provincia d' Otranto . 

E per venire al propofito, Strabone da i 
medefimi confini alla MeiTapia nel Hb* VI. 
Geograpb. Iter ab expedito una die confici po~ 

teji 



Di Oria Gap. IV. %g 

teft per iflbmum hujus peninfula , quam pleru 
que communi vocabulo Meffapiam , Japygiam , 
Calabviam , & Salentinam appellante 

Paufania attefta , che i Meflapj confinava- 
no co* Tarentini : arò Μζττατων ομόρων 
τ5? TcLpctvnvw l a Meffapiis Tarentin* regio• 
ni finitimis. Ed il medefimo diftingue i Peu- 
cezj da 1 Meflapj ne' Focenfi : Jam TarentU 
noYum equi anei , & captiva feminx danafunt^ 
qua de Meffapiis barbara gente finitimis fuis 
'viBis miferunt . . . . . Tarentini etiam aliam 
de Peucetiis barbara gente a fé viffis decimar» 
Delpbos fnìferunt . 

Stefano fcrifle ancora: Μίτ<τατ!α. %ωρ<* 
ΤοίτυγΙας , τροτ^ης ΎοΙρανπ . Mifìapia 
tegio Japygtae Turento contermina . 

Diogene Laerzio in Pitagora Segm. 14, 
diftingue i Meflapj da* Peucezj , ο fia da 
que' della provincia di Bari , parlando di 
que' , che correvano ad afcoltar Pitagora : 
atque adibant illum ( Pythagora<n ) Studio• 
rum Caufa & Lucani , & Peucetit , Meffa- 
piique , & Romani . Malco ancora nella vita 
di Porfirio n.zz. dice, che Ariftoxeno Ta- 
rentino difcepolo di Ariftotele riferifle , che 
i Lucani, Meflapj , Peucezj , e Romani cor- 
revano tutti a fentir Pitagora : τροτη'Κζίον 
%ì CCUT& , ως φητιν A'pirofyw , tl Mi- 
(tcctioi , 3^ Γίευκίτιοι iù Pmccìoi : accede- 
barn vero ad illum y ut ^irtjioxenus ait , & 

Lu» 



30 Papatod. su la Fortuna 
Lucani , & Mejjapii , & Peucetit , & Roma* 
ni: il qual luogo di Ariftoxeno Tarentino 
par , che abbia copiato Diogene Laerzio ; 
quantunque ne' trafporti di quefto in vece 
di Peucetit leggaii Picentini ; Vedi il Mazo- 
chio Dìatrib. i. Cap. 6. Sett.z. adnot.Só. de' 
fuoi Commentar) fopra le Tavole Eracleenfi. 

Dopo tai antichi autorevoli Scrittori , che 
i confini della Meflapia ci hanno fpiegato , 
non ci è flato alcuno rinomato Geografo , 
che di tal verità abbia dubbitato, come co- 
fa già indifficoltabile e purtroppo manifefla. 
E perciò non tedieremo qui i noftri Leno- 
ri con rapportar gli uniformi fentimenti di 
un Blavio, di un Cluverio, di un Briezio, 
di un Cellario. 

La ftefla Meflapia ne* temp/ pofleriori fi 
fuddividea in due parti : e per uon tirar a 
lungo , eccone a tal propofito le parole di 
Martineau du Pleffis nel tom. V. della fua 
Geohrafia , che contiene la Geografia antica 
Cap. il. art. z. n. 3. Mejfapia , Calabria 
jy comprendea due popoli, cioè primo Salenti- 
„ jii , Metta ρ j parte dell' Otranto di qua 
5 , dall'Appennino. Secondo Calabri fecondo 
5 , popolo della Meflapia comprendea una par- 
„ te delP Otronto di là dell Appennino . La 
qual divifione acciocché chiaramente fi conce- 
pisca , bifogna figurarci una linea tirata da 
Taranto fino Brindifi ^ e dal promontorio di 
Leuca , come da un punto medelìmo tirate 

li• 



Di Or γα Cap. UT. 31 

linee a ciafcheduna eftremità della prima li* 
nea ; in guifachè fi formi un triangolo , la 
di cui baie fia Γ iftmo tra Taranto, e Brin• 
difi , ed il fuo apice nel promontorio di Leu• 
ca . Se dall' apice tireremo come una linea 
perpendicolare, la quale tagli colla fua pun- 
ta la bafe dell' iftmo in due parti , avremo 
Γ idea delle due parti della Meflapia ne* 
tempi pofteriori ; poiché quella parte del 
triangolo verfo Brindifi ci rapprefenterebbe 
i Calabri , le di cui Città erano Brindili Ψ 
Oria , Otranto , Lecce , Vereto , Caftro ec. • 
Quel!' altra parte del triangolo verfo Taran- 
to ci rapprefenterebbe i Salentini , ο Mefla- 
pj , le di cui Città erano Taranto, Mandu~ 
ria, Porto Cefareo, Gallipoli, Oggento ec. 
Ma una tal pofteriore divifione era trop- 
po diverfa dalla primiera, della quale fé una 
chiara idea concepir vorremo , figuriamoci 
il detto triangolo , la di cui bafe fia neli' 
iftmo della penifola, e Γ apice, ο fia verti- 
ce nel promontorio di Leuca . Quindi fc 
quefto triangolo ce Ί figuriamo tagliato da 
una linea non già perpendicolare , ma paral- 
lela , ο fia equidiftante alla bafe , e che ti- 
tata fia come per Solito dal Golfo di Ta- 
ranto fino al mare Adriatico in guifa ap- 
punto, come fi tirafle la linea da Gallipoli 
fino ad Otranto: diftingueremo bene le due 
parti deir antica, e primiera divifione della 
provincia Idruntina ; imperciocché quella 

par• 



g2 Papatod. su la Fortuna 
parte comprefa dal promontorio fino Solito 
ci rapprefenterebbe gli antichi Salentini, ed 
il renante della penifola comprefo tra la li- 
nea parallela tirata nel triangolo , e tra la 
bafe del triangolo medefimo nelf iftmo ci 
raffigurerebbe la Meffapia . Che tal foffe Pea- 
ta la primiera, e più antica divifione della 
provincia Idruntina , ce Γ attefta Strabone 
nel lib.Vl. *At indigena particulatim appellant 
alios quidem Sahnùnos , qui Japygium promon- 
tovium tenent . Ed ivi : τους %z Έ,κΧζντίνους 
Κ,ρητνν αποίκους φατίν . Sakntinos -vero Gre* 
tenfium colonos extitiffe ajunt . Dal che fi de- 
ve dedurre , che fé i Salentini erano coloni 
de' Crerefi , cioè di que' Cretefi detti Japi- 
gi Meffapj ; erano un popolo diftinto da* 
Meffapj , Che fé taluno pretendeffe non ef- 
fer i Salentini coloni di que' Japigi Meffa- 
pj , ma di altri Cretefi ; non potrà mai 
sfuggire la neceffità di afferire effer i Salen- 
tini popoli abitatori del promontorio. 

Che la Meffapia poi giugneffe all' iftmo, 
ce Γ accennò Paufania , e Stefano , ed altri 
autori , come fopra fi è dimoftrato . Dunque 
i Salentini effer doveano lungi dall' iftmo , 
vale a dire verfo il promontorio di Leuca: 
Ma chi vuole di ciò più diffuia cognizione, 
legga il Mazochio ne' fuoi commentari fo- 
pra le tavole Eracleenfi , il quale fra le al- 
tre cofe così dice nel Collett.g. Cap.^. Ulti- 
ma 



Or Oria Caf- IV• 3^ 

ma penlnfula SaUntinos tenuiffe ex eo conjlare 
arbitror , qtsod promontorium Japygium ( qui 
ultimus pemnJuL• angulus ) etiam Salentinum 
promontorium vocatum fuerit . Salentinis autem 
Continentes fuijfe Meffapios ad iftbmum ufqtse . 
Furon detti quei popoli Salentini dalla 
Città loro detta Salentia , come Γ accennò 
Stefano: Σαλλ&>τ/<χ ποΧις 'Μ.ίττοατων. 
το &VM.QV Ίί&ΧΚιντινος • Salhntia Civitaf 
Mejfapiorum , gentile Sallentinus . La chiama 
però Stefano Città de' Meffapj ; perchè n'el 
fuo tempo, come in que' di Strabone , di- 
ilendeafi il nome di Meflapia fino al pro- 
montorio . Effendo perciò indifficoltabile per 
l'autorità di Stefano eiferfi detti i Salentini 
dalla Città di Salenzia , ed eflendo quefti 
verfo il promontorio , verfo il promontorio 
ancora efler dovea la Città di Salenzia • il 
perchè noi ci diamo a credere ( fé pure 
quella Città non fia diftrutta , e fvanita ) 
eifer Γ antica Salenzia più tofto Solito , che 
Saleta nelle vicinanze delle Grottaglie , co- 
me creder volle D. Annibale di Leo nelle 
feguenti parole prefe dall'annotazione Secon* 
da al §. 6. della fua dotta peraltro Difteria- 
zione delle Memorie di M. Pacuvio: Quindi 
3, per Γ amor del vero iìamo opportunamen- 
5) te coftretti d'emendare Criftoforo Cieco di 
3 , Forlì , Leandro Alberti , Girolamo Colonna, 
„ fegati dal Battifta, Tafuro, ed altri , a' 

D qua- 



54 Ρα ρ a tod. su ia Fortuna' x 
„ quali piacque detta Città ( Radia ) co!* 
51 locare alquanto più lontana nelle vici- 
^ nanze delle Grottaglie duodeci miglia da 
„ Oria j ed altrettanti da Taranto difcofta, 
„ quandoché ivi altro non fi vede , che le 
„ fole reliquie di Saleta, forfè la vera Sa- 
„ lenzia antica Città de' MeiTapj rammen• 
„ tata da Stefano . 

Suppoile intanto le fuddette diflinzioni 
della Meffapia, non fo capire , come il P. 
Luigi Taflelli da Cafarano Capuccino ( fe- 
guendo Torme di Giacomo Ferrari nell' A• 
pologia di Lecce ) abbia ofato dire nella 
iua antichità di Leuca ftampata in Lecce 
nel 1693. nel UbAll. Cap. XX. La Meffapia 
era da Brindi/i fino al monte Gargano • E 
quelche reca maggior maraviglia è , che ap- 
porta in comprova quel verfo di Virgilio • 

Vìftor Gargani condebat Japygis agrls . 
il qual verfo non faprei enumerare quanti 
calci tira alla Meffapia y che incominciar 
debba da Brindifi , e terminar fino al Gar- 
gano . rapporta di più queil' altro verfo di 
Virgilio ÌEneid. //£,VIL v. 6pl. 
jft Meffapus equùm domìtor Neptunta proles . 
e quello verfo puranche è troppo ricalcitran- 
te ai voleri del buon P. Capuccino , né 
quello Re Meffapo di Virgilio ha che fare 
colla noflra Meffapia . e fi vede , che quello 
Salentino Scrittore nemmeno fi è degnato 
leggere ο il conteilo di Virgilio , od i fuoi 

coni• 



Dr Οπα Cap. TV. 35 

Commentatori, dai quali avrebbe ricavato , 
che quel MeiTapo, di cui Virgilio ragiona > 
avea il fuo Regno neir orientai parte dell* 
Etruria al fettentrione di Roma. 






η ζ CA- 



\6 Fapatód. su la Fortuna 



CAPO V. 

Si rapporta Γ Intiero tefto di Erodoto 

intomo alla fondazione di Oria ; e 

provafi , che Γ Hyria de Cretefi 

non fu nel Gargano , per effere 

fiati quefli detti J apigi . 

PErchè la maggior parte della noftra Dif- 
fertazione gir?.t\ fi deve intorno al te« 
fto di Erodoto , il quale con diftinzione par- 
lò della fondazione della noftr* Oria , e di 
alcune circoftanze , che Γ accompagnarono : 
per tal cagione abbiamo [limato eifer pre- 
gio dell' opra rapportar qui l'intiero tefto di 
Erodoto , ove della noftr' Oria ragiona ; e 
quindi farci fopra quelle mature rifleflioni f 
che fiano atte a render vuoti i difegni \ ed 
il tortuofo penfare degli avverfarj . Ed ac- 
ciocché i Lettori abbiano una chiara idea 
del contefto di un tal antichiffimo Scrittore, 
biibgna prefupporre , che egli in Polymnia 
ο fia nel lib.VIL della fua Storia va difeor- 
rendo della fpedizione di Serfe contro la 
Grecia , della quale molti Scrittori antichi 

hall 



Di Oria Gap. V. 37 

han favellato. Con qucfta occafione il Sud- 
detto autore va enumerando i varj popoli 
Greci, che erano dagli Atenieii invitati a 
foccorrer in quel!' orribile invafione la Gre- 
cia. Fra gli altri furono i Cretefi richiedi 
ancora a predarvi il loro foccorfo . Con ta- 
le occafione Erodoto fi diftende a parlar de* 
Cretefi, della fondazione di Oria fatta da'me- 
defimi , e di altre rilevanti circoftanze . La 
qual digreffione egli dopo aver finito , ripi- 
glia il iuo primiero filo del racconto dell' 
invafion della Grecia fatta da 5 Medi . Così 
adunque ivi Erodoto fcrive : Τϋρηης 11 y 
ίτείτζ <τφζ<χς παρζ7\άμβ<χνον ol Ιτι του- 
croiTL rcty&ivrts ΙΐΑληνων^ ίποιηταν rot* 
cvBs y ΐΓψψαντζς koivyi χϊζοτάτρονς Ις Δδ- 
7\φονς , ròv -S*goV ίπηρωτων &<τφι αμζινον 
yivtrcci τιμωρίουσΊ ryj Ε'λλα^ί 9 η ìiè Ώυ« 
3Ίη υτζχ,ρίνατο , Ώ" νητηοι , ίττιμζμφίσ&ε 
ϋτοί ύμϊ» L• των Μ^λαω τιμωρηματΜ 
MfW ϊτζμ^ζ, μψύων ^αχρυματα . Ο'π 
οί μίν ου (τυνζΖζττρη^αντΌ άυτω τον ίν Κα> 
μικω θάνατον 'γ&ομίνον > νμ£ς %ί χύνοιτί 
την ίζ Ίίταρτης ccpTotypHTuv υ τ ανδρός 
βάρβαρου yw<ux.ct • Ύαυτ& ο Ι Κρήνες ως 
ατζνξττχβΊνικ i)X.ovcrccV) ιτγοντο της τιμώ• 
ρίης • XsysTW yctp M/W xaru ζηησιν 
Δα^αλοϋ οίτην.ομϊνο» eV Έικαριην ? την 

D 3 *& 



3$ Papatod. su la Fortuna 
νυν ΈικζΚίψ xuKwfAe'vtiv ) ccto^ccvCiv βιαίψ 
$Oti?ccru) m ccvccti %ρονον Κ.ρητ&ς , θζοί; σ\ρε 
4τοτρύνοίντος j tccvtxs ^ ήλην ΐ1ο7\%νιτξων7Έ 
3L ΥΙρακτιω» ^ άτικομίνους Γολω μζγάΚω 
& *Σιχ.ανΙηρ , τοΧιορκίπν W ϊτζα τίντζ 
ΎοΚιν Καα'/κορ . ( rw χατ ejxs Α'κρκ- 
yctvrivoi νΑμοντο ) τ£λθ£ ^a, oJ Wa,us- 
roy> ours £λ&; , oura ταρα.μίνζιν , Twpw 
crOVi^i'2rccg , οίτο7\ιτ όντας oi^ztSccl * wV 
ie xara ϊηττυγίηι; yfvtT&cti τ7\ωοντας 5 
ντοΧαβοντάί (Γφζας ^ifjuova Tiyav izBcc- 
7\zhu U ri)v y~n> y (τυναραγβϊίντων ?g w 
tKqiw , ( ούίίϊμίψ yocp <τφι in χομΐοην 
sì Κρητην φαινζτ\ϊαι ) ìvxTclutm I ^g/jjì; 
τοΧιν χ,Ίΐ^&ντας ^ χοίταμίιναιτζ vl jus- 
ταβα7\οντας , ara |UsV K/o?jtw ^ I^Vuyw 
Μζτ<τατΙουζ ywi<r\ìai , ava ^s roS g/yctc 
^cncoroci^ ητ&ρντας . aio ^s Ύ'ριης το* 
Τ^ΛΟς toV αΚΚας oWtjo^cfj.j τ&£ ^;; Ύαρ<χν• 
•?7iO/ χρονω ΰςτζρο» ττολλω ι^Ίχνι^άντίζ , 
προτίττοΛταν μίγαΧνς , wrrc φο^ο* Ε'λ- 
ληνικος μίγιςος ούτυς ί>η lytvivo ταντίΜ 
TO;' ημ£ς Ί^μεν^ ccwhm τβ Tccpccvw /ων yfl 
Jfnyivwj . οι ντο M/xJ3yw τνυ Χοίρου cc- 
ρ^κοίζόμενοι τωι> arvv , J^ οίτιχόμϊί'οι ή- 
{α:*>/οο< Ύαραντινοκτϊ cbriyjQLVQV τρι^ίλιοι 

Γ/ 

©1> 



Di Oria Cap. V. gp t 

ϋΰτω• piuriw %z Tccpccvvvw ουκ ίπίην ct- 

ρ&μος. ο ^6 Μίκυ^ος , οϊκίτης \»9 AW- 

ξ/λδω , ζτίτροτος Ρηγίου xccrEXiX&Tnn 

QUTOSy οτπζρ iX7n<rw ix, Jftiylou y xl Té• 

yit)v rt)V A'pxcfàw οικητας y ctve$i)x,B li> 

Ο'λυμτίϊΐ τους ποίους cctàpiccvTw;, ccfàci 

τ& μίν κατκ ΡηγινονττΒ yù Ύαραντινους , 

Tr>u ?\ογου μοι παρ&&ηκη yivon • eV ^ 

r//V Κ,ρητήη ίρημω&έίταν 5 *# ?\1γουοη 

Tipcclcrioi ^ ίσ-οικίζετ&αι κ?7\ουττΈ «V3"/w- 

τοι/^ 5 ^ μοί7\ις-οί Έ'ϊληνας. τρίτη $e ye- 

i T 2>? jusra MfW* τΒ7\ίυτητοίΡΊοί^ ywé^SOu 

τκ Ύρωϊκοί . iu τόΊοί ου φΤκαυροτάτνυς 

φαίνζσ~&αι, ίοντκς ~Κρητας τιμωρούς ìs/ìvA- 

λω • αττο τουτεων ììi σ•ψι άτονος-η<τα.ζη ίς 

Κ.ρητηι> ) Τκιμόντζ tl 7\οιμον ytvir&cu jl 

κυτνίσι ^} ή?7<π τροβοίτοισι . scrrg το^ίυ* 

Τζρον ψημωΒ&ίτης Υίρητης μζτοί tSi> υτο- 

7\οίτων, τρίτους αυτήν νΖν vmztrSrai Κ,ο?/• 

τκς . η μι» }>η ΤΙυ$Ίη υίΓομ.νητατα ταυτΚ) 

*%* βον'λομίνους τιμωρία» τοίοι, E^M^cn . 

Cioè : 

Cretenfes autem , pofiquam ipfos tno» 
nuere qui ex Graecis hanc curam habe* 
kant τ id j ecere mittentes communi nomi* 
ne oraculorum Confuhores Delpfyos , Deum 
interrogavermit , an /ibi melius ejfct Gr αε- 
ί) 4 riè 



4° Papatod. su la Fortuna 
ciae perfequi pxnas • Pythia vero refpon* 
dit : Ο fluiti , irridetis quot vobis ojìen* 
dms lacrimas mifìt Minos ob Menelai uU 
tionem . Siquidem Vi non ulti funt illius 
cadem m Gamico fa Slam , vos vero ulti 
eflis illis raptam e Sparta a barbaro viro 
mulierem . Haec Cretes delata ut audie- 
re , abflinuerunt ab ausilio ferendo . Di' 
citur enim Mino'èm , dum Dadalum in~ 
quireret , in Sicaniam profeBum , quce 
nunc Sicilia dicitur 5 occubuiffe violenta 
morte, ροβ aliquod vero temporis inter- 
vallum Cretas , Deo illos impellente , 
omnes , prater Polichnitas , & Prxfios y 
proficifcentes magna claffe in Sicaniam 
objediffe annos quinque Civitatem Cami- 
cum. ( quam me a quidem Sententia Aera- 
gantini incoi u ere ) Oenique non valen- 
tes neque capere , ncque immorari farne 
confeftos abiiffe . Ut autem ad Japygiam 
fuere navigantes , corripientem ipfos in- 
gentem maris procellam ejeciffe in fer- 
rarti . Quaffis inde navigiis , ( nullurn 
enim intere a reditum in Cretam appa- 
ruiffe) illic Hyriam urbem condentes per- 
manfiffe , & permutantes prò Crettbus 
J/tpygas Mcffapios effe ejfeBos , & prò 
iìifulanis mediterraneos . Ab urbe Hyria 
alias urbes condidiffe , quas fané Taren- 
tini ?nulto ροβ tempore demolientes ma- 
gnam cladcm accepere , ut c#des Graca 

ina• 



Dr Oria Cap, V. 4* 

maxima h$c profeto fuerit omnium y quas 
novimus , ipforumque Tarentinorum ^ & 
Rheginorum , qui a Micytbo Choeri eoa* 
£ii a Civitatibus « &\accedentes Τ aventi* 
nis vindices interiore ad tria milita hoc 
patto, ipforum vero Tarentinorum non po- 
tuti 'miri ?tumerus . Mieythus auten cum 
ejfet Anaxilai famulus , procurator Rhe* 
gii reliólus erat ; qui excidens Rhegio , & 
Tegeam Arcadurn inhabitans confecrav'tP 
Olympia multa fimul aera . Sed mihi Rhegi- 
norum , & Tarentinorum excejfus ab ora* 
none faHus . In Cretam igitur defolatam^ 
ut Prafii ajunt , cum alios homines * tum 
precipue Grecos immigrale ; tertiaque 
ab exceffu Minois atate resTrojanas fuif* 
fe,i?i quibus non deterrimos extitijfe Cre- 
tenfes Menelai dafenfores ; & ob id eoi 
in Cretam reverfos una cum fuis ovibus 
fame peftilentiaque correptos , iterumque 
defolatam Cretam cum reliquis , nunc a 
tertiis Cretenfibus habitari . Harum rerum 
Pythia memoriam refricando illos ad fé- 
renda Grtecis auxilia animatos cohtbuit . 

Quefto è Γ intiero teilo di Erodoto , e 
da qui preghiamo i favj lettori a farvi ib- 
pra le più mature e le più ponderate riflef- 
lioni . E primieramente dal rapportato tefto 
fi deduce , che queli 5 Hyria fondata da' Gre- 
tefi, di cui Erodoto favella , non può effer 
ΐ Hyria, ο fia Hynum del monte Gargano, 

co» 



43 Papatoù. sa la Fortuna 
come pretefe il P. Andrea della Monaca 
jnella fua Storia di Brindifi lib. I. Cap. IV» 
appunto per render ambigua la fondazione 
della noftr' Oria , e foddisfar quel fuo livo* 
re, che contro gli Ontani covava , come 
in varj luoghi della fua Storia può offervar- 
fi . Poiché coteflo Padre fupponendo , che 
la Japigia in tempo di Erodoto fino al 
monte Gargano fi eftendea , e ricavando da 
Erodoto , che Γ Hyria fondata da' Cretefi 
cfler dovea nella Japigia ; giachè que' Cre- 
tefi MeiTapj-Japigi appellaronfi : crede tirar 
una brava conseguenza con aiferire , che nel 
monte Gargano Υ Hyria de 5 Cretefi efier do• 
vea . per corroborar poi cotal fuo argomen- 
to aggiugne un luogo di Plinio del Hb.WI. 
Cap. XI. , ove aifenta Urta nella Daunia , 
oggi detta Capitanata . Ma da qucfto razio- 
cinio nella fuppofizione , che ne' tempi di 
Erodoto la Japigia fi eftendea fino al Gar- 
gano , altro non può ricavarli , fé non che 
Γ incertezza del fito dell' Hyria de* Cretefi y 
e Γ equivoco , che nafeerebbe dalP eifer due 
Hyria , una nel monte Gargano , e Γ altra 
tra Taranto, e Brindifi , e non già la de- 
terminazione della fondazione di Hyrh faN 
tà da' Cretefi nel promontorio Gargano . 
poiché dimoftrammo noi nel primo Capito- 
lo di quefla noftra DifTertazione , che Hyria ^ 
ed Uria , fono una cofa medefima , e Stra- 
bone nel lih.VL dice ; Uria inter Brundufium^ 



Di Oria Cap. V. 43 

& Tarentum: E Plinio medefimo nello ftef. 
fo lib.llLCap.Xl. mette Uria immediatamen- 
te dopo Taranto : Opfida per continenttm a 
Tarento Uria &c. nella provincia Idruntina, 
diverfa da quella del Gargano. E quantun- 
que in alcune edizioni leggali Vana appreifo 
Plinio in vece di Uria: tuttavia un tal luo- 
go e* fiato emendato dai due valenti Criti- 
ci , e Geografi Filippo Cluverio , e Crifto- 
foro Cellario , come altrove più diftinta- 
mente diremo. 

Ma pure avendo noi già provato nel Ca- 
pitolo HI. coli' autorità di Erodoto, di An- 
tioco , e di Scilace , e con altre ragioni , 
che ne* tempi di Erodoto la Japigia non fi 
eftendeva fino al Gargano , ma ne' tempi 
pofteriori ; fa uopo affermare , che Γ Hyrfa 
fondata da' Cretefi non fu quella del mon- 
te Gargano , ma più tofto la noftr' Oria tra 
Taranto, e Brindifi , fé vogliamo, che Ero- 
doto non contradichi a fé fteffb , e che non 
fi opponga agli altri Scrittori fuoi contem- 
poranei . 

Riflettafi di vantaggio , che nel cafo an- 
cora , che in tempo di Erodoto la Japigia 
fino ai Gargano eflefa fi foife ; rimane pel 
tetto di Erodoto Γ Hyria della Daunia efclu- 
fa dalla fondazion de' Cretefi, giachè Erodo- 
to dice , che la tempefta avvenne , appena» 
che i Cretefi partendofi dalla Sicilia , e ri- 
tornandofene in Creta toccavan già la Japi- 



gia: 



44 Papatod. su la Fortuna 
già: o>V ^6 Kocrd Υητυγιην ymT&cu τλω« 
wrcts y νπόΧα&οντνί trtpius %Ημ5ν& μίγοα* 
*χ.βα7\ί&ν icr την γην. Ut autem adjapygiam 
fuere navigantes f corripientem ipfos ingente** 
warìs piozellam ejeciffe in terram . Se dunque 
mentre i Cretefi toccavan già la Japigia , 
furon da queir orrida tempefta buttati a ter- 
ra , dovette fucceder ciò in quella parte del- 
la Japigia , che framezzavafi tra la Sicilia , 
e tra Γ ifola di Creta : e quefta parte torto 
ii fcorgerà dover efler la provincia Idrunti- 
na , fé darafli un leggiero fguardo alle Map- 
pe Geografiche; mentre la provincia Idrun- 
lina è quella prima parte della Japigia, che 
efler dee incontrata da coloro , che vanno 
dalla Sicilia in Candia . Onde fé toftochè 
toccavan i Cretefi la Japigia , furon dalla 
tempefta a terra buttati 5 dovendo efler la 
prima parte , che incontravano , cioè la prò* 
vincia Idruntina ; in queilo bifogna credere, 
che fi pofaron i Cretefi , e che in quefta 
fondaron la loro Hyria , e non già nel mon- 
te Gargano . Era poi folito de' Greci nel 
paflaggio, che facevan dalla Sicilia alla Gre- 
cia , e dalla Grecia alla Sicilia toccar la 
noftra provincia , come afferma Tucidide , 
il di cui tefto altrove a lungo efamineremo. 
Ci farebbero altre circoftanze da efaminarfi 
nel tefto di Erodoto , come farebbe la vici- 
nanza co' Tarentini . Ma perchè ci preme 

toc- 



D r Ο r ι a Gap. V. 45* 

toccar gli argomenti i più convincenti , io- 
prafediamo di trattenerci nelle probabili 
conghietture f 






CA^ 



4^ Papatod. su la Fortt/na 



CAPO VI. 

Si dimofira 5 che Γ Hyria de* Crete fi non 

fia quella del Gargano, né Vereto 

preffo il promontorio dì Leuca^ 

dalVefferfi detti que Cretefi 

Meffapj da Erodoto e 

IL P. Luigi Taffelli da Cafarano nel Γ. 
libro Gap. IV. della fua antichità di 
Leuca ha pretefo , che Γ Hyria de' Cretefi 
fia Vereto preflb Leuca . Le fue fuppofte ra- 
gioni fi esamineranno in altri Capitoli , per 
ora pretendiamo qui dimoftrare unitamente 
contro il P. della Monaca , e contro il Taf- 
felli , che YHyria de* Cretefi non fu quella 
della Daunia , né Vereto preffo Leuca , dall* 
eifere fiati detti da Erodoto que' Cretefi 
Meffapj . E così vogliamo ferir come in un 
fol colpo quefti due noftri avverfarj , che 
cercan come a due fuochi attaccarci . Già 
da noi nel Cap. IV. diifulamente fi è dimo- 
ftrato , che la Meifapia non giunfe mai fi- 
no alla Daunia, e che anticamente que' po- 
poli, che abitavan verfo il promontorio di 

Leu• 



Dr Oria Gap. VI. 4? 

leuca , chiamavanfi Salentini , e non già 
Meffapj , e che folo ne' tempi pofteriori fi 
diftefe il nome di Meffapia per tutta la prò. 
vincia Idruntina , come ancora per tutta que- 
lla medefima provincia fi diffufe il nome di 
Salentini . 

Ora perchè Erodoto attefta, che i Crete- 
fi fondatori di Hyria divennero Meffapj , 
quefta Hyria perciò effer dovette nelT antica 
Meffapia . E perchè né Vereto preflb Leu- 
ca, né V Hyria della Capitanata erano nelL' 
antica Meffapia : né Vereto preflb Leuca , 
né Γ Hyria della Capitanata furon Γ Hyria 
fondata da* Cretefi rammentata da Erodoto• 

Aggiungafi qui, che il P. Taffelli , come 
offervammo nel Cap.IV., pretende incomin- 
ciar Γ antica Meffapia da Brindili, e termi- 
nar fino al Gargano. Onde dovendo effer Γ 
Hyria di Erodoto nella Meffapia : tanto è 
lontana , fecondo i fuoi principj , Γ Hyria 
de' Cretefi da Vereto , quanto è lontano 
Brindifi da Vereto. 

E* adunque incontraftabile , che tra i li- 
miti dell 1 antica Meffapia non effendovi fia- 
ta altra Città di fimil nóme , fuorché la 
noftr* Oria , come fi diffe nel Cap. I. , que- 
lla effer debba Γ Hyria de* Cretefi . E quel 
luogo di Plinio del Ub.llU Cap.XI. , il qua- 
le corrotto ha dato anfa al P. della Mona- 
ca, al P: Salinaro ne' fuoi Opufcoli MM 
SS. , ed ai P# Taffelli , di negar finanche Γ 



ìqfi Papatod. gu la Fortuna" 
efiftenza di una Città detta Uria tra Ta- 
ranto, e Brindifi, quel luogo medefimo,dw 
co , liberato dalle Corruttele f e dalle falfe 
interpetrazioni ci farà accorgere , che ΐΗγηα 
fondata nella Meflapia effer debba la noftr'O• 
ria . Viene dunque così letto il luogo di 
Plinio dai detti tre fcrittori contro di quel- 
la congiurati : Oppida continentem a Talento 
varia , cui cognomen ^4puU , Meffapia , *Ale• 
tium . Ed ecco , come coloro trionfano di- 
cendo non rinvenirfi tra Taranto , e Brin- 
dili Uria i ma folo varie Città , Oppida va* 
ria, quali fono Meflapia , ο fia Mefagna f 
ed Alezio. 

Si offervi qui primieramente , che il P• 
Arduino fopra quefto luogo di Plinio affer- 
ma leggerfi in tutti i MM. SS. Sarmadium 
in vece di ^iletium , 11 che avvertì ancora 
il Voflìo fopra Mela . Il qual Sarmadium 
può efier Muro non lungi da Mefagne , ove 
fi ammirano ancora gli edifizj rovinati , e 
le veftigia delle mura di una giufta Città ; 
rinvenendovifi anfcora da quando in quando 
x r arie antiche monete. Ed è facile , che fia 
detto Sarmaaium da crccpuocTtvco [annatevo , 
arenaria* facto , ρ crccpucc , farmo\ arenaria . i 
quali termini fi rinvengono nel Leflico Era- 
cleotico del Mazochio. E par che quel luo- 
go fteflb ce Γ additi , vedendofi da ogni do- 
ve circondato di varj foffj. d'arena. 

Per 






di Oria Ca ρ. VI. 49 

Per fecondo fé varia debbe eifere adjetti• 
vo, non fi faprà , dove fi riferifcano quelle 
parole, cui cognomen xApulct . Per terzo fé in 
vece di varia dobbiam leggere Uria , farà falfo, 
che quelf Uria tra Taranto, e Brindifi aver 
debba il cognome di %Apula^ quando tal co- 
gnome converrebbe più torto a quelVUtia del 
monte Gargano, che era nella Puglia . E pure 
Plinio nel medefimo luogo diftingue Γ Uria 
della Puglia , e Γ Uria della provincia Idrun• 
tina . Da fimili fode ragioni , e da altre for- 
ti conghietture moifo il famofo Filippo Clu- 
verio nella fua Italia antica cosi reftituifee 
il luogo di Plinio : Oppida per contimntem 
a Tarento, Uria , cui cognomen ( ad diferimen 
*4puU ) Meffapia , ^iletium . E da qui fi ve- 
de, come corra bene il raziocinio dell' ac- 
corto Cluverio , gkcchè dovendofi chiamar 
quelf Uria del monte Gargano Jlpula , ef- 
iendo nella Puglia ; a queir Uria della pro- 
vincia MeiTapia neceflariamente conveniva il 
cognome di MeiTapia ; concordando tutto 
ciò col tetto da noi rapportato di Erodoto, 
il quale dice eiferfi i fondatori di Hyria Ja- 
pigi Meffapj appellati , e con Strabone , il 
quale diife nel UbVL Uria inter Brundufium y 
& Tarentum . 

Una tale ftrada già fpianata dall' immor- 
tai Cluverio è fiata battuta ancora dai due 
più dotti Geografi , che finora avuto abbia- 
mo, che fono il Cellario, ed il Briet. Briet 

E Ρ* 



5θ Papatod. su la Fortuna 
Parateli, antiq. Geogr. tom. II. p. 2. lib. V. de 
antiqua Italia Cap.lX. n. z. Uria , aliter Η ria 3 

& Uretum cognominata efl Me ff api a 

ad difcrimen %/fpula , ah Plinius . Cellario 
Geogr. antiq. tom. I. lib. IL Cap.lX. p.goz. 
In ipfa via , qua Tarento Brunduflum fert , 
Uria fuit , alia ab ili a in *Apulia circa Garga- 
num montem. HerodoK lib.VIL Cap. l6o. fer-~ 
tur y dum circa Japygiam navigarent Cretenfes , 
Ulte Jub/identes , urhem Hyriam condìdiffe . Hy• 
via autem eadem , qu<e Strabonis Urta , & ut 
njidetuv Plinti Varia , uno elemento redundante. 
Sic Cluverius . %At Frontinus diflinBe in Cala• 
ùria : ager Tarentinus j Varnus , Veretinus y U- 
ritanus , Hydrontinus . Varnus • videtur legen* 
dum Varinus ex Varia j Uritanus ex Uria . 
Mendofus praterea Cluverio efl Plinti locus Me? 
Varia , cui cognomen %Apula , Meffapia , %Ale- 
tium . , %A fciolo videtur %Apula infertum , cui 
Meffapia oppiai nomen vifum , cum regionis fit. 
In Calabria enim verfatur , non in %Apulia s 
Plinius , ubi aliam commemorava Uriam cum 
Stponto , & amne Cerbalo . Sic igitur fcriptum 
a Plinio videtur .• Uria , cui cognomen Meffapia• 
%/Iletium , quod fi efl , de Varno Frontini agvo 
dffpiciant alti . Uria autem , hodie Oria efl fé• 
te media inter Brunduflum , & Tarentum . 

Quello fcrupolo poi , che era rimafto al 
Cellario intorno al campo Varno , ο Vari- 
no , ο Vario diftinto dal campo Uritano ap« 
preffo Frontino , e che fembrava fiancheg- 



DI Or ϊ a Ca p. Vt. 5 ϊ 

giare la corrotta Varia di Plinio , quefto 
icrupolo, dico , -già è flato tolto dal gran 
Maz'»chio • oflervando quefto , che ciò ri- 
guarda una Varia vicino Bitonto appreflb 
Antonino. Così egli dice nel Collttt.V . cap. 
li. aanot. 56. de' Commentar] (opra le Ta- 
vole Eracleelì : Sive igitur ex ìp/ìus Frontini 
marni) ftve alttrius pojìea , in Provincia Cala• 
érta ita legitur : Terntorium Tarentmum , Ly* 
pienfe , *Auiiranum ( for/itan refpondet bodiev• 
no Oftuni urbt episcopali ) Vartum ( an ad Va• 
fiam pertinet non longe a Butunto in %,4'ntoni• 
no ? J E' da qui poflìamo ricavare maggior 
lume per la corruttela del luogo di Plinio, 
poiché quel Saccente , che lo corruppe , fra 
gli altri motivi dal Oliverio , e dal Cella- 
rio rapportati , forfè forfè farà (iato ingan- 
nato dal nome di quella Varia , che fi leg- 
ge in Antonino. 

E' potuto anche nafcere facilménte la cor- 
ruzzione del luogo di Plinio in quefta ma- 
niera: Plinio forfè avea così fcritto : Uria 
Meffapta , Sarmadium : quindi qualche gra- 
nitico aggiugneffe alla margine il gloifema: 
Varia , cui cognomen .Apula • volendo dino- 
tare , che foife varia , e diverfa queir Oria 
Pugliefe dall' Oria MefTapia , pofeia copian- 
dofi da' copifti il tefto di Plinio , fiafi in- 
trufo dentro il gloifema , credendofi , che 
foife correzzione della parola Uria , e dover- 
fi fcrivere: Varia, cui cognomen «4pula? t M?f« 
E ζ fa- 



S* Papatod. su la Fortuna 
fa pia , Sarmadium , e non già Uria Meffapia % 
Sarmadium , fpecialmente effendoci un' altira 
Varia nella Spagna di fimil nome , e Γ al- 
tra preflb Bitonto , come fcrifle Antonino . 
Sembrami tanto facile effere il tutto così 
avvenuto , quanto egli è vero , che ne fon 
piene Γ opere de 5 Critici di fimili efempj, 
da che incominciò Γ arte critica a coltivar- 
fi. i Commentar) di Paolo Manuzio fopra 
varie opere di Cicerone ne fon pieni, il Mu- 
reto nelle fue annotazioni fopra gli Scritto- 
ri Latini fpeifo di fimil cagione di corrut- 
tela di tefti favella ; per tralafciar que 1 cri- 
tici pofteriori , di cui troppo fin'oggi è cre- 
iciuto il numero , almeno ballerebbe dar un 
occhiata all' arte Critica di Giovan Clerc 
per rimanerne il Lettore pienamente per- 
fuafo . In fomma il punto è oggi afìbdato y 
ed il Mazochio delicatiflimo in fimili ma- 
terie così parlò dell' Oria di Plinio Dìatvib. 
I. Cap. V. de 5 Commentar] fopra le Tavole 
Eracleenfi : quam non aliam fuiffe arbìtvor ab 
Hyria Plinti , aliorumque , qua bodis Oria vo» 
catur . Ed oh voleflc Iddio , che foflefi il 
chiariffimo Q. Mario Currado Ontano trovato 
a' tempi nofiri , poiché conofcendo a' tempi 
luoi ancora la forza * del parlar di Plinio , 
e non ofando mutarvi niente , fi avvanzò a 
dire , che il cognome di Oria era Jlpula• 
Meffapia , fenza badare , che queir *Apula 
non le conveniva 3 perchè la Puglia non G 

eften- 



Dr Oria Cap, VI. $3 

cftendea nella Meflapia : il che per altro 
avvenne ne' tempi baffi # Così fcriffe quello 
Letterato ad Aldo Manuzio giuniore nel lib. 
Vili, delle fue epiftole , e/?///. 2,33. Quidam ad 
te mifì peregrina , quce ηιβ plurimi , ac doftif- 
fimi homtnes errant , /cripta a Meffapiis δ for» 
taffe ettam ante bellum Trojanum fuerunt . Mef* 
fitpios cum dico , nifi Herodoto nolumus credere^ 
m * os ύριίας ίνιπυγας μίττοίτιους . ( H/rieas 
J a pyg<is Mejfapios ) cives antiqwjfimos me di* 
cere putabts . Hit enìm Japyges Meffapii fue- 
runt , a qutbus urbs ηοβνα imperii fedes condì* 
ta , & %Apule .* Meffapia cognomiuata eli ; qua 
Univerfe pentnfu/<e Japygttf nomen renovavit 9 
novam linguam , & leges dedit , cetertjque a 
Tarento ad Leucam urbìbus imperavtt . 

Ma ciò può perdonarfi a quel gran lette- 
rato, ne' di cui tempi la Critica non avea 
fatto que ? gran progreffi , che ora fi ammi- 
rano . 

Intanto effendofi già affodato il luogo di 
Plinio* fé i Mefagnefi non hanno altre pro- 
ve per la loro fuppofta antica Città Meffa- 
pia, a mio giudizio farà finità la loro cau- 
fa . né ben fi Serviranno nel parlar latino 
di un tal nome: A Setolo y diffe il Cella- 
rio, vtdetur sApulce infertum ,cui Meffapia op* 
pidi nomen vrfum , cum regìoms sii . il perehè 
P. Mario Currado chiamò Mefagne non Mef- 
fapia , ma Mejanium. De Divo Franafco Off* 
fhacb. Vide nunc Solentinomm vietnas urbes , 

E 3 & 



54 PAPATOD. SU LA FORTUNATA 

& eas qmdem nobili ffimas , Nentum , Gallipo* 
lim , Hydruntem . vtfjìuneum , Mcjamum , Lu* 
pias &c. E per tal motivo ancora viene a 
mancare il primo fondamento del dotto Me- 
dico Epifanio Ferdinando nella fua Meffa- 
pografia M. S. , né fi faprà così , a qual Cit- 
tà del mondo debbanfi attribuire que' fatti 
antichi , ed azzioni , che crede a Mefagne 
fua patria appartenere , fé non voglianfi ad 
Oria attribuire • 

Deduciamo ancora dai luogo già purgato 
di Plinio, quanto fiano andati lungi dal ve- 
ro il P. della Monaca, ed il P. Taflelli f 
quando facendo appoggio ad un' antica edi- 
zione di Plinio fatta in Venezia da Gio- 
vanni Spira, dicevano, che leggendofi ivi 
varia coli' ν piccolo non potea effer quella 
paròla un nome di Città , ma un nome ad- 
jettivo• ma non per quefto potean falvare 
la difficoltà, che forgea dal non aver rela- 
zione le parole , cui cognomen , fuppofto , che 
vana foife adjettivo , e doveffe concordar 
con oppida , oltre le altre difficoltà . Onde 
per forza del teflo dovean credere , che al- 
meno varia foife nome di Città , e non già 
adjettivo ; né vi era tempo allora di fcru- 
poli , vedendo la prima lettera di varia pic- 
cola^ poiché ivi medefimo la parola Taven* 
tum pure fi fcrive colla prima lettera picco- 
la, come ancora molti altri nomi di Città. 
Ben fi vede dunque, che Plinio quantun- 
que 



di Oaìa Cap.-VL 55 

que oppreflò dalle violente fattegli da que« 
fti tre Reverendi Padri , fempre però efcla* 
ma, che Uria tra Taranto, e Brindifi, cioè 
la noftr'Oria , fia Γ Uria Me ffa pia , cioè fon- 
data nella MeiTapia , e perciò fondata da 
que' Cretefi , che appellaronfi appreflb E 
rodoto Japigi- MefTapj , il perchè Plinio va 
a confonanza con Erodoto , ed efclude col 
medefimo da una tal fondazione Γ Hyria del 
monte Gargano, e Vereto preffo Leuca. 






E 4 CA- 



$6 Papatod. su la Fortuna! 



CAPO VII. 

Etimologia de J r apigi , Mejfapj, 
e Salentini. 

AVendo noi ne' capitoli precedenti fpef- 
fo de' Japigi , Meffapj , e Salentini 
favellato , ed effendofi detto da Erodoto , 
che que' Cretefi fondatori di Oria divenne- 
ro Japigi-Meffapj ; credo , che alli curiofi 
lettori forgerà deiìderio fapere , per qual ca- 
gione , e α onde mai que' Cretefi furon det- 
ti Japigi, MeiTapj, e Salentini . Perciò in 
quefto Capitolo abbiam prefo l'impegno fod- 
disfar a* lettori una tal curiofità • inguifachè 
però i medefimi fcelgano tra le varie opi• 
nioni , che rapporteremo , quella , che piìi 
loro piaccia. E prima d' ogn' altro bifogna 
vedere , fé quando divennero que' Cretefi 
nella noftra provincia Japigi- MeiTapj : cotai 
nomi erano antichi delia noftra provincia f 
ovvero furono allora da' Cretefi inventati . 
Intorno al che io ftimo , che que' nomi Ja• 
fìgt, Meffapj , Salentini , furono inventati da' 
Cretefi, dopoché prefero poffeifo dell* prò- 

vin- 



Di Or γα C a f. VI. 57 

vincia Idnmtina ; quantunque non nel me- 
defimo tempo, il che fembra accennare E* 
rodoto , quando difle , che i Cretefi fonda- 
rono Hyria , e le altre Città . poiché da qui 
fi deduce, che la noftra provincia era prima 
<T allora inabitata e deferta ; e perciò inca- 
pace allora del nome di Japigia , e della di- 
vifione in Meffapia , e Salentini . Che fé E- 
rodoto chiamò la provincia Idruntina Japi- 
gia , pria di approdarvi i Cretefi : ut autem 
ad Japygiam fuere navigantes , compientem ip• 
fos ingentem maris procellam ejeciffe in tevram : 
quefta è una figura prolepfi , ο fia anticipa- 
zion di tempo dai Poeti, e dai Profatori an- 
cora varie volte adoprata . a tal noftro fen- 
timento par , che inclini il Mazochio nel 
Collett.lX. de' fuoi commentar) fopra le Ta- 
vole E racleenfi Cap.lll. .* ab Eteocretibus tflts % 
fi ve Ceretaorum nepotibus in bac loca appellen• 
tibus , five ujurpabatur jam Japygia nomen $ 
eademque jam regio in pluves pavtes findebatur, 
quarum una nimtrum Meffapia • fwe ( quod ve• 
vo pvopius ) ipft Eteocretes Jefe Japygas voca* 
runt , & extitere cauffa , eur regio Japygia di• 
ceretur. Ciò fuppofto, Plinio credette eflerfi 
detta la Japigia da Japige figlio di Dedalo 
nel lib.lll. Cap.Hl. Β arto η ante Japyx a D/t• 
dali filto , a quo & J a \>yg ia ■ Strabone nel 
Itb.Vl. ancora difle.• Japyges autem diflos tra• 
dunt omnes , qui bac loca ad Dauntam ufque 
incolebant , ab Japygc dtttt % quem fetunt a Da* 

dalo 



58 Papatod. su la Fortuna 
dalo ex CrèQa Multere fujceptum , Cretenfium 
futffe dutìorlm . La Meffapia fecondo Strabo- 
ne medeiìm(|> nel lib.lX. fu detta da Meffapo: 
In tAntbedonìa regione e/i et'tam Meffapius mons 
a Meffapo diftus , qui cum in Japygtam venif* 
fet , nomen regioni Meffapia indidit . Fefto 
chiama un tal Meffapo figliuolo di Nettu- 
no . £ a parere del medefimo Scrittore i Sa• 
lentini ebbero il loro nome da Salum , che 
vuol dire il mare ; appunto perchè la prò• 
vincia Idruntina vien tutta quafi circondata 
di mare , fuorché nelf iftmo : a Salo fovtaf* 
fis y quod pene circumquaque mari ambiantur , 
tenui tantum ifibmo continenti annexi . Ma queft* 
ultima opinione di Fefio, riguardando lo fla- 
to pofteriore de' Salenti ni , quando il lor 
nome fi diftefe per tutta la provincia Idrun- 
tina, non già il primiero , quando i mede- 
fimi eran lolo verfo il promontorio di Leti- 
ca , non fémbra approflimarfi al vero : E 
quantunque Varrone nel Itb.llV Return Hu- 
manavum riferito da Probo Gramatico ne* 
fuoi Commentarj fopra la VI. Ecloga di Vir- 
gilio dica : gentts Salentina nomen tri bus e lo* 
a s fevtur coaluiffe e Creta , III rio % & Italia. 9 
ben fi vede dalle fue medefime parole , che 
egli non ha rapportato origine alcuna de* 
Salentini y ma folamente fpiega lo fiato po- 
fieriore de' medefimi , quando eran mifii co- 
gl'Italiani, e cogl* Illirici : poiché fui prin- 
cipio la Japigia non era nell'Italia compre- 
fa, 



D r Ο r r a C a ρ. VL 5? 

fa , ma folo appellava!! Italia la Calabria 
moderna, ricevendo maggior eftenfione coli 5 
andar del tempo , come va dimoftrando il 
dottiflimo Mazochio ne 5 fuoi Commentar j 
fopra le Tavole Eracleenfi Diatrìb, I. Cap.lX. 
Simili Etimologie intanto non piacciono 
al Canonico Mazochi , come alludenti a co• 
fé favolofe , e niente confacenti colla vera 
Storia de' Ceretei da Giofuè fugati e difper- 
fi . Così die' egli nella rapportata fua opera 
Colletta IX. pav.l . Japygum vocis initta ( qua 
filfo ab ilio fabulofo nefao quo Heroe J<*pyge y 
ut tu bis fit , avctjfi folet ) ex He^odoto dete• 
ximus . Ed in fatti Erodoto , che parlò fu 
tal materia più diftintamente degli altri , e 
che potea eiìerne più degli altri informato, 
come più antico, niente diife di quefto fup- 
pofto Japige conduttor dei Cretefi ; ma fé in• 
plicemente , che quefti appellaronfi Japigi— 
MeiTapj . il perchè vuole il detto Mazochio, 
che il nome Japyges , onde fu la Japigia 
nominata , equivaglia al nome Ceretfam . 
giachè Ceretbim viene dalf Ebreo Γ\"^3 Ca- 
rati? , excìdit , onde Cevetbaet fono lo fteifo , 
che excifì , fugati a Jofue . E la parola /*- 
pyges dice efler comporta dall' I una delle 
lettere Eemantiche, che fuol prefiggerfi alle 
parole , e dal verbo Jì£ Pug , aeturbari , 
excindi , fugavi, il perchè Japyges, e Cerei bti 
fono lo fteifo , che profuga , txcìfi , fugati . 
I Meflapj crede eifer detti dall' Ebreo , e 

£al< 



óo Pa?atòd. su la Fortuna 

Caldeo ^J^ Nafbap , flavit , fpiravit , e 
che fecondo la natura della lingua fiafi cam* 
biato Γ Ν in Μ; effendo quefto folito de* 
nomi derivati . Avendo dunque Maffap , ο 
Meffap la nozione di flave , fpirare 9 deve fi- 
gnificare il vento , per antonomafia poi di- 
ce eflerfi potuto così chiamare il vento Ja~ 
plge , il quale era neceffario tanto per veni- 
re , quanto per partirli dalla MeiTapia , e 
fpecialmente dal porto di Brindili . Da co- 
tal vento dunque proprio della MeiTapia di- 
ce effere la MeiTapia appellata . 

I Salentini in fine , vuole , che abbiano 
una fimtle nozione ai Japigi, perchè oltre le 
varie etimologie , che egli rapporta , avvi 
quella dedotra da Π /Ρ Salab , /iravtt , pvo• 
Jtvavtt . Onde Salentini farebbe lo fteffo , 
che profilati , exctsi . 

Sono in vero plaufibili cotali etimologie 
del Mazochio , ma per quelche io veda , 
poffono rapportarfi delle altre , le quali , fé 
Γ amor proprio non ci lufinga ed inganna , 
poflano almeno fembrare non affatto impro- 
babili . prima però di ogn' altro bifogna 
prefupporre , che que* primi Cretefi , allor- 
ché dimoravano in Creta , aver poteano qual- 
che mifcuglio di voci ftraniere, fpecialmen- 
te di qualche Grecifmo, come nel Capo II. 
accennammo . Oltre di ciò la parola Mef- 
fapia era appreffb gli antichi Greci una del- 
le loro provincie . poiché Tucidide nel Hb. 

Ili• 



d r Ο r r a C α ρ. Ι. 6τ 

ΠΙ. della guerra Peloponnefiaca Cap. CI. di- 
ce: Virviots > t/l yiiTToarloOS , ^ T/>/rousW, 
hl X<#Ma/W j κ, ΎοΧοφωνίους , vi HV> 
σίονς , xcc/ O'/tf^sW : lpnenfes , Meffapios, 
Tritaeenfes , ChalUcs, Tolopbonios , Hejfios , Φ* 
Oeantbenfes . E quantunque taluno appreflb 
Tucidide abbia voluto leggere Merccr/oL/s 
Metapios y ciò è contro tutti i Manufcritti , 
ed Edizioni di Tucidide , e folo n* è flato 
cagione un luogo corrotto di Polibio lib.V. 
tenuto per intiero, come avvertì il Dukero 
nelle fue annotazioni nell' ultima edizione 
di Tucidide fatta in Amfterdam nel 173 1• 
oltre di ciò Strabone parlò del monte Mei- 
fapo nella provincia di Antedonia, come fc- 
pra fi è detto . 

Prefuppofte tali cofe , a noi farà lecito 
ugualmente ricavar Γ etimologie in riguardo 
al noftro propofito non folo dalla lingua Ebrea, 
ma ancora dalla lingua Greca, e da altre anti- 
chiffime lingue , il perchè ftimo eifer proba- 
bile , che Jepyges ( così detti Gionicamente 
in vece di Japyges da Erodoto ) fianfi cosi 
nominati dall' Ebreo *tf Ι , ο *fia Je , in* 
fula , come fi vede nella parola /?P1* ,/*• 
^abel. 1. Reg. 16. 31. e nell'altra *)$/*< J*~ 
%er. Num. z6. 30. , e della parola ^S Pug• 
intermtttere ; ceffate , deficere , onde JapVges , ο 
Jepyges farebbe lo fteflb , che ab infoia cef* 
fantes , defictentes . giacché P come racconta 

Ero* 



6% Papàtod. su la Fortuna 
Erodoto, non potettero i Cretefi più ritor- 
nare nell' ifola di Creta , effendofi già per 
camion della tempefta le loro navi fdrucite , 
e réfe inabili al navigare . Vieppiù quefta 
noftra Etimologia ci fembrerà probabile, fé 
alla parola Ebraica foftituiremo la forza del- 
la parola Greca φνγη•> exilium , la qual pa- 
rola non v'ha dubbio , che venga dall' E- 
breo Pbug, ο fia Pug^ come ancora Γ altra 
parola Greca φυγάς ^ Pbygas , exul , profu* 
gus , extonis . E così que' Cretefi con quel 
nomi Japyqes , che fi prefero , vollero dino- 
tare quel perpetuo efiglio, che dalla necelii- 
tà furon corretti a foffrire lungi da quell'i- 
loia loro patria. 

I Meffapj credo efferfi detti dalla parola 
Greca μίτος y ο μίττος ^ mefos , ο meffos y 
medius , e dalla parola apìa , che in lingua 
antichiiiima degli Sciti vuoi dire, terra, co- 
me ce Γ attefta Erodoto nel //£.IV. ο fia in 
Melpomene: ουνομοίζονται ti Έκυ&ις-ί y 
HWv μίν j Ύοίβίτι . ZA* ì>i òpSoTocm 
xcctx γνωμηνγζ την Ιμψ κοίΚζομζνος Ylcc• 
Tctìos . γΐ) $6 , απ'ια: dtcuntur autem Scy• 
thtce , Vefla , Tahiti . Jupiter veftijfìme meo ju• 
di ciò diBus Papceus . terra vero , api a . 

Quefta voce dunque Meffapj prendendofi 
come una voce ibrida altro non vorrebbe 
dire, fenonchè mediterranei. E par che Ero- 
doto confermi quefte due nqftre Etimologie, 

quan- 



dì Oria Cap, Vir. 6$ 

quando di (Te : Et permutante* prò Cretensìbus 
Jópyges Meffapios effe effeftos , & prò infoia- 
nis medtterraneos . Corrifpondendo così il cef- 
far di effer Cretefi , ο fiano Ifolani a Ja* 
PfS es -> e l' efler mediterranei a Meffapii . 

Per quelche riguarda i Salentini , noi già 
abbiam provato nel Cap.IV., che i Salenti- 
ni furon coloni de' Meflapj , e che furori 
così detti dalla loro Città detta SaUnua , 
che, fondarono . ed appunto a propofito di 
quefta verità da noi già provata la lingua 
Ebrea ci fomminiftra una plaufibile Eti- 
mologia colla parola Π Jff Salab , emisit , 
exxendtt , tranfmisit , propagava , e colf altra 
"?ψ Salab , emiffio \ propago . Dunque gia- 
llamente conviene ai Salentini una tal Eti- 
mologia , fé la Città di Salenzia fu una e- 
ftenzione , ο propagazione , ο fia Colonia 
de' Meflapj , ovvero Cretefi . 

Quefte fono le varie etimologie intorno 
alla Japigia , MeiTapia , e Salentini ; tra le 
quali i Lettori potranno a loro talento fce- 
glier quelle , che più loro piaceranno , e 
Sembreranno più approflimarfi al vero . 



CA- 



^4 Papatod. su la Fortuna 



CAPO Vili. 

Si conferma il [ito dell' Hyria di E- 

γ ο doto , dall' ejfere (lati detti i 

Juoi fondatori da Erodoto 

medefimo mediterranei. 

AWchè qui còl tefto di Erodoto vogliam 
convincere i noftri due oftinati avver• 
farj i cioè il P. della Monaca , ed il P.Taf- 
felli , e provar nello fteflb tempo , che l'Hy- 
r/Vdi Erodoto fia la noftr' Oria, dall' efferii 
i fuoi fondatori da Erodoto mediterranei ap- 
pellati . Ed in vero la paiola latina mediterà 
raneus vuol dire bensì colui , che abita nel 
continente, ma però lungi dal mare, ed in 
fatti per tralasciar infiniti efempj , Cicerone 
diffe de Nat. Deor. UbA. Cap.WXl. tta fit , 
ut mediterranei mare effe non credant . E cota• 
le efpreflione gode appunto la parola gVe-f• 
pvm epirotes adoprata da Erodoto , quando 
diffe: ìv^ccutòì Ύ % ριΐ)ΐ> ττοΚιν xrLravms , χα- 

*ώ> j ϊητυγοίζ ΝΙίτο-απίονς yivir^cci y 



Di Oria Gap. VITL 6$ 

$*Vri ^6 tdu ùvoa νησηωτχς y ητηρυτκς . 
Mie Myriam urbem condentes per man/i [fé , & 
pevmutantes prò cretibus Japygas Meffapios effe 
effaffos , & prò infulanis , mediterraneos , poi- 
ché fé vogliamo confultare i Leflìci Greci 
nella parola ηπζφωτηζ epivotes ; ci diranno, 
che epivotee funt in continente poptsli , qui co• 
lunt mediterranea , qui procul funt a mari , ho• 
mìnes mediterranei . Siccome al contrario quan- 
do debbonfi efprimere le Città lungheffò il 
mare fi dicono mantime , ed in Greco 
vocpcc&ct\cc<r<ri<jui par at hai affi ce ^ come Erodo• 
to difle nel //£.///., ο fia in Talìa: ^e£sA» 
§dv τνί TctpccSccXcccroioc : percunen ma- 
vitimas Civitates . 

Abbiamo poi un' incontraftabile autorità 
di Tucidide , ove diconfi epiroti coloro , 
che abbitano in terra ferma lungi dal ma- 
re . E per veder tutto ciò con evidenza : 
dice Tucidide verfo il principio della fua 
Storia della guerra Peloponnefiaca , che i 
primi fondatori delle Città della Grecia fo- 
lean fondare quelle per le molte commodi- 
tà preflb il mare : ma da quei loro commo- 
di ne nacquero molti danni e feiagure , 
mentre non eifendo le Città maritime ben 
munite, ma tutte aperte ; s introdurrò a 
poco a poco i Corfari , i quali aflalendo di 
repente le Città preflb il mare , recavano a 
quelle non poche inquietitudini e travagli . 

F da 



66 Papatod. su la Fortuna 
da quel tempo in poi i fondatori delle Cit- 
tà incominciaron a fondarle nell' interno 
della terra ferma molto lungi dal mare per 
poter vivere così quieti e tranquilli , e len- 
za quella continua follecitudine , che reca- 
van loro gf inopinati ed improvifi affalti 
de' Corfari. Ora Tucidide chiama coloro , 
che abitavano preffo il mare Tctpo&aKur* 
οίους pavatbalaffios , e quelli , che abitavan 
lungi da quello epivotas , ητ&ρωτχ.ς • Ed ec* 
cone del rapportato libro I. le incontrafta- 
bili autorità : q\ yocp E'Mfjyss τοταλοω , 
IL των βάρβαρων dm h r>? ηπύρω Trccpoc* 
Soc7\ aerino j, il otoi νησνυς uyjov y ίτ&ί>η ηρ^ 
pccvro f/aMoi; Ύζρ^ουτ^ουι , vccmv Itti 
ccfàtìXoué y irpccTOViv τρος ΧγςΊοω , namque 
Grazi oìtm , & barbarorum , qui erant in con• 
finente maritimi ^ & qui infulas incolebant , 
pojìquam ccepere magis tra/ i cere navi bus ad in* 
n)\cem , fé (e ad latrocini a converter unt • Quin- 
di per diftinguere i mediterranei da coloro , 
che avean le Città preflb il mare , cosi di- 
ce ivi medefimo: %η}\ου(Τΐ ^ε Tuvn ητΗρω- 
TO* wis 671 il νν» 5 0ίζ κόσ-μος καΚως 
τούτο ^pocV • àftendunt autem medtterraneorum 
altqui ettamnum , quibus decori φ hoc fette ex• 
ercere . E più fotto .• Ε'λί?"/ζοΐ"π> Bé φ| 
xcer ηττ&ρο» οΐ^ηλονς ■ γ$\ μ*%ρ* rouìit 

τολ- 



Dr Oria Cap. Vili. éf 

T0>7\cc της Ελλα^ο^ τω τ&Κνψω τροτω 
νίμππι y τζρίτζ Αοχρους τους Ο'ζολας , 
mg! Αιτωλούς 5 i/ù A'xccpvaivccs , kJ tw 
ταύτη ητ&ρον . WBs <rtì> η ροφορίί tracci τού- 
τοις ηπ&ρωτχις diro τν\ς παΚοαοίς λ#• 
re^W ίμμεμίνηχε . ί» meditorraneis vero 
ttiam alti alios pradabantm / Φ* <jó/ Aor «/2pe 
tempus multi Grada populi* prtfco more vivunt, 
ut Locri , qui ΟχοΙα vocantur , & JEtoli , & 
%/fcarnanes , & qui finitimam borum agro conti* 
nentem incolunt : quia etiam ipfe avmorum gè* 
ftandàYum mos apud bos mediterraneos ex veteri 
ìatYocìnioYum con[uetudine permanfit . 

Se dunque abbiamo la diftinzione deiluo- 
ghi maritimi , detti parathalaffii da Erodoto, 
e da Tucidide , e dei luoghi lontani dal ma• 
re , gli abitatori de* quali chiamavanfi epU 
roti : ripugna al certo , e fafli violenza al 
tefto di Erodoto, quando il P. della Mona- 
ca , ed il Taffelli vogliono , che l'Hyria di 
Erodoto ftata foffe Città maritima , ο fia 
Vereto preffo Leuca . Che quella del Gar- 
gano fia maritima ce Γ atteftò Tolomeo nel 
Itb.llL CapA. della fua Geografia, portandola 
tra le Città maritime fotto il nome di ffv- 
rium. Conferma il medefimo Dionigi Peri• 
ergete, ο fia di Carax, dotto Geografo , a 
cui fi attribuifee una deferizione della Ter- 
ra in verfi Greci , e che viffe fecondo al e 
cuni ne' tempi di Augufto ; ma Scaligero 
Fa e Sai-, 



6% Papatod. su la Fortuna 

e Salmafio lo riportano fino al Regno di 

Severo, ο di Marc' Aurelio ; poiché quello 

così cantò ne' fuoi verfi. 

Genies Japygwn e%Uem<e funt ufyue ad Hyrium 

maritimum . 
ove il detto Autore fi ferve della divìiìone 
della Japigia fecondo i tempi pofteriori , 
che giugnea fino il Gargano . E da quefto 
fteflb autore ricava il Cellario doverfi tro- 
vare un' altra Hyria , ο Hyvium mediterra- 
neo . Celiar. Geograph. antiqù. tom, L lib. IL 
C*/?.IX. pag. 885. dum maritimum dicit 9 vide<* 
tur & altud medtterraneum inmete j il quale 
fecondo il medefimo autore è la noftr'Oria . 
Vereto ancora efser dovea un luogo non 
lungi dal mare * mentre Strabone nel lib.Vl, 
difse : a Tarento ad Brunduftum navi gatto ju* 
Kta littus ad Barin ufque : nunc Veretum ea 
dicitm in extremitatibus Salentinorum fttum . 

Se dunque quefti due Rev. Padri non vo- 
gliono , che mediterraneo fignifichi tnaritimo , 
e marhitno lignifichi mediterraneo , potranno 
rnoflì dall' amor del vero concederci , che 
chiamandofi i Cretefi fondatori di Hyria me* 
diterranei * non potea eiser una tal Hyria y 
né quella del Gargano , né Vereto prefso 
Leuca , ma la noftr' Oria . 

Devono al certo cotefti Reverendi fentir 
la forza del prodotto argomento . Ma pure 
facendo finta di non avvederfene , e con una 
gran difjnvoltura cercano renderci il con-? 

tra- 



D r Oria Gap, VIIL 69 

tracambia , e produrre a noftra confufio- 
ne contro di noi un fortiffimo argomen- 
to , a loro credere , ricavato dal tefto di E- 
rodoto; poiché aguzzando una volta il loro 
talento , ed afsottigliando fopra il tefto di 
Erodoto in quelle parole : Ut autem ad Ja• 
pygtam [aere navigante* , corripientem ipfcs 
maris procella*** ingentem ejeciffe in terram : 
quafjis inde navigus , ( nuìlum enim interea re• 
dttum in Cretam apparuiffe ) il li e Hyriam ur- 
bem condente &c. dicono : ergo Hyria „ fu fab- 
55 bricata in quel luogo , dove furono buttati 
„ i Cretefi dalla tempefta „ : tllic in terram . 

E' tanto forte il propofto argomento, che 
non ammette rifpofta alcuna , e per amor 
del vero fon conftretto a confefsare ingenua* 
mente , che per forza del tefto di Erodoto , 
e per la bella forma fillogiftica adoprata da* 
noftri avverfarj deefi credere , che tllic , in 
terram fu fondata Γ Hyria di Erodoto , e non 
già fopra le acque , ed avrebbero un giufto 
motivo quefti due Padri di far una pungen• 
te invettiva contro coloro , che credessero 
efserfi potuta Γ Hyria di Erodoto fabbricare 
fopra le acque , non altrimentichè Efopo 
finfe poterfi fabbricare un palazzo nell 5 aria . 

Ma ritornando al ferio 9 doveano prima 
d* ogn' altro coloro riflettere , dove mai fi 
riportava la particella Ulte ; il che fé avef- 
fero fatto , avrebbero veduto , che doveaii 
riferire ad Japygiam y per andare il tefto di 
F 3 Etq- 



70 Papatod. su la Fortuna 
Erodoto a confonanza . Né fin qui è* pago di 
fpecolare il Tafselli ; ma foggiugne nel I. 
libro Capo IV. della fua antichità di Letica, 
che il Marcbefe D. Girolamo de' Monti abbia 
ietto un libro ferino mi? anticbiffima lingua 
Greca nella librerìa del Gran Orna di Tofcana 
in Firenze , ove dicefi , che nel Capo di Leu* 
ca approdarono i naufragi Crete fi , e che ivi 
tnedefimo edificarono Γ Hyria di Erodoto . 

Oh Dio buono ! di qual cofa non è ca• 
pace chi s' impegna a foftenere una ruinofa, 
e mal fondata opinione ? e chi non rileva 
dalle ftefse parole del Tafselli , ο la gran 
femplicità in creder gli altrui racconti , ο 
Ja poca fedeltà nel rapportar le autorità op- 
portune? Un libro Greco , fenza faperne il 
nome , fcritto in un'antichiffinia lingua Gre- 
ca , fenza faper qual Dialetto fofse ftato , 
fenza accennar il titolo dell'Opra , fenza 
addurne una fola parola , ci dee far autori- 
tà , e deve fervir di forte feudo alla mal 
fondata opinione del Tafselli! 

. » • . Credat Judaus Jipella . 
Che le regole della Critica non ci permet• 
tono di ammettere fimili bandiere del Pio- 
vano Arlotto , le quali il Tafselli può an- 
dare a vendere a fuo bell'aggio agli Ebrei • 



CA- 



D Ι Ο R I A C Α Ρ. ίΧ. 71 

CAPO IX. 

Si dimofira il medefimo coir autorità 
di Appiano Alefandrino . 

APpiano Alefandrino nel lib. V. delle 
Guerre Civili dell' edizione di Carlo 
Stefano pag.q.6$. dà molto pefo alle noftre 
ragioni , ed infìememente una (mentita a que' 
Reverendi Padri , che fono ftati la princi- 
pal cagione di quefta noftra peraltro debole 
fatica ; poiché deferivendoci queito Scrittore 
le guerre tra Ottaviano Cefare , e M. An- 
tonio così dice : &$ $f iù ΈζρουΙΧιος ατηγ* 
yéX&tl τροτιων τω YLaicrccpi μίτα χιλ /w 
ίύ ticotoa-iw Ittìw ^ ου xarcù%m της 
ορμής 6 Α*ντωνιος)'Α&ύς ατό του %ύτνον 
μί^ ύν £ρ*ν ίτο'ιμων φίλων , iù IttÌw 
τετρακοσίων , μύ\α &ρασΊως iTtiyfitU y 
ίπζπίτι το7ς *χιΚίοις ni Τίντακοατίοις JJjw• 
ζρμινοις m τηρι ττοΛιν Ι ptccp , tl sktAtj- 
ξ<*£ , άμα'χίί τταρί7\αβίτί ^ κ. αυτής 
τιμίρας Ις το βρίντί<τιον iTccv^yayiv : 
Ut vero & Servilius twnttatus tft accedere ad 

F 4 O- 



7* Papatod. su la Fortuna 

C<efavem cum mille & ducentis equittbus , non 
fé continens ab impetu %Antonms , flatim ροβ 
Ccenatn quibufcum inverni promtis amicis , & 
equittbus quadvingentis , valde auda&er feflmans 
ìncidit in mille , & quingentos dovmientes adhuc 
atea uvbem Myriam , & tervitans , fine pugna % 
eepit , & eadem die Brundufium abduxit . No- 
tino qui i lettori le genuine parole di Ap- 
piano Alefandrino , e vedano , fé fotte flato 
poffibile a M. Antonio , fuppofto ancora , 
che egli aveffe Γ ale , nel medefimo giorno 
partendoli da Brindifi , ed andando colle lue 
truppe fino a Vereto dittante da Brindili 
nientemeno , che una feflantina di miglia , 
il forprender Servilio , e ritornarfene nel 
medefimo giorno in Brindifi ; facendo così 
nel giorno medefimo un viaggio nientemeno, 
che di cento-venti miolia. oltre di che non 
fi fa capire, come Servilio calando in foc- 
corfo di Ottaviano in Brindifi andar dovea 
in Vereto, e far quel portentofo inutile gi- 
ro. Tanto meno Γ Hyvta di Appiano Ale* 
fandrino efler puote quella del monte Gar- 
gano , come enormemente più dittante da 
Brindifi , che Vereto. fé fi riflettono perciò 
cotai circoflanze , bifogna confettare, che la 
noftr' Oria fia Γ Hyria di Appiano Aleian- 
drino , poiché eflendo da Brindifi diflante 
poco meri , che una quindicina di miglia , 
per cagion di tal ditta nza potette M. An- 
tonio far quella velociflima marcia , e ri- 

tor« 



Di Or ϊα Cap> IX• 73 

tornar nel medefimo giorno in Brindili j né 
avvi altro luogo di fimil nome , cui poffan 
le dette circoftanze applicarfi . Per la qual- 
cofa noi veggiamo , che gli Scrittori non 
difficultan di ciò . Briet tom. IL p. IL lib. V. 
de anitqua balia CapJX. n.z. Uria, aliter Hy- 
ria , & Uretum , uhi M. %Antonius cum paucis 
plurimos cppvejfit , hodie Oria. Il Salmon nel• 
la fua Opra intitolata Lo flato preferite di tut* 
ti i Paefì &c. nel w/.XXIIL, che contiene il 
Regno di Napoli parlando della noftr' Oria 
così dice : Sotto dt quefla Città al tempo deU 
le guerre Ciuili tra l/lugufto , e Marcantonio , 
fu affalito , e {confitto da qutfi* ultimo Setvilio 
parteggiano del mentovato Imperadore • Il Di• 
zionario Geografico iìampato in Napoli nel 
1759. nella parola Oìra : 0,y#„Uria , Hy- 
,, ria , Città d' Italia nella terra di Otranto 
„ con Vefcovato luffraganeo di Taranto, ed 
5 , un Cartello vecchio appiè degli Appennini, 
„ quefta è una Città antica, nella quale in 
„ tempo delle guerre Civili tra Ottaviano 
„ Cefare, e NI. Antonio fu affalito Servilio 
5, del partito di Cefare. 

Ora eflendo ben chiaro, che la noftr' Oria 
fia detta Hyria da Appiano Alefandrino , e 
niente variando nelf ortografia , e nelle let- 
tere à^W Hyria di Erodoto : Veggiamo ora, 
fé infatti fia TifteiTa Γ Hyria di Erodoto, e 
di Appiano Alefandrino . Ed invero allo- 
ra confefferemo noi , che il noftro argomen- 
ta 



74 Papatod. su la Fortuna 
to per queilo capo fia ο in tutto , od in 
parte debole, quando ci fi dimoftrerà , che 
V Hyr'ium del Monte Gargano , e Vereto 
preflb Leuca fianfi detti Hyria . Per parlar 
ingenuamente r non mi fi è prefentata auto, 
rità opportuna , cui Γ Oria del Gargano fi 
dichi Hyrja j ma folo la veggio detta Hy« 
rium , Uria m E febbene il Cafaubono ne' fuoi 
Commentar) fopra Strabone nel Ub.Vl. pag. 
ig^. della fua edizione dica: Et vìdetur bue 
pertinere , quod annotat Euflatbius quoque 
Ύριου prò To/ìj dici folitum: un tal prenderli 
Hyrium prò Hyria non è applicabile al cafo 
noftro ; perchè Euftazio parlò dell* Hyria di 
Omero . E quantunque poffano effer parole 
Sinonime: tuttavia vedendoli una tal coftan- 
za appreflb gli Scrittori di chiamar la no- 
ftr' Oria Hyria , e Γ Oria del monte Garga- 
no Hyrium ; par, che ciò abbian fatto per 
dar loro qualche diftinzione j e così Γ H\ ria 
di Appiano Alefandrino anderebbe a coinci- 
dere coli 9 Hyria di Erodoto. Ma fia debole 
il noftro argomento riguardo all' Oria del 
Gargano : farà tuttavia fortiflimo rifpetto a 
Vereto preflb Oggento ; perchè Vereto non 
fi difle mai Hyria, ma il fuo primiero no- 
me era Baris , come difle Strabone nel lib. 
Vi. ad Mann ufque y nunc Veretum ea dicitur • 
E quantunque il Taflelli vada dicendo , che 
Vereto anticamente fi chiamava Uria , ed 
Hyria : è ben vero , né può negarli , che 

egli 



Dr Ο fi ι a Gap. IX. 75 

egli ciò dica; ma non mai appretto il det- 
to Padre fi legge veftigio di prova alcuna, 
forfè perchè crede, che la fua fola autorità 
fia ballante a provare il tutto, e perciò di- 
cendo quello Rev. Padre nel //£.111. cap. IL 
della fua antichità di Leuca : „ anziché Stra- 
„ bone traportando quello fatto per atteftar, 
3 , che fia la Città di Verito vicino Leuca , la 
„ chiama egli Uria , ο Vereto , avvegnaché 
„ così fi chiamava anticamente Verito, ap• 
„ preflb del quale vi era un'altra Città chia- 
„ mata pure lina „ : coftrigne colla fua fevera 
autorità il povero Strabone a dire il contra- 
rio di quelche nel UbN\. avea detto , imper- 
ciocché avendo quello antichiflimo , ed auto- 
revole Scrittore detto nel citato libro : in 
medio iflhmo Tbyraei : non piace ciò al P. 
Taffelli , né vuole , che Tbyraei fia in mez- 
zo all' illmo tra Taranto, e Brindili , ove 
anche , era Γ Uria di Strabone ; ma con un 
Calcio furiofo fa faltare Tbyraei , ed Uria 
del fincero Strabone dall' iftmo , e le fa pò• 
fare , una fopra Vereto, e l'altra ai fian- 
chi di quello fopra il promontorio di Leuca. 






CA. 



η6 Papatod. su la Fortuna 

CAPO X. 

Si efami η a il famofo ρ affo di Strabonc «, 

in cui favellafi dell• Hyria di 

Erodoto . 

S Trabone, che fiorì fotto Augufto, e mo- 
rì fotfo Tiberio verfo Γ anno 2$. di 
Giesù-Crifto , merita il primo luogo tra i 
Geografi antichi; e per tralafciar gli altri 
fuoi ben meritati elogj , ci baiti per ora 
fentire quelche ne dille il Cellario nella 
Prefazione della fua Geografia antica : Stra- 
to , die' egli, antiftat , tamquam princeps ca• 
terovum , qui plura , qu<e fcripfit , peregri nabun• 
dus oculis fubjecerat . Perciò fé a noi riufei• 
rà confonder i noftri avverfarj coli' autorità 
di Srrabone , anzi fé ne ricaveremo ragioni 
a noftro favore, potremo comprometterci di 
una compiuta vittoria , avendo al noftro par- 
tito un sì prode ftimatiflìmo Scrittore. Que- 
fto dunque nel iib. VI. della fua Geografia 
cosi ci lafciò regiftrato intorno alla noftr' 
Oria ρας. 1^4. dell' edizione Atrebarenfe del 
Calaubono : In medio ijìbmo Tbyraei , ubi Re* 
già ojìenditur cujufdam quondam dittane aliqua 

pia* 



D ι Ο r ι a C α ρ. V• 77 

froditi • enimvero cum Herodotus dixerit XJnam 
effe in Jflpygw condita™ a Cretenstbus t qui e 
claffe Mtnois in Siciliani proferii erravevunt ς 
attt Thyraeos neceffe efl eam effe urùem , aut 
Veretum . 

Qui primieramente a chiare note fi fini* 
ice di abbattere il P. della Monaca, perchè 
Strabone vuole in quefto luogo , che ¥ Hy• 
via di Erodoto fia ο Thyraei tra Taranto ,- 
e Brindifi , cioè in mezzo air iftmo , ο Ve- 
reto preflb Leuca. dunque affatto efclude Γ 
Hyrium del monte Gargano; e n* aifegna la 
ragione , cioè , cum Herodotus dixerit Uriam ef* 
fé in Japygia ; giachè a Strabone era ben 
perfuafo, che ne* tempi di Erodoto la Japi- 
gia non giugnea fino al Gargano , il che 
anche pretendea verificarfi a tempi fuoi , 
perchè così veniva appellata dalla maggior 
parte degli uomini a tempi fuoi : quam pie* 
vique Japygiam Mejfapiam , Calabriam , & Sa. 
lentinam appellante 

Per fecondo malamente il Taifelli argo- 
menta dal luogo di Strabone : ergo Vereto , 
e non Oria fu Γ Hyria di Erodoto . e po- 
tremmo dir noi : 

SpeBatum admifji vifum teneatis amici? 
poiché ogni modello , e Savio letterato di- 
rebbe ragionevolmente , che il P. Taifelli 
molto fi avvanza in voler onninamente, che 
Γ Hyria di Erodoto fia Vereto , quando Stra- 
bone mette foto ciò fui dubbio dicendo , 

che 



7? Papatod. su la Fortuna 
che bifogna prender per Γ Hyria di Erodo 
to, ο Tbyraei in mezzo all' iftmo tra Ta« 
rsLYìto , e Brindili , ο Vereto preffo Oggento. 
Έ pure il detto Padre Capuccino replica ciò 
più volte nella fua accennata Opra , e crede 
effer, come un dogma, che Γ Hyria di E- 
rodoto fia Vereto preffo Oggento . Io per 
me fon rimafto molto forpreio , e non so , 
come il detto Padre abbia voluto imporre 
ai pazienti lettori , portando nel medefimo 
tempo le parole: aut Tbyraeos neceffe ejì eam 
effe urbem , aut Veretum , ed aiierendo infie* 
memente , che ad ogni conto effer debba 
Vereto Γ Hyria Erodotea . 

Ma lafciamo quefto buon Padre da parte, 
«d attendiamo al tefto di Strabone , il qua- 
le dicendo , come fopra rapportammo , aut 
Tbyraeos neceffe efl eam effe urbem , aut Vere• 
tum , ci reca non poca difficoltà ; non ba- 
ftando noi capire * onde nafca queila necef- 
fità , che Γ Hyria di Erodoto effer debba ο 
Tirei tra Taranto , e Brindifi , ο Vereto 
preffo Leuca . Ed in vero forfè forfè un tal 
luogo avremmo dovuto lafciar ad Edippo 
per interpretarfi , fé Γ acuto Critico Ifacco 
Cafaubono non ci fomminiftraffe gli oppor- 
tuni lumi. Dice intanto quefto fvelto Scrit- 
tore nelle note del fuo Strabone : cum mox 
adclat , vìderi Uriam banz effs , ob fimìlitudi- 
nera nominum : puto legendum omnìno effe 
Oòpcdov Uraum , non Qupccioi/ Tiyf/Wm • li* 

bra- 



DiOrìa Cap. V. 7p 

orarli ex Ου faerunt lubrico admodum lapfu y# 
Equidem Tbyneum in hoc traBu nufquam re* 
perio . Herodoti autem focus efl libro fepurno . 
j[t in ejus libris non ovpiot Vria , /ed {jpìoi 
Hyria legitur .• et videtur bue pertinere , quod 
annotai Euflatbius quoque TWjjì; Hyriam prò 
Hyrion y^ùiov dici folitum . 

Ed ecco fnebbiati con quefìa ficura {cor- 
ta i primi impedimenti , ch^ rendeano ofeu• 
ro il luogo di Strabone . per ìb*;za del kn• 
fo dell' Autore fa uopo , che fi fijppongano 
due parole confimili , onde nafea la neceffi- 
fità di dubbitare , e perciò, fecondo da~fuo 
pari riflette il Cafaubono , bifogna leggere 
appreflb Strabone Utaum , e non Tbyréeum , 
che fi legge ne' MM. SS. e tal errore è 
nato dalla negligenza de 5 Copifti in aver 
forfè fatto faltar qualche punto neir Ο , ο 
che fiafi intrufa dentro qualche picciola mac- 
chia , per la quale fia fembrato in vece 
di O, e perciò in vece di leggerfi Q'vpouop 
Vraum , fofsefi pofeia letto QuqoìÌov Tby~ 
tfaeum . 

Da fimil critica correzzione abbiamo il 
motivo, perchè Strabone dubbitava in quel 
luogo del fito dell* Oria di Erodoto, imper• 
ciocché efsendo in mezzo ali* ifthmo , tra 
Taranto e Brindifi Uraum , ο fia Hyrtum , 
e Vereto prefso Leuca , ed avendo quefti 
due nomi di Città fillabe confimili , ci la. 

feia- 



go Pafatod. su la Fortuna 
fciano perciò perplefli per la loro fomiglian* 
za , né ci fanno rifolvere , qual delli due 
efser debba 1' Hy ria di Erodoto . efsendo a- 
dunque Strabone in un tal dubbio non fa 
fé Uraum efser debba Uria , ο Veretum Una * 
enimvero cum Herodotus dixerit Ur'tam condì* 
tam effe a Cretenftbus , aut Ur<eum neceffe efi 
eam effe urbem , aut Veretum .• E credo , che 
Strabone farebbe rimafto fui dubbio , fé mof- 
fo da* ragioni , che non efprime , non avef- 
fé rifoluto, che Uria eiTer debba Uneum , e 
non già Veretum-^ poiché più fotto fenza al- 
cun dubbio dice : Uria inter Brundufium , & 
Tarentum . E' adunque ben chiaro , che il 
luogo di Strabone tanto decantato dal Taf- 
felli non folo non favorifce la fua mal di- 
gerita opinione , ma di vantaggio conferma 
il noftro fentimento,e fa vedere quanto po- 
co fia flato riflettuto dai noftri avverfarj , 
che ad una fola occhiata , che danno fu i 
libri , credono capirli fubito . E 1 . tanto poi 
vero , che Strabone parla a noftro favore , 
quanto con fommo noftro piacere oifervia- 
mo , che gli eruditi , ed i letterati così tut- 
ti Γ intendono . Giovanni Blavio nel fuo At- 
lante vol.Vìll.pag.zoz. Caterwn ad conditore^ 
urbis quod attinet , H:rodotus ( quem locum et" 
iam Strabo ante fupra /cripta allegat ) ah , 
Hynam , /ìve Uriam medio inter Brand ufi um , 
Tarentum-jue itinere /ìtum oppidum a Crctenfi~ 
bus effe conditum , qui a claffe Minois in Si* 

e!" 



ìdi Or τ a Caf. X• Si 

ctlìam profeta eo evagati erant . Il Cellario 
Geograpb. %4atiqu. tomA. //ó II. Cap.lX. pag* 
QOZ. In ipfa via , qua Tarento Brundufium 
fert , Uria fuit 5 alia ab fila in %Apulia circa 
Garganum montem Herodot. /id.VIL Gzp.CLX. 
fertur , dum circa Japygiam Cretenfes naviga- 
rent , Ulto fubfìdentes , urbem Hyviam condidtf- 
fe* 7 Hyria autcm eadem , qua Strabonis Uria , 
& ut videtur Plinti Varia. 

Il famofo Briet tornii, par. ih lib. V. de 
antiqua Italia cap.l)i> n.z. Uria, aliter Hyria , 
& Uretum . . . tn ea erat Regia divitis cu- 
jujdam indigena , perchè così dicendo : erat 
Regia &c. dinota il luogo di Strabone, ove 
fi leggono le dette parole. 

Il chiariffìmo Mazochio ne* Commentar) 
fopra le Tavole Eracleenfi ColleftN\\\.aJnot. 
96. attefta lo fteflb colle feguenti parole : 
pertinet autem ad YVjjj; Herodoti y qua Stra* 
s boni , & aliis 0miot Uria , & hodiedum 
Oria vocatur , Epìf copali fede gaudens , exfeu- 
dis Excellentiffimi Ptincipis Francavilla • E 
nel Collet.lX.Cap.HL w.98. Salentinos excipie* 
bat Mdjfapia , in qua Herodoti Hyria , fìve 
Strabonis Uria in iflbmi faucibus • 

Dovrà intanto arroflirfi chi crederà il con- 
trario in faccia di uomini sì illuftri > e refi 
tanto celebri nel mondo letterario; ed il P. 
Talselli potrà fare a meno di pafsar oltre , 
e far da cenfore fopra la perfona dei chia- 

G rif- 



Sa Papatod. su la Fortuna. 
rifilino Q. Mario Currado Ontano; poiché 
non contento quello Padre aver moftrato la 
debolezza de' fuoi talenti nell' interpetrar il 
luogo di Strabone; come fé avefse il tutto 
con fommo criterio e fapere aflbdato , fi fra- 
glia contro il Currado , e Gio: Giovane 
dicendo : „ Non fia però maraviglia , fé in- 
„ gannati dagli accennati traduttori , e da' 
„ tefti fcorretti , Quinto Mario Corrado , e 
„ Giovanne Giovane voleano, che l'Hyria di 
3 , Herodoto fia la Città di Oria poco di• 
„ ftante da Manduria , „ ed il tefto Cor- 
retto fecondo lui era , che il Currado leg- 
gea appreifo Strabone Stadj 800. diftanza di 
Vereto da Leuca , e non già Stadj 80. co- 
me va dicendo ilTaffelli nel libili. cap.XX, 
per la qua! corruttela ne nafcea , die' egli , 
che Vereto efser dovea Oria tra Taranto , 
e Brindifi. Quefta critica intanto del Taf- 
felli fatta al Currado, per fervirnii de' ter- 
mini del Foro , è Orrettizia, e Surrettizia. 
Orrettizia , perchè attribuire al Currado , 
quelche quefto letterato non fi è mai fogna- 
to , come può vederfi in tutte le fue Opere . 
Surrettizia , perchè nafeonde ed occulta quel- 
che egli ricavava da Strabone, il di cui te- 
fto , come peritiifimo nella Greca favella, 
intendea meglio del Tafselli , che a mal pe- 
na capiva i trafporti . Q.Mario Currado adun- 
que per forza del parlar di Strabone era cer- 
to , che Γ H/ria di Erodoto era la noftr' O- 

ria, 



D ί Ο R Τ A C Α Ρ. Χ. 8 $ 

ria, come fecero altri uomini infignì da noi 
lopra rapportati . ma che ciò ricavala il Cur- 
rado dal numero de' Stadj , quefto orretti• 
ziamente lo dice il Taffelli > la di cui criti- 
ca contro il Currado efsendo Orrettuia , e 
Surrettizia, merita da' letterati di favio di- 
scernimento un contrario Decreto . 






G * CA- 



3?4 Papa τ od• su la Fortuna 



CAPO XI. 

Si efamìna un luogo di Varrone , da cui 

pretendon taluni ricavarfì effer Oria 

fondata da Lizzio Idorneneo , e 

7ion già dai Cretefi detti 

Ceretei . 

Già finora abbiam prodotto ragioni tali, 
che fcmbra doveri! fenza alcun dub- 
bio conchiudere , che Γ Hyria rammentata 
da Erodoto fia la noflr Oria ; ed infieme- 
mente crediamo , che con adequate rifpofte 
abbiamo fciolto gli ftorti raziocinj degli av- 
verfarj . Rimane folo da rifletterli un luogo 
di Varrone citato dal Marciano Itb. I. cap. 
X. , e da altri ; dal qual luogo fi pretende 
dedurre, che Oria fu fondata da Lizzio Ido- 
rneneo, non già da que' primi Cretefi . Il 
luogo di Varrone è un frammento citato da 
Probo Gramatico ne' fuoi Commentarj fopra 
Γ Ecloga VI. di Virgilio, e fuole rappor- 
tarli così concepito : Varrò in III. Remm 
Huwanamm refert ; Gentis Salentina nomen tri- 
bus e locis fcrtur coaluiffe , σ Creta , lllyrio , & 

Jta« 



di Oria Cap. XL 8s 

Italia. ìdomeneus e Creta , Oppi do Lift ο puU 
fus per feditionem bello Magnenfium cum grafi* 
di manu ad Regem Clivicum venit ad lllyncum. 
ab eo hem accepta manu cum Locrenfibus pie* 
rifque profugis in mari conjunftus 5 amicitiaquo 
per fìmilem cauffam fociatus Locros appulit , *υα• 
cuata eo mttu urbe , ibique poffedit aliquot oppida, 
et condìdìt , in queis Uriam , et Caflrum Minerva 
nobiltffimum . 

Ed in vero un tal luogo di Varrone citato 
da Probo Gramatico ha dato molto che pen- 
fare ad alcuni Scrittori Salentini ; poiché 
il Marciano per conciliar Erodoto con Var- 
rone difle , ma capricciofamente , che effon- 
do queir Hyvia di Erodoto pria diftrutta , fu 
di nuovo fabbricata da Lizzio Idomeneo. 
Altri fpiegano quel condìdit per ampliò , e 
diftefe • altri riferifeono Vriam ai verbo an- 
tecedente poffedit non già all' altro condìdit * 
altri negano finanche l'autorità di Varrone, 
e dicono eiferii quefto Scrittore Latino in- 
gannato , perchè fi oppone ad Erodoto , e 
ad altri claflìci Scrittori . 

Ma non ci è bifogno di tanti sforzi di 
mente, e di tanti ragiri per conciliar Ero• 
doto con Varrone , e toglier via da quefti 
due Scrittori quell'aperta inimicizia , che ta- 
luni han creduto * poiché effendo fiato da 
noi oifervato il tefto di Varrone appreffò 
Probo Gramatico ne'fuoi Commentar) uniti 
con quei di Servio , Mancinello , Alcenfio ? 
G 3 Pie* 



S6 ^ Papatod. su ia Fortuna 
Pierio, ed altri fopra Virgilio ftampati in 
Venezia nel 1543. * n un g r °ff° volume in 
foglio : ivi in vece di Or am , & Calhum 
Minerva nobtlifltmum , fi legge .• in quets [ efl) 
Urès , & Caflrum Minerva nobilijfimum . Il 
perchè a tutt' altro pensò Varrone in quel 
luogo, che a dire eflere fiata Oria da Liz- 
zio Idomeneo fondata , ο rifabbricata , ο 
ampliata, ο abitata . Ed ecco come Varro- 
ne niente ad Erodoto, ed a quelche noi fin 
qui abbiam provato , fi oppone . Coli' occa- 
sione di tal luogo di Varrone mi fovviene 
una troppo fupina negligenza del Salmon 
nella fua grand'Opra intitolata: Lo Stato pre« 
/ente di tutti i Paeft , e Popoli del Mondo nel 
Volume ΧΧΙΙΓ. , ove facendo la defcrizione 
del Regno di Napoli , e parlando di Oria 
dice : „antichifiima è la fua origine, creden- 
„ dofi fabricata da Idomeneo , oppure , come 
5 , vuol Varrone daMinoeRe di Creta ^ • nelle 
quali parole grande invero è l'equivoco , e 
la confufione ; mentre afserifce , che Varro- 
ne è di opinione efiere fiata Oria fondata 
da Minoe Re di Creta ; ( il che nefiuno 
Scrittore antico fé Γ ha fognato , non che 
Varrone ) e che autori diverfi da Varrone 
credano eifere fiata fondata da Idomeneo j 
il che folo han pretefo taluni , che dica 
Varrone , ingannati dal di lui tefto con pò* 
ca fede rapportatole non già gli altri Scrit- 
tori antichi • Si vede adunque , che il Sal- 
mon 



Di Oria Cap. XI. 87 

mori troppo negligentemente attribuisce a 
Varrone quelche non è fuo, né di Scrittore 
alcuno; e toglie a Varrone quelche , fecon- 
do alcuni Scrittori poco accorti , è fuo • il 
nvjtivo di tai sbagli fuppongo effere flato, 
l'aver egli forfè letto varj Scrittori antichi, 
e moderni , che di una tal origine han fa- 
vellato , e le varie fpedizioni contro la Si- 
cilia de' Cretefi , fotto il comando di Mi• 
roe , e dopo la di lui morte , ( come dire- 
no a fuo luogo ) , né prendendofi la pena 
iì ben riflettere il tutto , e più tofto alla 
memoria fidandofi , la quale per la lunghez- 
2a del tempo fuole indebolirli , e confonder- 
fi: abbia creduto paflar le cofe appunto , 
cerne nel tempo, in cui fcrivea , nella fua 
memoria fi raggiravano. 






CA. 



88 Papatod. su la Fortuna 



CAPO XII. 

Del tempo , in cui Oria fu dai Cretefi 

fondata . 

ABbiam finora al primo noftro fcopc 
foddisfatto , ed al primo noftro im- 
pegno , che era il dimoftrare effere la nofb' 
Oria ftata fondata da quei Cretefi , che ri- 
tornando dall' affedio di Camico in Sicilia 
e forprefi da una fiera borafca , come Ero- 
doto racconta , furono buttati a terra nella 
provincia Idruntina . acciocché poi fi veda 
con maggior diftinzione una tal di lei por- 
tentofa antichità, fiam qui per dimoftrare , 
che la noftr' Oria fu fondata molto prima 
della diftruzione di Troja, ed infiememcnte 
dobbiam fiflare il tempo , in cui fu fondata• 
Per quelche riguarda il primo , iì prova 
ciò coli' autorità di Erodoto da noi diftefa- 
mente nel Cap.V. porrata : ove leogefi pri• 
mieramente, che la diftruzione di Troja av- 
venne tre generazioni dopo la morte di Mi• 
noe : teniaque ab exceffu M/non iftate res Tro* 
janas fnifie • Onde fi deduce chiaramenfe , 

che 



Di Oria Gap. ΧΙΓ. 8? 

che tanto la prima fpedizione fatta da Mi- 
noe , allorquando inseguiva Dedalo , quanta 
Γ altra poco dopo fatta dai Cretefi per ven. 
dicar la morte del loro Re Minoe , furon 
molto prima della guerra Trojana , cioè tre 
generazioni prima, per fecondo , che la noftr* 
Oria fia ftata prima della diftruzione di 
Troja fondata , fi deduce da Erodoto mede- 
fimo ancora, quando nel citato tefto difle , 
che eflendo ftata Γ ifola di Creta dcfolata 
per cagion della fpedizione contro Camico r 
fu pofeia dai Greci abitata ; i quali Greci 
della feconda popolazione di Creta andarono 
cogli altri Greci all' afiedio di Troja, come 
accennammo nel Cap. IL e quefli Greci do- 
po la diftruzione di Troja efsendo in Creta 
ritornati perirono unitamente coi loro be- 
ftiami per la fame, e per la peftilenza. on- 
de fi fece dell' ifola di Creta la terza popo- 
lazione . E' adunque indifficoltabile , che fé 
i Cretefi della feconda popolazione marcia- 
rono all'attedio di Troja, e quei della pri- 
ma all' afledio di Camico , e fé quei , che 
andarono ad afsediar Camico , come raccon- 
ta Erodoto, buttati dalla tempefta nella Ja- 
pigia , ivi fondarono Oria : con ragione pur 
troppo foda afseriamo , che la fondazione di 
Oria dovette preceder molto tempo la guer- 
ra Trojana . 

Né la diftinzione di pivi Minoi , che fa 
il P• Beatillo Gefuita nelle annotazioni fa- 



pò Papatod. su la Fortuna 
pra la vita di S. Irene Protettrice della 
Città di Lecce, fa sfuggire al detto Padre 
il ccnfefsare , che Oria fia fiata fondata pri- 
ma della guerra Trojana ; poiché per pri- 
ino fia chi fi voglia quel Minoe, che morì 
in Sicilia uccifo da Cocalo , fempre farà 
chiaro il tefto di Erodoto da noi rapporta- 
to : tertiaque ab exceffu Mìnois atate res Tro* 
ianas fuìffe , con queir altro, che fopra fi è 
detto. Per fecondo quantunque fi diftingua- 
no più Minoi, come vogliono molti Scrit- 
tori , fra quali Diodoro Sicolo i e Plutarco 
in Tefeo , che ne vogliono due , ο altri , 
come può vederfi nell* ultimo Dizionario 
Iftorico, che vogliono efsere fiati tre Mi- 
noi* e quantunque ancora Erodoto nel rap- 
portato tefto per ippotefi avefse confufamen- 
te parlato : non per quefto potrebbe forma• 
re argomento il Padre Beatillo , che Oria 
fofse fiata fabbricata dopo la diftruzione di 
Troja; poiché Erodoto non diftinguendo pili 
Minoi , deefi credere , che abbia parlato di 
quel Mi noe , di cui ha parlato altre volte. 
Il Minoe, di cui parlò altre volte, è il fi- 
glio di Europa , ο fia il primo , come egli 
medefimo l'accennò nel hb.l. ο fia in Clio• 
Contendentibus prò imperio Europee filiis Sarpe* 
done , atque Minoe , Minos fupertor fcftus ex• 
pulit S arpedonem , ejujque conjptratores . E per- 
ciò s'ingannan coloro, che attribuifeono la 
morte di Minoe in Sicilia al terzo Minoe, 

quan- 



DI Oria Gap. ΧΙΓ. pt 
quando dee attribuirfi al primo in tal fup- 
pofta diftinzione di più Minoi. 

Ora vegniamo alla feconda parte di quel- 
che abbiam propofto , cioè a fìffar il tempo, 
in cui fu Oria dai Creteiì fondata, il che 
per iftabilire, bifogna prima aiTodar due co- 
le j cioè il .tempo della diftruzione di Tro- 
ja , e come fi debbano intendere le genera- 
zioni , ο fiano età , di cui parla Erodoto ; 
giacché quefto Scrittore dice , che la morte 
di Minoe , per cui i Cretefi marciarono in 
Sicilia, e pofcia fondarono Oria , avvenne 
tre generazioni prima della guerra Trojana . 
E perchè la inflazione dell' anno della diftru- 
zione di Troja dipende ancora dalle genera- 
zioni , come vedremo; quefte prima , come 
fondamento, bifogna affodare . 

Non v* ha dubbio , che di vario fentimento 
fiano flati gli Scrittori in definire il tempo 
delle generazioni , come fra gli altri può ve- 
derfi il Mazochio nella Dtatrib. I. cap.W. de* 
fuoi Commentar) fopra le Tavole Eracleenfi, 
appreflb di cui alcuni definifeono la genera- 
zione per lo fpazio d' anni fette * altri di 
25.; altri di 2,7.; altri di 100. ; ed altri 
dicono y che tre generazioni formano cent* 
anni. Ed in vero in tanta varietà di opi- 
nioni ci dovremmo fmarrire , e perder la 
fperanza in tanta ofeurità di venirne a ca- 
po ; fé Erodoto non e' incoragifse, e ci gui- 
dalie in sì alpeftre difaftrofo cammino, im- 

per-» 



<pz Papatod. su la Fortuna 
perciocché ο vere , ο falfe fiano le opinio- 
ni da noi riferite, non avvi difficoltà alcu- 
na, né niuno ci potrà contraltare , che le 
generazioni, di cui parla Erodoto , fi deb- 
bano intendere in quel fenfo appunto , in 
cui Erodoto medefimo l'intende ; il quale 
nel lib. II. , ο fia in Euterpe dice : y^nta 
yccp τρζίς <χ»ί>ρωι> , ìkoltov Ìtìoc ì?i • 
generationes enim hominum tres , centum anni 
junt . Omero ancora par , che fia flato dei 
medefimo fentimento , il quale nell' Iliade 
Kb. I. ver. 247. così diffe : 

. . • . To7cn %l NèV^p 

ϊΐ^υίτης ùvòpovTi , Xiyue ΤΙοΧίω» αγορητη^ 
Ύου vi άτο yhwTViti μίΧίτοζ γΤκυκιων 

ptn> αυάη . 

ω ò ηοη ùuo μζ» ymcci μ^ροτων αν• 

' & ρ ω των 

<p\llOC-U ) 01 01 TpOT-JW CC[ACC τροίφζ» 

η$> èywovTQ 
EV Πυ'λω vyccd'iyi , μίτοΙ %è rpirdrwjw 

CCVCCO~(TèV • 

. - . . Inter eos autem TsJeflor 

Suaviloquus furrexit , argutus Pyliorum orator, 
Cujus etiam a lingua melle dukior fluebat 

Sermo , 
Hit jam du# generationes articulata voce loquen* 

tiltm bominum 
Deficcrunt , qui cum ipfo antea /intuì nutriti• 

fue« 



Di Oria C a ρ. XIT. 93 

fuerant , & geniti 
In Pylo admodum divina , inter tertios autem 

regnabat . 
Ove fé le generazioni fi prendeflero da O- 
mero per lo fpazio di cento anni , Neftore 
farebbe viifuto nel trecentefimo anno di fua 
età • il che forpaifa ogni credenza , ed il 
folito della vita umana . Ma tutto correrà 
bene in Omero , fé prenderemo le genera- 
zioni di Omero, come quelle di Erodoto > 
cioè d'anni trenta tre circa; perchè così in 
quei tempo Neftore fi trovava nella terza 
generazione, cioè verfo i novant' anni circa 
di fua età . Ben so , che taluni tengano per 
prodigiofa l'età di Neftore ; ma non dee 
effer tanta quefta , che giunga al terzo fe- 
colo . Mi fi opporrà quel luogo di Ovvidio 
Metamorpb. /ιέ.ΧΙΙ. verf.iSp. Ove introduce 
così Neftore di fé a parlare: 

vixi 

%Annos bis centum , nunc tertia vivitur atasl 
Ma qui bifogna dire , che Ovvidio ο ab- 
bia rallentato troppo il freno alla favola , ο 
che finiftramente abbia intefo il luogo di 
Omero da noi fopra citato , il quale par , 
che voglia nelle fue Metamorfofi efprimere. 
Sembra dunque, che Omero vada a confo- 
nanza di Erodoto ; e perciò nel medefimo 
fenfo ancora fa uopo prendere Efiodo quafi 
Coetaneo di Omero , quando così cantò nel- 
la fua Opera intitolara Opera, & Dieslibl. 



9* Papatod. su la Fortuna 
Auvtp ίτ& y^ τούτο yivos χ,ατκ yaloc 

AvSg W ccfào πτκρτο» ίπι γ^ονί πον 

λυβοπίργι > 
ZcuV Υίρονΐ%ης τοΙητΒ^ικουί^προν tl upuo^ 
Α'νΊρων ηρών» ${iov γίνος^ οι xaKiQvmi 
Ημ/θΐο* , τροπρίι yiviy xccr dirùpovoc 

ycuccv* 
Kcw τους μξ» ποΧψοττζ χοοιος , tl φν• 

Χοτις ΟΛΡη , 
TouV μιν Ιφ ίπτΜ.πύ\<ύ &ηβ*ι xochpifiìit 

yuiY) 
ίΐλζτζ , μοίρναμίνους μηΚνν hw ΟΓδ*- 

ποί><χο . 
Τους }>i t£ iv νηετσ-ιν υπίρ ^iycc Aour^coc 

Έι$ Τροιην ccyccyw^ ξΧίνης \νικ ηΰχομοιΟ) 
EVS^ ήτοι ΤνΌ$ μιν Stvocrou τί7\ος άμφι* 

Sed pojlquam & hoc genus terra operuh , 
Rurjum etiam aliud quartum fuper terram muU 

forum alumnam 
Jupiter Saturnius fecit juflius , & melius , 
Vìrorum Heroum Divinum genus , qui vocantur 
Semidei^ in priore generatione per immenfam 

terram . 
Kos quoque bellumque malum ,& pugna gravis f 

Λΐιοί 



Di Or γα Cap. ΧϊΓ. p ? 
%Alios qutdem ad feptìportes Tbebas , Cadmeaw 

terram , 
P e rdidit pugnante* , propter oves Oedipi . 
%AIiqs vero & innavibus fuper magnum flutlum 

maris 
%Ad Trojam ducens , Helena gratta pulcbrtcom(e^ 
Ujì quidem ipfos mortis quoque finis adobruìt • 

Se Efiodo adunque attefta , che la guerra 
Trojana avvenne nella generazione anteriore 
alla fua : in priore generatane : dovette per- 
ciò il medefimo Efiodo ritrovarfi nella ge- 
nerazione pofteriore , ed in quella fcriver le 
fue Opere. Dunque tra la guerra Trojana, 
e tra il tempo, in cui Efiodo fioriva fram- 
mezzar fi dee una fola generazione , e fé 
appreflò quefto Scrittore una generazione 
comprender dee lo fpazio di anni trentatrè 
circa , bifogna credere , che Efiodo vifle , e 
fiorì trentatrè anni circa dopo la diftruzio- 
xie di Troja. 

Ciò aflbdato , Erodoto foggiugne in Eu- 
terpe, ο fia nel //£.11., che Efiodo , ed O- 
mero furono quattrocento anni prima di lui: 
HV20W yccp jl Ο'μηρον ηΧικΙηρ τζτρκ- 
χοΆοκγι ζΤξοι ί>οκζ& juX τρζτβυτίρους yi* 
VìtÒcli , 7L• ου τΧίοσΊ. Hefiodum enim , 
& Homerum atate quadringentis annis puto me 
feniores fuifje > & non pluribus . Aggiunta dun- 
que la generazione avanti Efiodo , cioè anni 
trentatre a quattrocento , affermeremo, che 

Ero• 



$6 Ραρατοβ. su la Fortutvt^ 
Erodoto nacque quattrocento trentatre anni 
dopo la diftruzione di Troja . 

Inoltre Gellio coll'autorità di Pamfila nel 
7/5. XI. Cap.XXW. attefta,che Erodoto avea 
anni cinquantatre nell 1 anno primo della 
guerra Peloponnefiaca , dunque aggiugnendo 
anni cinquantatre a quattrocento trentatre , 
avremo , che il primo anno della guerra Pe- 
loponnefiaca avvenne quattrocento ottantafei 
anni dopo la diftruzione di Troja . 

Ora l'anno primo della guerra Pelopon- 
nefìaca per comune confenfo di tutti i Cro- 
nologi fu il quattrocento trent' uno prima 
della nafcita di Crifto, il quai tempo fom- 
mato con quattrocento ottantafei „ vengono 
ad effere novecento diciaflette anni prima 
della nafcita di Crifto , e perciò la diftru- 
zione di Troja a-venne novecento diciaifett* 
anni prima di nafcer Crifto . 

Potrebbe opporli qui una difficoltà rica- 
vata da un Opra di Erodoto , intitolata La 
vita di Omero , e flimata da Claflici Crono- 
logi molto forte , ivi così fi legge : *Ab Ho• 
mero nato anni funt [excenti viginti duo ad 
Xer/ìs ufque in Gneciam tvajettum , qui videli- 
cet juntto Hellefponto pontibus cum exercitu ex 
%Afia in Europam ptnetravit , ex bis igitur fa* 
cile fuerit cahulo colltgere tempus et , qui Pra• 
toYum %Athenienfium rationem babuerit , nam a 
Trojano bello claruit Homerus annis ccntum fé• 
xflginta otto. Ma qui primieramente bifogna 

ri- 



Di Or τα C a ρ. ΧΤΓ. 97 

riflettere , che fé Erodoto foffe Γ autor ge- 
nuino della Vita di Omero , contradirebbe 
a quelche egli diffe nella fua Storia , cioè 
l'eifcr vifluro 400. anni dopo Omero , ed 
Efiodo ; giachè nella Vita di Omero avea 
detto , che fra Omero fino a Serfe fi fra- 
mezzavano anni 622. . Per fecondo faper 
debbono gli Eruditi , che Erodoto non fu 
l'astore della Vita d' Omero, ma un Ano- 
nimo molto da Erodoto d' AlicarnaiTo di- 
verfo, e non troppo intefo delle cofe anti- 
che , che volle infignir la fua Opera col 
nome di Erodoto, come ci perfuadono tuN 
te le ragioni critiche , ricavate in partico- 
lare dalla natura dello ftile , e della frafe , 
che fi vedono nell' autor della vita di O- 
mero, diverfe da que' delle Mufe di Erodo- 
to, onde l'autor della Vita d' Omero dee 
pili torto Pfeudo- Erodoto appellarfi ; del che 
fé i Lettori vorranno ofTervarne le partico- 
larità , potranno leggere la dottiifima , e 
profonda Prefazione di Stefano Berglero pre- 
meffa air OdiiTea d 1 Omero della fua edi- 
zione . 

Tale è il noftro raziocinio intorno al 
tempo della diftruzione di Troja , il quale 
poco difeorda dall' opinione dei Cavaliere 
Iiacco Newton: che leggefi nel taw.III.de* 
fuoi Opufcoli , nell' Opufcolo XXII ,e XXIIL 
Non credan però gli eruditi Lettori , che 
avvicinandoli una tal noftra opinione a quel- 
li la 



^8 Papatod. su ia Fortuna 
la del. Newton intorno alla diftruzione di 
Troja j vogliamo adottare il Newtoniano 
fiftema intorno Γ inriera antica Cronologia , 
afialito e combattuto da tanti Scrittori ed 
Inglefi, ed efteri , e mal ricecuto , come cre- 
duto contrario ed alla Divina Scrittura , ed 
alla comune Cronologia , ed all' autorità di 
ben molti antichi autorevoli Scrittori . né 
fé mai ci forgefse talento purgar il Newton 
dalle molte accufe , ed objezioni di tanti 
Scrittori , giugnerebbero le noftre fiacche 
forze ad interamente difenderlo di sì gran 
numero di bravi oppofitori , né farebbe luo- 
go di quefta Operetta , in cui una tal di- 
greffione formar dovrebbe un ben grande vo- 
lume * poiché le tante objezioni , che cir- 
condano il Newton^ non ferifeono una tal 
particolare opinione , fuorché un pafso di 
Erodoto , il quale fé intender fi deve , co- 
me molti eruditi Cronologi , e Critici Γ 
hanno intefo, rinuncierei torto una tal mia 
opinione, ed abbraccierei qualche altra più 
ragionevole e fondata . Quindi avendo un 
tal luopo di Erodoto feriamente riflettuto , 
per quindi abbracciar quell' opinione , che 
ha più aria di vero , non folo non veggio 
cfserci quella forza , che molti Scrittori vor- 
rebbero , ma mi lufingo da quel luogo la 
noftra opinione vie più confermarfi. 

Adunque Erodoto in Euterpe , ο fia nel 
lib.ll. ( come il rapporta il dottiliimo Cap- 

puc• 



Di Oria Gap. XIL gg 
puccino a Benne ttis Cbronolog. & Critic. tom. 
Vì % avt.V. Proteggili, pag^^y. ed/t. Rom.) di- 
ce: u4 Pane ( quem Mercurii fiimm ex Pene* 
lope a Gracis , unumque ex Diis o&o vetuflijfi» 
mis ab JEgypttis habitum fuiffe refert ) , juam 
ufque ad atatem annos 8 00• fere , pauciores 
vero , quam a Trojce excidio , interfluxiffe feri* 
bit: ipfe vero fìquidem ante Chrijli natal m an• 
no 484. in lucem edhus juent , inde fit , ut ip~ 
fius opinione T^oja excidium ante Chrijlìanam 
JEram anno 1284. ai mìnus conti gerit. E nel• 
la pag. 386. iAutlor efl Herodotus lìb. IL cap. 
I45. ante Chriftianam JEram natus anno 484., 
aut 482,, a fua atate ad Bac^hum , & Cad- 
mum annos intercedile JÓOO, , ad Herculem 
5700. , ad Panem Trojana poflerwrem balo/i 
800., & de vita Homeri §.38. in fin. ah ex* 
cidio Tvoj<e ufque ad X^r/is trajrffion m in Grce- 
ciam annos JQQ. interfluxiffe tradii * Quante 
volte dunque farà vero, che Pane fu dopa 
la ρ re fa di Troja , e da Pane fino alla na« 
feita di Erodoto fi framezzavano anni otto- 
cento , anderà in fumo la noftra opinione 
oppofta al calcolo, che ne forma l'erudititi 
fimo Cappuccino a Bennettis . E' d' uopo 
perciò, che fi rifletta un tal luogo decifivo 
di Erodoto. E per primo i dottiflìmi Av- 
verfarj medefimi non fono intieramente fod• 
disfatti del fenfo dato al luogo di Erodoto, 
poiché il Palmerio rapportato ivi dal Ben- 
Jiettis vi fcuopre un grande sbaglio , non 
Ji % pò- 



ιοο Paìatod. su la Fortuna 
potendofi capire, come tra Bacco , ed Ero• 
doto fi tramezzino anni 1600. , quandoché 
poche generazioni fi frappofero ( come egli 
dice ) tra Bacco , e la prefa di Troja , ond* 
è, che il detto Palmerio vuol corrigere il 
luogo di Erodoto , onde malamente fi de- 
durrebbe , che Bacco foffe flato anni 8oo* 
prima della prefa di Troja , quandoché poco 
tempo frammezzar fi dovette . Quindi è , 
che il Palmerio vuole , che in Erodoto in 
vece di ióoo. fi debba leggere poo. ,in vece 
di 900• 800. 

Una tal crifi del luogo di Erodoto ci dee 
far oculati , ed attenti , e far ci dee fofpet- 
tare , che abbiavi qualche imbroglio , e che 
malamente finora fia flato intefo , per cui 
comparifce guado , e corrotto; quandoché 
niente io v'incontro di contradizione, inte- 
fo però nel fuo vero fenfo. Lo sbaglio poi 
palmare prefo comunemente dagP Interpreti t 
e da tanti Eruditi è avvenuto in quelle pa- 
role del tefto Greco : theia-tru ìncc i^i top 
τρωικών y κατά οκτκχ,οηοί μούΚιςα *ίς iur % 
mentre fi è cosi intefo il detto tefto , che 
gli ottocento anni da Pane ad Erodoto fof- 
fcro più pochi di quei dalla prefa di Troja 
fino ai medefimo Erodoto , pauciores vero , 
iquam a Troja excidio interfiuxiffe . ... ad 
Pancm Troiana poflcriorem baloft y pretendefì 
-dunque dir Erodoto , che Pane foflfe flato 

dopQ 



Di Oria Gap• XII. iot 
dopo la guerra Trojana , quandoché ben ri- 
flettuto il tetto , fi deduce Pane eifere ftato 
prima della detta guerra , eccone le parole . 
Tlccvì Vi τω Ìk Γίην Β?\οτης ( ίκ ταύτης 
yccp 7L Τζ,'ρμίν ΚίγετοΛ ytvicr&ai ντο Ελ• 
7\ηνωι> ο Tldv ) ΪΚαττω ma Ιςι tuv 
τρωικών ^ xocm οκτακόσια μά\ι?α 5 k ejtxe. 
%k Pane vero ex Ponelope ( ex hac enim & 
Mercurio dicitur genhus a Gracis Pan ) , ( mi• 
nores funt anni rerum Trojanamm ) , etreiter 
ettingemi ufque ad me , ove Γ efpreflione 
xcltcc οκτακόσια è fimiie alle precedenti 
χατυ ϊ£ακότια &c. , onde così anderebbe 
Γ intiero genuino trafporto : Jl Baccbo diBo 
$x Semele , qua fuit Cadmi , circiter i£oo. 
ufque ad me . <Ab Hercule filomena , circiter 
nongentì . %/t Pane ex Penelope ( ex hac enim , 
& Mercurio dicitur genhus # Gr<ecis Pan ) , 
( minores rerum Trojanamm anni funt ) , cir* 
citer oBingenti ufque ad me . eflendofì la pò• 
rola Τρω'ίκων confiderata come genitivo di 
comparazione ; quantunque la naturai giaci- 
tura lo vuole femplice genitivo , come noi 
Γ abbiam tralatato , e correndo le feguenti 
parole : circiter oBingenti &c. , colla fteiTa na- 
turalezza delle precedenti : circiter 1600. , 
circiter nongenti &c. perciò fé gli anni tra 
la prefa di Troja , e la nafeita di Erodoto 
fono minori di ottocento , Pane ha dovuto 
efler prima della prefa di Troja . dunque tra 

Η 3 1* 



ιοχ Papatod. su la Fortuna 
]a prefa di Troja -, e la nafcita di Erodoto 
il numero degli anni , che fi framezzano , è 
meno di ottocento; dunque non avvi alcuno 
affurdo, anzi è coerente ad Erodoto rnede- 
iìmo , Γ aver detto noi , che tra Erodoto , 
e la definizione di Troja fi Tramezzarono 
anni quattrocento trentatre , fé una tal de- 
irruzione fu più recente di Pane. 

Né fa forza il dire, che effendo Pan? fi- 
glio di Penelope , ed effendo Penelope vif- 
futa dopo la guerra Trojana , perciò Pane 
fia fiato dopo la guerra Trojana , poiché fo- 
novi fiate più Penelopi , come dice il Boc- 
caccio nella Genealogia degli Dei; il quale 
crede, che un tal Pane non ha potuto eifer 
figlio di Penelope moglie d* Ulifle. 

Ma chechè abbiano favoleggiato i Poeti , 
ed i Greci , quantunque fi mi li favole fe-m- 
brino contrarie a quelche noi afieriamo del 
iefto di Erodoto, ed eifer forbiva di varie 
oppofizioni ; tali oppofizioni tuttavia non 
fanno forza* alcuna al penfare del medefimo 
Erodoto, il quale vuole, che non vi fi ab- 
bia credito alcuno, come al vero contrarie, 
il che per renderfi chiaro , fa uopo difiin- 
guere fecondo Erodoto medefimo tre diverfe 
opinioni, l'opinione degli Egizj , Γ opinio- 
ne volgare de' Greci , ed il proprio fenti- 
mento di Erodoto , il quale nel fuddetto 
luogo foggiugne ; Tojr&v W άμφοτερν» 

1CQL* 



Di Oria Gap. XII. 103 

vrup^i ypctG-'sjyj τοΊαι τις TeìrsTcu Keyo• 
μίνοκη μάλλον . ξμοι ο ώι> η ιηρι αυτίων 
γνώμη αττο^δδεκτοω • e-f μζν γαρ φανεροί• 
7Έ syhwrv , IL• χ,κπγηρασ-α» vl ούτοι tv 
τυ\ Kfihccìu y Kccr&Tcp ΉίραζΧίης ò è& 
Α'μφιτρύννος γενόμενος > *L• B?j m1 Αιόνυ- 
tros 6 zk Έ,ψίΧης y yy Udì/ ex Π?/ι^λα- 
της γζνομ$νος 5 ϊφη άντις jl πότους ccK~ 
Τ^ους γίνομΑνους άνδρας £%w ™ ìzwW 
ουνομχτα to^ προγζγονοτων ά*ζωι> " νυν %è 
Aiòvvróvji Xsyoucn οι Έψηνες ως άυτίκ,χ 
ytvojAVov ) Ις toV μηροι> ivèppocx^ocrO 7Lw? t 
7L ηι/ιχχ,ί k Νότταν τ ψ υτίρ Αιγύπτου^ 
ζουτα,ν ϊν τη A'i&iottÌy) ' xj ΣΙανοτγζ τζρι 
ουκ ζ%ουπ ζίττ&ν οκη ζτροίττϊτο γινόμενος 9 
Τίη'Κοίμοι ων γεγονζ era υς -tpov ίττυ&οντο οι 
Έ?ϊϊ\ηνκ τούτων to ουνόμα.τ<χ η τκ τΰν 
αΜ^ vhav• ce φ ο6 Β e ζτό&οντΌ %póvou y 
dito τούτον γΒνεηΧογζουτι ccutbvv rfo γι- 
νίτιν • Hls igìtur utrifque licei uti , qui cre- 
dit diftis potius . a me autem de bis opinio 
explicata eft . β enim davi fuerunt , & con fé* 
nuerunt hi in Grecia , ut Hercules filius <Am~ 
pbitryonis , & Bacchus ex Semele genitus , & 
Pan ex Penelope , diceva quìs & hos alios 
genitos viros babere illorum nomina ante-ge• 
nitorum Deorum . Nane autem ajunt Graci , 
Saccbum ^ flatim ac genitus fait , Jovem in 
Η 4 ftMO- 



ιθ4 Papatod. su la Fortuna 
f emove infuiffe in Nyffa fuper Jlegyptum in 
•Aetbtopia . & de Pane non habcnt dicere , 
ubi nutritus fuerit . clamm itaque mibi fa» 
Bum efl , poflerius Grcecos horum nomina au- 
diviffe , quam aliorum Deorum • ex quo vero 
tempore audierunt , ex eo incipiunt defcrtbeve eo• 
rum originem . Da ciò , e dall' intiero con- 
teso comparifce, che Erodoto lafcia ad ar- 
bitrio di ciafcheduno , ο il feguir Γ opinio* 
ne degli Egizj , che vogliono Pane antichif- 
fimo prima di Ercole, e gli altri Dii d'u- 
na incredibile antichità ; ο Γ opinione de' 
Greci , che vogHon Pane figlio di Penelope• 
Egli intanto non approva l'opinion degli E* 
gizj , né quella de' Greci , i quali taccia , 
come capricciofi , in voler incominciar a 
teffere la genealogia degli Dii da quel tem• 
f>o , in cui incominciaron loro ad eflere no• 
ti , non già da quel tempo , in cui effetti• 
vamente nacquero . il perchè Erodoto di• 
fcordando e dagli Egizj , e da' Greci favo• 
lofi , vuole, che in fatti Bacco creduto feioc- 
camente figlio di Semele lia viffuto ióoo* 
anni prima di lui ; Ercole detto dai favolo• 
fi Greci figlio di Alcmena, anni 900.; Pa- 
ne colla medefima feiocchezza detto figlio di 
Penelope , anni 800. 

Prefo ora Erodoto nel dovuto fenfo, cef• 
fan le objezioni del Palmerio , nò occorre 
più far violenza al tetto , e guadarlo ; men- 
tre Erodoto avendo chiaramente detto , che 

la 



Di' Oria Ca?. XTT. 105 

le generazioni di detti Dii accennate da* 
Greci fiano infufliftenti e capricciofe , fareb- 
be uno ftravolto penfare pretendere , che deb- 
bano effer vere finiili generazioni in ifpie- 
gar il tefto del medefimo Erodoto , e tirar- 
ne quindi oppofizioni contro il medefimo 
tefto. 

Sonovi delle altre opinioni intorno alla 
prefa di Troja ; né niego , che tali opinio- 
ni abbiano i loro appoggi, tra le quali due 
fono ie principali , la prima feguita da Mar- 
famo , Seldeno , Lidiato , Prideo &c. ^ i 
quali appoggiati ai Marmi Arundeliani fif- 
fano la prefa di Troja nell' anno avanti 
Crifto 1 2,0?. ; Γ altra del Petavio , Uiferio , 
Ricciolio, Pagio, Capello , Ricchio , Bud- 
deo &c. , i quali feguendo il computo di 
Eratoftene, ed Appollodoro fiifano una tal 
epoca neir anno innanzi -Crifto 1 1 84. Noi 
ci fiamo attaccati alli principi di Erodoto, 
come Iftorico più antico degli altri , ed a 
cui in materie di Origini li aftrufe credia- 
mo doverfi aver più credito , che agli al- 
tri pofteriori Scrittori , e monumenti di an- 
tichità, fpecialmente intorno a materie 9 che 
noi dal medefimo Erodoto principalmente 
ftiamo ricavando , di cui quantunque qual- 
cheduno abbia cercato diminuire il credito, 
tuttavia rimarrà quefto fempre intatto , fpe- 
cialmente per lanobil difefa fattane da Gio- 
acchino Camerario celebre letterato nel Proe- 
mia 



' 1θ6 T*A>ATOD. SU LA FORTUNA 

mio fopra le Storie di Erodoto . 

Dopo aver fiiiato il tempo della genera- 
zione al noflxo propofito , che eifer dee an- 
ni rrentatre circa, ed il tempo della diftru- 
zione di Troja , che fu anni 917. prima 
della nafcita di Crifto; è facile il definire 
il tempo della fondazione di Oria , il qua- 
le, come diife Erodoto, efler dee tre genera- 
zioni prima della diftruzione di Troja , ma 
non intiere , come credette il noftro Q. Ma- 
rio Currado nel lib. Vili, delle fue Epiftole 
βρίβ. zij. Scrivendo ad Aldo Manuzio col- 
le ieguenti parole : illud feto , prò fententià 
Galatei , Ρ onta ni ^ sAtii^ & Hermolai de ve• 
fere lingua Mtffapwrum , neminem dubitare tres 
bomlnum tftates ante bellum T*oiaium condì t ani 
fuiffs Unam a Cretenftbus , qui deinde mutato 
nomine Japyges Mtjfapii dici maluerunt . Poi- 
ché bifogna defalcarne dalle tre generazioni 
i cinque anni dell' affedio di Gamico, e cin- 
que altri anni al più per gli preparamenti di 
quella grande armata dopo la morte di Mi- 
noe , e per qualche fpazio frameflbvi : men- 
tre nel tetto Greco Erodoto dice : ^α Ύ/00- 
VQV l p ev> intervallum , intervallo interjetlo : 
onde bifogna defalcarne dalle tre generazio- 
ni fotto fopra una decina di anni . perchè 
dunque tre generazioni fanno cent' anni , le- 
vati diece da cento , rimangono novanta . 
dunque Oria foffopra fu fondata dai Cretefi 



Si Oria Gap. XTT. ϊο? 

«f?0. anni prima della rovina di Troja . e 
perchè la pretela di Troja avvenne i come 
lì è dimoftrato , ριγ. anni prima della na- 
lcita di Crifto ; aggiunti i 90. a g\j. vie- 
ne ad eifer la noftr' Oria fondata dai Cre- 
tefi 1007. anni prima della venuta di Crifto. 

Uiciti ora , e disbrigatici da sì intrigato 
labirinto potremo a noftro talento fervirci 
di varie Epoche, e cavarci quelle curiofnà , 
che ci forgono. poiché fé al Ì7Ó7. ago- 
gneremo 1007. avremo , che Oria fu fon• 
data 2,774. prima del prefente anno . 

Il primo anno della nafeita di Crifto ca- 
fra nelT anno dei Periodo Giuliano 4714• 
dai 47 1+. fottratti gli anni 1007. rimango- 
no 3707. anno del Periodo Giuliano , in 
cui fu Oria fondata. 

Dai 3707. fottratti gli anni del Periodo 
Giuliano 730. prima della creazione dei 
mondo, rimangono anni 2977. dunque Oria 
fu ÌDndata dopo la creazione del mondo 
2p77• anni . 

Neil' anno 431. prima della venuta di 
Crifto principio della guerra Peloponnefiaca 
correva Γ anno 323. della fondazione di Ro- 
ma , fecondo il Petavio Rat. Temp. tom.ll. 
Dunque aggiunti 323. a 431. nafeono gli 
anni 754. prima della venuta di Crifto, 
tempo della fondazione di Roma . e per- 
ciò Roma fu fondata prima di Crifto anni 
754• 0«* perchè Oria fu fondata prima di 

Cri. 



io8 Papatod. su la Fortuna 
Crifto anni 1007. fottratti i 754. da 1007. 
rimangono anni 253. e perciò Oria fu fon- 
data dai Cretefi 253. anni prima della fon- 
dazione di Roma . 

Avvertano però qui i Lettori , che fé la 
noftra opinione non piaceife, e volefle adot- 
tare per vera quella degli altri , i quali co- 
munemente vogliono , che la generazione 
fia un fecolo, ο iiano anni cento : allora Γ 
antichità di Oria farebbe piti prodigiofa . la 
diftinzione poi degli anni in tal fiftema po- 
tranno i Lettori da loro ftefli cavarla , fé 
offerveranno le medefime regole , di cui fo- 
pra noi nella noftra opinione ci fiam fer- 
viti . 






CA. 



Dr Oria Cap. XIII. iop 



CAPO XIII. 

Si prova ejfere fiata Oria fede degli an• 
tichì Re Mejfapf. 

D Α1Γ aver detto Erodoto , che i Cretefi 
fondaron Hyria , e dopo altre Città , 
fenza nominarle , fi deduce una neceiTaria 
confequenza , che Oria fofie ftata la Capita- 
le delle altre Città fondate; perchè fé altra 
foffe ftata la Capitale , che Oria , non avreb- 
be quella colle altre confufa , né detto avreb- 
be : alias urbes condidiffe , fenza diftinzione 
alcuna ed alla rinfufa . 

Abbiamo poi un chiariffimo luogo di 
Strabone, che conferma la noftra propofizio- 
ne . Quefto difie nel Uh. VI. In medio iftbmo 
Tbyraeum , ubi Regia oflendhur cujufdam di• 
tione prediti. Anche fuppofto , che appreffo 
Strabone dovefle leggerfi Tbyraeum ' y quefto 
effer dee in mezzo all' iftmo , ed in quefto 
era la Regia, che vide a fuoi tempi anco* 
ra Strabone . E quantunque , come fi è det- 
to nel Cap. X. , avefTe dubbitato Strabone , 
fk Γ Hyria di Erodoto foife quefto Tbyraeum, 

ο Ve. 



HO Papàtod. su la Fortuita 
ο Vereto, tuttavia Γ aver detto più fotto ; 
U?ia inter Brundufium , & Tarentum , e più 
fopra, che Erodoto diffe : Urìam conditam 
effe a Cretenftbus , qui a cbffe Minois &c. , 
ci dinota, che Γ Uria di Erodoto uon fi di. 
{lingue da Tbyvaum , ove era Γ accennata 
Regia . più chiaro poi correrà Γ argomento, 
fé ieguendo il Cafaubono , come fi difle nei 
Cap. X. f leggeremo così appreflo Strabene. 
In medio Ijìbmo Uraum j ubi Regia oftenditur 
cujufdam ditione praditi • il perchè chi vuoi 
diftinguere Τ hv return in medio iflbmo , ed U- 
viam inter Brundufium , & Tarentum appreflfo 
Strabone , come taluno ha pretefo , dovreb- 
be coftui effer arrollato nel numero de' Fi• 
lofofi Nominali , per non dirli, che non ca- 
pifee Strabone ; il quale per altro fu ben 
capito dal Briet tomJL P.IU Vtb. V. de an• 
tiqua Italia Cap. IX. n. z. t quando ivi que- 
fto fcriffe : Uria, aliter Hyria , & Uretum, 
ubi M. %Antontus cum paucis plurimo? oppref* 
fit . in ea erat Regia diviti s cujufdam indi- 
gena . 

Né ci mancano delle forti conghietture. 
poiché Tucidide deferivendo la ìpedizione 
degli Ateniefi contro la Sicilia nel tempo 
della guerra Peloponnefiaca , dice , che gli 
Ateniefi approdarono nel promontorio Japi- 
gio , quindi nelf ifole Cheradi,che fono fe- 
condo il Cluverio, ed altri Geografi Γ ifole 
greifo Taranto , dette una di S. Pelagio , e 

Tal- 



Dr Orìa Ca ρ. ΧΙΙΓ. iti 
f altra di S.Andrea. E quantunque il Ca- 
faubono abbia creduto effer Γ ilble Cheradi 
i tre promontorj vicino Cutrone nelle fuc 
annotazioni fopra Strabone lib.VL ; il Ma. 
zochio tuttavia giuftamente il riprende col- 
le feguenti parole nel Cotteti. IX. Cap.lll.ad* 
not. g6. de' fuoi Commentar) fopra le Tavo- 
le Eracleenii : atqui promontorìa infulas voca« 
ri , quis pvobaverit ? a hac , qua hic Thtxcy* 
dides navrat , longiffime a tribus promontorio 
abfunt . demum yoipà^ y interdum appellati'* 
<uum e fi nomen , & νφάλοις πίτραις ορρό* 
nuntur : at nemo efficiet , ut y αράδες eaedem 
ac uKpui fin* • Defcrivendoci dunque Tucidi- 
de una tale fpedizione , e_ tai circoftanze così 
dice nel lib.VU.cap. XXXIII. q H Αημοσ&ί- 
νης il Έ'υρυμζίίων , ίτοιμηζ fòt) της ς-ρα~ 
τιας ουτης lx της Κέρκυρας ìù ccto της 
απείρου^ ίπίραιω\ϊη<ταν ζυμπασ-ϊ) τη ς -pcc- 
τια τον Vomv W ccxpccp ϊατυγίαν . il 
ορμνι&ίντζς ccutqSw y χ.ατ!<χονσιν Ις τας 
yoipcfòocs νητους ϊατυγίας . il οίχ,οντις-οί- 
<ττε τινάς των Ταπυγων πεντήκοντα il 
hctròv tu MeTcruiriou ίχνους ώάβ/βα* 
Ιονται ζτί τ ας ναυς. 7Ù τω Κβτα. ( or- 
Tip κ. τους ακοντις~ας οναττης ων παρί* 
yjTo αυτΌίς ) ανανεωταμενοι τίνα τ α* 
Kcuccv φι7\ιαν αφικνώνται k Μζταποντιω 

της 



if£ IPapatod• su ia Fortuna 1 

«rjjfe YrccKiccs . Demoflbenes ve ο , €^ £«>y« 
*wetf<?w , <r«w exercitus ex Corcpra , Φ e* co»*/• 
«ewte colleftus jam paratus tjfet , c«w uuiver• 
fts copìis Jonium mare trajecerunt , & appule* 
runt ad premontorium Japygìum . Hìnc vero 
profetili ad Choeradas Japygia infulas appule* 
runt . Et paucos quofdam Japygum jaculatores 
Meffapi* gentis , numero centum , & quinqua* 
ginta in naves impofuerunt . Et renovata ve* 
tujìa quadam amicizia cum %/lrta ( qui illis in 
locis tum imperitans jaculatores etiam ifios ipfit 
ptabuerat ) ad Metapontium Italia urb&m apm 
pulerunt . 

Da quefb luogo di Tucidide primiera- 
mente fi ricava , che i Meflapj aveano i 
loro Re, tra i quali Arta, il quale era an- 
tico alleato degli Ateniefi • giachè queflt 
nella predetta fpedizione rinovaron con lui 
Γ antica amicizia ed alleanza . Per fecondo 
1' aver prima giunti gli Ateniefi all' ifole 
Cheradi , e poi trattato col Re Arta , e 
prefo da quello Γ accennato foccorfo , ci dà 
a credere , che ciò fecero per eifer a porta- 
ta di trattar da vicino col Re Arta . Onde 
effendo la Città più vicina della Meflapia 
a Taranto Oria: come diffe Plinio: Oppida 
per continentem a Τ atento Uria y cai cognomen 
Meffapia &c. ad Oria dee attribuirfi la fe- 
de del Re Arta , e per confeguenza de' Re 
Mcifap; . 

Cotal fortiflima conghiettura potrebbe fem- 

bra- 



Di Oria Cap, ΧΙΙΓ. 113 

brare a qualche debol talento effer ofcurata 
dalla famofa queftione intorno alla Patria 
di Ennio, la quale il valente Scrittor Sa- 
lentino Berardino Tafuri vuole predò le 
Grottaglie , ed il dotto non rnen , che eru- 
dito D. Annibale di Leo nella fua elegante 
Differtazione delle Memorie di M. Pacuvio 
tra Oria , e Ceglie , fei miglia ugualmente da 
quefli due montuofi luoghi diflante . onde de* 
durrebbe qualcheduno, che Rudia abbia po- 
tuto effer la fede del Re Arta , fpecial men- 
te effendo detto Ennio da Silio Italico Kb. 
Vili. 

Ennius antiqua Mtffapi ab origine Regis . 
e Suida ο ποιητής Mtr<rcc7rios , p0 ' éta Mef* 
fapius . Sicché fé noi ci leveremo cotefta 
Rudia d' avanti , correrà bene la noftra rap- 
portata conghiettura ricavata da Tucidide. 
e per proceder in un tale intrigo con chia- 
rezza , da che incomincioffì ad agitar la 
quiftione intorno alla Patria di Ennio fino 
a* noftri giorni , fi fono fatti sforzi dagli 
eraditi , ed amanti dell' antichità ; ma per 
quelche io ne fappia, non veggiamo ancora 
chi abbiaci prodotte ragioni almeno proba- 
bili per fiffarla. Q. Mario Currado Ontano ec- 
cellente letterato del fecolo erudito volle ri- 
flettere fopra un -tal punto , ed ebbe fofpet- 
to , che da Rudia Patria di Ennio foffefì 
fatta Villanova , forfè intende per quella 

I vii- 



ΪΤ4 PAPATOD. SU LA FORTUNA 

Villanpva preffo Oftuni , che è una Torre; 
ma non avendone prove , folo affermò , ch^ 
Radia Patria di Ennio dovea effere tra Γ 
antica Egnazia , ed il porto Safina , oggi 
porto di Cefarea . ecco le lue parole Ep>/L 
//6.1 IL ett'fl. 74. fcrivendo a Giovati Fran- 
cefco Rubeo Gitreconfulto : De Gtographa 
tua f aut Jlpuli# totoSyWqC expeBo , quid 
egris. Rudìas maxime velim , ut extrices , de 
quibus meam Jententiam fi non probes , coghes 
tamen accuratius • Equidem certis auftoribus in* 
ter Egnatiam , C/ portum Saftnam collocarem •* 
etiamfi confi are poffet ex ils Villanovam non 
effe faclam . Pofcia fuvvi afpra contefa tra 
il Poeta Battifta , e Domenico de Angeli^• 
e par, che in que' tempi prevaluta foffe Γ 
opinione dd de Angelis in aver Affata la 
Patria d'Ennio in Rug^e vicino Lecce; 
pretendendo il Battila , che foffe preffo le 
Grottaglie . Ed in fatti ne riportò il de An- 
gelis gli elogj de' Signori GiornalifH di Ve• 
nezia . quando non ha guari , che il Tafuri 
facendo quafi le vendette dei Battifta poca 
feguito nella fua opinione ha refo fuori d'o- 
gni dubbio , che la Patria d'Ennio non pof- 
ia effere Γ antica pretefa Rugge preffo Lec- 
ce , e che più tofto effer debba preffo Ta- 
ranto: ma folo non periuade , che fia preffo 
le Grottaglie , ficcome nemmeno fiam per- 
fuafi dal Leo, che efler debba tra Ceglie , 
ed Oria . 

E 



Dr Oria Gap. XIIL 115 

E per dar conto ai dotti del noftro feritimeli- 
to . Non fo , con quale autorità fi fupponga 
una Rudia preffo Lecce; poiché il folo chia- 
marfi dai Signori Leccefi Rufce quel luogo 
diruto non lungi da Lecce , può effer avve- 
nuto non già da una coftante tradizione , 
ma dall' aver alcuni letterati Leccefi non 
ben intefo il luogo di S trabone , e creduto 
quel Rhodeei vicino Lecce . Un tal famofo 
paflò , e che ognuno fpiegar vorrebbe a fuo 
piacere , è nel lìbVLGeograph. , il quale vien 
così tralatato : Recenfuimus in littore pofìta, 
oppida • at in mediterranei* funt Rud'ae ( Ro» 
daeos Strabo nominat Graece ) , & Lupìae , 
ac parvo fapra mare intetvallo Salapia . Qaì 
il tralatore v'intrude Salapia , ο fia Salpe 
malamente , quandoché Strabone ila parlan- 
do della Giapigia diverfa dalla Peucezia , e 
dalla Daunìa , ove è Salpe , al che alcuni 
non badando han prefo così Γ ordine delle 
Città mediterranee della noftra Provincia : 
Rudia , Lecce , Salpe : ed ecco , come lem- 
brava a coloro eifer Rudia fotto Lecce . Ma 
nel tefto Greco non leggefi Salapia , ma 
Salepia diverfa da Salapia, ο fia Salpe , di 
cui parla altrove nel medefimo libro Stra- 
bone. Quella Salepia, poi non fi fa, fé fia 
nel fettentrione di Lecce , ο al meriggio , 
e perciò viene ad ignorarli con ciò il fito 
di Rudia di Strabone • mentre dovendo ef- 
fer Lecce nel mezzo , fé Salepia è al S^U 

I % ten- 



ίϊ6 Papatod. su la Fortuna 
tentrione : Rudia farà al meriggio ; fé Sale- 
pia al meriggio, Rudia farà al Settentrione, 
potendo effer dunque . che Salepia {tata fof- 
ie dopo Lecce verfo il meriggio , farebbe 
quella ferie di Città mediterranee Rudia , 
Lecce ι Salepia incominciata dai Settrione : 
Aggiugnefi qui , che potendofi fofpettare nel 
tefto di Strabone qualche piccioliffima mu- 
tazione > nafeerebbe motivo di credere , che 
Strabone avefle fcritto Salentia per Salepia y 
poiché leggendofi ivi Έ<χ}\ητίκ potrebbe na- 
feer Salentia in tal guifa : ΣΑΛΗΠΙΑ 
ΣΑΛ£ΝΤί A per la sbarra logoratafi a- 
vanti il Π fuppofto. ed oltre quella faciltà 
di cambiamento di lettere, che ha dato an• 
fa a' Copifti di trafmutar Salentia in Sale- 
pia , la Geografia fteffa antica riclama non 
conofeer in quefta Provincia Salepia , ma Sa- 
lentia , la quale efler dee dopo Lecce verfo 
il meriggio per ragion di latitudine , e da 
cui furon detti i Salentini , che abbitavano 
verfo il Promontorio, come riflette il Mai• 
zochio , e noi altrove in quefta Differtazio- 
ne abbiam provato . effendo perciò quefta 
Γ unico appoggio per provarfi la Rudia pref- 
io Lecce > ed effendo mal fondato , rimango 
nel mio penfiere di credere non effervi Ra- 
ta preffo Lecce una qualche Città detta Ru- 
dia . dimoftrafi tuttavia ad evidenza , che 
tra Egnazia , e Brindili eravi una Città det- 
ta 



Dì Or ία Gap. XIIT. 117 
fa Radia : mentre Plinio lib. III. Cap. IL 
dice : Brundufio conterminus Pediculorum ager y 
quorum oppida Rbud<a 5 Egnatia , Barion . 
Mela de Sh. Orb. ho. II. Cap. Ili. Ροβ Βα• 
fium Egnatia , & Ennio rive Ncbiles Rbu- 
d'tae , & in Calabria Brundufium . Tolomeo 
Geograf. lib. III. dà di latitudine 





grad. 


min* 


A Btindifi 


• 39 • 


.= 40 


A Rudia 


39 


= 45 


Ad Egnazia 


• 59 • 


= 5° 



E perciò per ragion di latitudine primo ef- 
fer dee Brinditi, poi Rudia , poi Egnaza. 
onde il luogo alquanto ofcuro di Strabene 
intender fi dee nel fenfo de* mentovati 
Scrittori , cioè , che quel Rodaei di Strabe- 
ne tia la tittia Rudia di Plinio, di Mela 3 
e di Tolomeo tra Brinditi , ed Egnazia . 

Mancando intanto a que' , che pretendo• 
no efiere fiata la Patria di Ennio Rudia 
preffo Lecce , il primo fondamento , ed il 
primo luppofto , indarno cercano applicar a 
quella iuppofta Rudia un altro paiio di Stra- 
bone del medefimo libro VI. , che ora e• 
famineremo . Dopo aver quello Scrittore de* 
fcritto il giro per mare della noftra Provin- 
cia da Taranto fino Brindili, dice , che da 
Otranto fino Prindifi fonovi 400. Stadii 7 
td altrettanti da Brinditi aiT iiola Safona , 

I 3 che 



ii8 Papatod. su la Fortuna 

che giace nel mezzo del traggitto tra Γ E- 
piro , e Brindifi. per tal motivo que' , che 
dall'Epiro vengono in Brindifi., fé poflbno 
mantener il cammin dritto , fi partono dall' 
Epiro nella finiftra dell' ifola Safona verfo 
Otranto, e mentre viaggiano oifervando il 
vento favorevole per Brindifi , s* indirizzano 
verfo Brindifi , ed ivi sbarcano : insuifachè 
non fiatando quel vento favorevole , il viag- 
gio farebbe continuato fino Otranto , ove 
sbarcherebbero , come in fatti avvenne a' 
Turchi 'nella prefa d* Otranto , i quali per 
mancanza di vento favorevole non potettero 
andare in Brindifi , come avean determina- 
to. Ora dall'Epiro per tai motivi potendo- 
fi fare due viaggi, uno fino Otranto , e Γ 
altro col vento favorevole rivolto in Brin- 
difi : foggiugne Strabone, che in minor tem- 
po , e più brevemente vanno i viaggiatori 
in Rudia Patria di Ennio per terra sbarcan- 
do da Brindifi, che per terra sbarcando da 
Otranto. Onde la diflanza di Rudia da Brin- 
difi è minore di quella da Otranto . E di- 
cendo ciò Strabone nel medefimo luogo , 
ove diife Rudia, Lnpiae , Salepla , né dan- 
do alcuna diftinzione tra le due fuppofte Ru- 
die, mi confermo perciò vieppiù nella mia 
opinione di una fola Rudia per latitudine 
tra Egnazia , e Brindifi . 

Il rapportato luogo di Strabone leggendo• 
fi fecondo i tralatori ha dato motivo ai 

let- 



Di Oria Gap. XTIT. ι τ g 

letterati di varie fpieghe , che cosi fuol leg- 
geri!, kA Leucis al oppia um Hydrmtem Sta* 
dia 150. inde Bftnduftum ufque 400. totu 
demque ad Safonem injulam , qua in medio 
fere inter Epirum & Brundufium ja:et tra• 
jefìtu . Unde fit , ut qui rettum tenere curfum 
pojfunt , ad Hydruntem relifla Safone ad lae• 
v*m deferantur . indeque fecundo vento expe• 
fiato , ai Brunduftnos appella nt portus : Unde 
Tarentum verfus compendiofo itinre per Rodias 
proficifcantur , urbtm Gracam Enati patriam 
Pceta . Qui bifogna tagliar quelle parole 
Tarentum verfus aggiunte dall' audace trala- 
tore: il per da per Rodias : quel compendio* 
fo itinere per brevius , , ocyus , ο come è nel 
tefto , TQVTOUL^npQJ : quel fecundo vento expe- 
ftato in Otranto , in vece di obfervantes fé* 
cundum ventum , τηρητανπς φοροίρ πν&!>μα- 
#Π>£ ; quel deferantur ad Hydruntem in luogo 
di folvunt y dtriguntur ad Hydruntem , come 
bene può fpiegarfi , così ancora quel χατκί- 
povriv ì» ccpiftpa της 1Ε(Χ<τωνος ττροζ toV 
T'fyowTH". Perciò Γ efatto , e convenevoi 
trafporto farebbe quefto ; propterea qui recium 
tenere curfum pojfunt , in /ìn ; /lra Safonis fol- 
vunt Hydruntem verfus , deinde obfervantes fé• 
cundum vmtum appellunt ad Bundufinos por* 
tus , egreffi vero brevius ( brevion via ) pe~ 
deflres pergunt Rudtas . Intanto così intefo il 
luogo di Strabone , e dovendovi effer due 

I 4 ftra• 



120 Papatod. su la Fortuna 
ftrade per terra a Rodìa, da Brindili la più 
corta y e da Otranto la pili lunga : vedeiì , 
che quefto paflb di Strabone non è confacen. 
te con la fuppofta Rudia preflb Lecce , ma 
molto fa per la Rudia tra Egnazia , e Brin- 
difi . 

Vegniamo per fecondo al fìto di quefta 
fola Rudia tra Egnazia , e Brindifi , del qua- 
le fi contraila ; poiché il Battifta , ed il Ta- 
furi la vogliono preflb le Grottaglie ; il Leo 
tra Oria , e Ceglie . Per quelche io ne fap- 
pia , Rudia patria di Ennio efler dee molto 
più occidentale di Taranto , inguifachè per 
Longitudine primo fia Rudia , poi Taranto* 
e poi Brindifi ; poiché Tolomeo nella fua 
Geografia //£.111. Cap. I. dà 

A Rudia long. gr. 40. min. 41. 
A Taranto long.gr.42. min. io. 
Così leggefi ne' trafporti , ma confronta• 
ta la miglior edizione del tetto Greco di 
Tolomeo fatta in Amilerdam nel 161 8, in- 
titolata : Theatrum Geograpbit utevìs .... 
comple£ìens Claud'u PtoUmcei Geograpbia libros 
Vili. , . ., e detta dall' eccellente Geografo 
du Pleffis ΤΌ /w.IV. Geograf. edizione vara y eflù 
matiffima , che confervafi nella celebre libre- 
ria di S. Angelo a Nido in Napoli ; ivi 
fi legge : 

'Pouì) ι et ■ μα ^ γ 

Rbudia 41. 50. 

fc<- 



Di Oria Cap. ΧΓΙΓ. 121 

fecondo dunque il genuino tetto Rudia aver 

dee di longitudine gr. 41. min.50., nongià, 

come leggefi ne' trafporri , gr. 40. , min. 50. 

Riguardo a Taranto ne' trafporti leggefi; 

Taventum ■ 42. IO. 

neir accennata edizione di Amfterdam: 
ΎοΙρας — *— μβ ^ 

Taventum 42. 30. 

cflendo ^ fegno del femifle, ο fia di mez- 
zo grado, cioè minuti 30., non già dieci , 
come malamente leggefi ne' trafporti• vedi 
intorno a 1 gradi , e minuti delle longitudini, 
e latitudini di Tolomeo, e de' caratteri gre• 
ci di quelle , Silburgio nelP annotazioni fo- 
pra l'appendice di Paufania pttg. $\η. ^delf 
edizione di Lipfia del 1696. 

Ora volendo Tolomeo , che Rudia abbia 
minuti cinque di latitudine più di Brindili, 
e longitudine minuti quaranta meno di Ta- 
ranto , fecondo le regole Geografiche per tro- 
var il fito de 7 luoghi colle longitudini , e 
latitudini , verrebbe ad eifer fita Rudia fo- 
pra il fiume Bradano verfo Matera , luogo 
pur troppo diverfo e da quello preflfo le. 
Grottaglie , e da quello tra Oria , e Ceglie. 
vale a dire , che il Battifta % il Tafuri , ed 
il Leo malamente in que' loro luoghi Than 
fituata . Un tal fito di Tolomeo par , che 
venghi confermato da quelche racconta Gei• 
Jio di Ennio /tf.XVU. C*/>.XVII.,cicè che 

egli 



122 Papàtod. su la Fortuna 
egli fapea bene la lingua Greca , Ofca , e 
Latina . poiché Tappiamo , come dimoftra il 
Mazzocchio ne' Commentarj fopra le Ta- 
vole Eracleenfi Colteti. /X, Cap. IV. adnot. n. 
105., che i Lucani avean naturale la lin- 
gua Ofca, dai quali come contigui alla Ca- 
labria antica , fpecialmente verfo il fiume 
Bradano , facilmente potò Ennio , come na- 
tivo in un luogo vicino, apprender bene la 
lingua Ofca ; fé pure in Radia ftefla , co- 
me ai Lucani vicina, non fi parlava in lin- 
gua Ofca , e Greca . il che non è facile a 
poter fuccedere negli altri fuppofti fiti . 

So bene , che le longitudini , e latitudini 
fi vanno dai dotti Geografi da giorno in 
giorno appurando, né importa , che quelle 
di Tolomeo non fiano efatte in tutto; men- 
tre un poco piti , un poco meno non fa al 
noftro cafo ; e poi fempre farà vero , che 
fecondo la mente di Tolomeo verfo Matera 
efler dee Rudia . e folo può sfuggirfi la for- 
za del noftro argomento col negar affatto 
Γ autorirà di Tolomeo autore antichifiimo • 
il che ognun vede , qual temerità farebbe . 

Que' , che fono imbevuti delle altre opi- 
nioni , fo , che fi opporranno a quella nuo- 
va opinione , dicendo forfè , che parlando 
Strabone della Meflapia definita dall' iftmo 
tra Taranto , e Brindifi , tra le di cui Cit- 
tà mediterranee era Rudia patria di Ennio; 
farebbe perciò una colà moftruofa metter 

ora 



Dì Oria Gap. ΧΙΙΓ. 123 
ora quefta molto fuori dell' iftmo verfo il 
fiume Bradano . 

Per quei , che ammettono due Rudie, è- 
facile la rifpofta ; giacché folo fi recinge- 
rebbe Strabone nell' iftmo parlando delle tre 
Città mediterranee Rudia , Lupia , Salepia β 
perciò ftimandofi una digreflìone il dire , che 
a piedi da Brindifi fi giugne più prefto a 
Rudia, non fa al cafo , fé Rudia fia dentro 
Γ iftmo , ο fuori . 

Noi però , che pretendiamo effervi una 
fola Rudia , dobbiam prendere altra ftrada 
per ifeioglier quefta objezzione. fa uopo per- 
ciò riflettere, che Strabone parla alla rinfu- 
fa , ed in due fenii , cioè nel fenfo de 5 Gre- 
ci , e nel fenfo degli abitatori di que* luo- 
ghi : Contingit Metapontium Japygia , quam 
& Meffapiam Graci dixerunt , incolte allos Sa~ 
kntinos dicunt qui circa Japy giura habitant prò* 
montorium^ alios Calabros.e più,fotto: per iflbmum 
bujus peninfulce , quam plerique communi voca• 
buio Meffapiam , Jap* gtam , Calabriam , & Sa* 
kntinam appeVant . alti , quo dttturn efl modo y 
dividunt . Qiù dimoftra il Mazzocchio Col• 
leff. IX. Cap. IV. adnot. 98. eflervi cafeato , 
dal tefto di Strabone per error de' Copifti 
toòì Μζτσ-ατίους , dovendo così dire Stra- 
bone : incolie alios Salantinos dicunt 

alios Mtffapios , altos Calabros . i quali Cala- 
bri eifer doveano fuori dell* iftmo , ε parte 

de f 



124 Papatod. su la Fortuna 
de* Peucezj . nel quàl fenfo Strabone dovè 
parlar ancora , quando difle : airi , quo diftum 
efl modo, dividunt . E giacché Strabone frg- 
giunfe : Jupra ^os ( Calabvos ) verfus fepten• 
trionem junt Peucetit j abbiam motivo di cre- 
dere , che que' Calabri foflero uno ftrifcio 
di terra , che dalla peniiola s* innoltrava 
dentro tra i Peucezj , ed il fiume Bradano , 
tale appunto, come fi vede oggi nella prò- 
vincia Idruntina. Il Mazzocchio pretende , 
che Calabria , e Peucetìa foffero parole Ano- 
nime, la prima Ebraica, e Γ altra Greca , 
dinotanti la pece • il perchè avendo mutato 
la Calabria il ilio nome nel Greco Peucetìa , 
quella porzione foggetta al Dominio de'Mef* 
iapj giungea fino al fiume Bradano . il notò 
il Mazzocchio Comrn* Tahb. Heracl. Pvodr* 
Diatr.lL Cap.VIL adnot. LXXl. , e noi l'av- 
vertiremo nell'ultimo Capitolo . di più fa- 
cendo giugnere fino ivi Tolomeo Cap. ΙΙΓ. 
iib. I. Geogr. i Salentini ; è fegno , che fino 
ivi dominavano i Meifapj , prendendoli i 
Salentini per Γ intiero nome di provincia f 
non per quella parte verfo il promontorio ; 
e lo fiato prefente della provincia Idruntina 
par, che tutto ciò confermi . Non è mara- 
viglia perciò, che a tante minuzie di divi- 
(ioni da autori pofieriori fian nate tante con. 
fufioni ed in cambiarti i nomi , ed in re- 
ftringerfi , ed allargarti Γ efteniìoni , ed i lìti 
de' Salentini , Calabri , Peucezj &c. , come 

finan- 



Dì Or τ a C a ν. ΧΠΤ. T25 

finanche lo ftelfo accorto Strabone nel libro 
fefto Te ne lamenta . Quindi è , che vedre• 
mo Rudia patria di fcnnio fituata ne* Sa- 
lentini da Tolomeo* ne' Pedicoli , che erari 
popoli della Peucezia , da Plinio; nella Ca- 
labria da Owidio, e da altri Poeti ; nella 
Meffapia da Suida , il quale chiama Ennio 
Poeta MeiTapio. Ne' Salentini , perchè ver- 
fo Matera fi allargavano i Salentini : ne'Pe- 
dicoli , perchè parte di quefti formava quel- 
la Calabria MeiTapia ( fuerunt etiam ibi ( in 
Calabrls ) , qui Pedicult , dicerentur maxime 
Peucetit , difle Strabone nel lib.Vl. ) : nella 
Calabria , perchè effettivamente quella parte 
appellavafi Calabria: nella MeiTapia, perchè 
fin verfo Matera fi eftendea la Meffapia pel 
fuo dominio , e per queir aggiunta di Cala- 
bria , che avea , Né dal dirli : Egnatta , Rtt. 
dia , B/undufìum , deducefi , che effer debba 
Rudia a Brindifì vicina • poiché gli autori , 
che in fimil modo parlano , hanno avuto fo- 
lo riguardo alla latitudine , chechè ne foife 
delia longitudine • 

Il Leo fece molto appoggio al luogo da 
noi fopra citato di Strabone per comprovar 
la fua opinione; e pure noi ci abbiam fer- 
vito del medefimo luogo per provar tutto 
il contrario, il che è nato per eiferfi prefa 
la parola τυντομωηρον % citius , ocyus dal 
Leo femplicemente per aito , e non fuppo- 

nen- 



xz6 Pàpatod. su la Fortuna 

nendovifi la comparazione dell' altra via . 
onde credette il detto Leo così doverli in. 
tendere il luogo di Stratone , cioè che u- 
fcendofi dal porto di Brindili figiugnea pre- 
fto a Rodia patria di Ennio; per cui detta 
Rodia effcr dovea vicino Brindili . 

Né il M.S. da lui oifervato dell' Abbate 
Telefino può dar menoma probabilcà a! iuo 
fentimento, mentre fé in quello iìie^ge; pqfi 
hcec autem oppìdum , quod nuncu palar ο a , 
adtens , continuo illud egreditur , Rog.a , & a• 
Ha eiufdem Cafira capiuntur * il medefìriio Leo 
afferma leggerfi appreflb il Muratori pr<tterea y 
in vece di Rogea . e perciò dovea dimoftrar 
prima , che i MM.SS. del Muratori foriero 
(corretti , e che quello da lui oifervato loife 
efatto e corretto. Ma fupponiamo , che Γοί- 
fervato Manufcritto fofle correttiiiimo ; onde 
mai fi ricava , che Rogea foife fei miglia 
dittante da Oria, ο almeno a quella vicina? 
fé così potrebbe fentirfi l'Abbate Telefino : 
prendendo Oria toflo ufiì da quelli , e lenza 
perder tempo prende Rogea f qualunque, ed 
ovunque ella fia ) , ed altre fortezze ec. . Ο 
fia la pretefa Rugge preifo Lecce, ο la Ru- 
dia di Tolomeo , e di Strabone , fé pure 
Rogea non foffe un nome di luogo niente 
confacente con Rudia . Quel continuo egre* 
ditur nemmeno fa forza • perchè folo dino- 
ta la velocità nell'ufcire , non già la vici- 
nanza di Rogea ad Oria . fé pure una tal 

Ro- 



Dr Oria C a ρ. XIII. xzj 
Rogea abbia conneflione con Rudia patria 
di Ennio , e non fìa più torto un luogo di• 
verfo . 

Né opportune veftigia di qualche antica 
abitazione fi veggono in quel luogo dal Leo 
accennato tra Oria, e Ceglie. poiché efTen- 
domi ivi portato col Signor D. Marcello 
Lombardi, uomo di foprafino difcernimcn- 
to y e verfatiifimo nelle Antichità, apparte* 
xienti fpecialmente alla noftra Provincia , 
con quefti , che al par di me era anno- 
io di rifchiarirfi di tai veftigia vantate dal 
Leo, ivi altro non oflervai , che varie rozze, 
e picciole pietre difperfe in due campi , de* 
quali uno chiamai] Rodi grande , e Γ altro 
Rodi piccolo nella villa del Decano D Lu- 
ca dell' Aglio di Francavilla , dittante quat- 
tro miglia circa da Oria # , ed otto da Ce- 
glie . cotale difperfione di pietre infirmi fi 
vede in moltiflìmi altri luoghi , che fembra• 
noeffere fiate così difpofte dalla natura anzi, 
che dagli uomini . ο almeno pofliam crede• 
re , ehe ivi foflfero alcune fpecchie , delle 
quali molte fé ne oÌTervano nel feudo di O• 
ria, e che foflero dirute dagl'ingordi di tro- 
var qualche teforo . un ammaffo di fimili 
pietre fi vede due miglia circa dittante dal 
detto luogo, verfo Γ Oriente , che chiamai! 
la fpecchia di S. Cecilia prefTo la villa det- 
ta Tuffano, ove anche alcuni han pretefo , 
che foffe la Rudia patria di Ennio . ed in 

fafc. 



i2,g Papatod. su la Fortuna 
fatti in unM.S. antico del Dottor Fiflco Si- 
meone Papatodero Ontano, che era padrone 
di Tuffano, e che viffe preffo un fecolo ad- 
dietro, così trovo fcritto di fuo proprio pu- 
gno. La Ctttà antica di Rudia fu nel noflro 
i/imo Cherfonefo , ovvero braccio di ter ν a del 
Serro • bora Toffano la f pecchia di S. Cecilia , 
di dove fu Ennio Poeta il primo , che fcvivef* 
fé in verfi latino. Un fimi! penderò forfè a- 
vrà caduto alli padroni di quella villa tra 
^Ceglie, ed Oria di chiamare un campo Ro- 
di piccolo , e Γ altro Rodi grande, il qual 
penfiero cade ancora ai Signori Mefagnefi in 
chiamar Mefagne in latino Meffapia . In fom- 
ma è ftato tanto il defio degli uomini di 
quefta noflra provincia di veder cogli occhi 
la Rudia del rinomato Ennio , che ogni 
mucchio di pietre , che da noi s' incontra , 
ci fembri effer qualche avvanzo , della pa- 
tria di quefto antichiffimo Poeta. 

Ma per ritornare a noi , fembra da quel- 
che fin qui abbiam detto , che Rudia patria 
di Ennio effer debba fuori dal noftro iftmo, 
e perciò non appartenente alP antica Meffa- 
pia , fpccialmente volendola Plinio nel pae- 
ie de' Pedicoli, ο fia nella Peucezia provin- 
cia diverfa dalla Meffapia . il che anche fu 
avvertito dal Mazochio Collett.lX. Cap.lll. 
de' fuoi Commentarj fopra le Tavole Era- 
cleenfi colle feguenti parole: extra vero penin- 
jtilam Mejfapios Calahri excipmnt ( quorum β 

utbs 



Di Oria Gap. XIIT. 12? 
tum uvbs Rudia oflendh , qua Ennio Calabri 
poeta nomen peperit ) Calabri vero meo judu 
ciò iidem qui Peucetii . ed ivi medefimo nel 
Gap. IV. pofl Meffapìan fequebatur Calabria , 
in qua Radia Ennii patria , qui proinde Cala• 
ber vocabatur • β cuti & Tarentum ipfum in 
Calabria cxtittt . riguarda il Mazochio ad O- 
vid. lib. III. de arte . 

Ennius emeruit Calabris in montibus ortus . 
Ed a Silio Italico lib. XXII• v.^gó. 

Mijerunt Calabri , Rudla genuere vetufia . 
ed Ovvidio par che confermi la nofira opi- 
nione del fito della Rudia di Ennio verfo 
Motola, ove fi veggono de* monti , e non 
già ne 5 fiti del Τ afuri , e del Leo , ove fi 
veggono fpaziofe pianure . 

Dunque dal non efiervi nella MeiTapia al- 
tre Città a portata di trattar cogli Atenie- 
iì , fuorché Oria , non fenza fondamento af• 
feriamo , che Oria era la fede de' Re Mef- 
fapj , fpecialmente di Arta . 

Intorno a quefto Re Meflapio bifogna av- 
vertire , come Γ accennò ancora Giovanni 
Hudfono nelle annotazioni del citato luogo 
di Tucidide, che Ateneo nel lib. III. Cap. 
XXV. lefle appreifo Tucidide Jl'rtos per xArta* 
così egli dice/E V 7Z του Ουλτιανου roiaurd 
mvoc παίζοντος, οΚυνουΧχος ccnUpccyWj άρτου 
ì>ft) JtJ ου του μζτσ*οίτίωι> βασίΚίνς . λε'- 
yw TQU gif ίϊατυγιχ Tipi ου vi cróy- 

Κ ypoC 



150 Papatod, su la Fortuna 
γράμμα, Ιςι ΤΙο7\ζμ:ονι . μνημονΐ!ζΐ V dv* 
του νί θουκυοΐ^ηζ Ιν ΙΟάόμ» , tl Anui)• 
τριος ο χνμιχος ιν τω ζτιγραφομενω opcc* 
μοίΐι !ίικ{ΚΊ& , ì>icc τούτων ^ 
Κ^ίΤθ*^ ίίς την Ϋτ&Κίαν , ανίμω νοτω 
ΛηβάΧο^ν τό τζ?\αγος ih MzTTccrtouZy 
Νρτος V ccvccKolQìÙv ζζενιζ ημάς χαΚως , 
S:W yjxpiii? Uéi μέγας χ. 7\οίμττρος ην. 
%Adhuc Vip' ano bujufmodi ali qua lu lente , Cy+ 
nulcus exdamavh : %Avto ( pane , latine ) opus 
efl, & non Meffapio*um Rege . Dico autem 
illum ^ qui etat in Japyg'ra , de quo volumen 
ejì Polentoni . Meminh aut m & de eo Thu* 
cydides in feptimo , C9* D^metrius Comicus in 
Dramate , quod infcrìbitur Sicilia per hac ver* 
ba. 

Et inie in Italiam vento note 

Trajecimus pelagus ad Meffapios ? 

*Anos vero recipiens bojpìtto a^cepit nos puU 

cbre, 

Hofpes gratiofus ibi , magnus , & illuflris 

erat . 

Conferma ciò Suida nella parola *drtos 
colle feguenti parole: sV* W xl όνομα tu» 
pocjL /ου MiTrccTÌw, YyTpòZjvov αθηναίους 
ΤΓΟίητχτάΌΐΑ φηπ Πολέμων '/ efl vew & no» 
tnen Tyranni Mt\fapiorum , & bofpitem Jthe- 
nienfcs feciffe ait Polemon. dai qua'i due Au- 
tori ricavali ancora , che Poicmone avea 

fcrit- 



Dr Oria Ca ρ. ΧΠΓ. i^i 

fcritta un Opra intorno al Re Arta, la qua- 
le Te per Γ ingiuria de' tempi non fi fofle 
fmarrita, avremmo, credo, belliffime,e cu- 
ride notizie intorno alla noftr' Oria , edirir^ 
torno a quello Re così famofo. 

Se poi per noftra curiofità vorremo rin- 
tracciare il predio tempo , in cai quefto Re 
Arta riledeva in Oria , e dominava nella 
MeiTapia , non ci riulcirà difficile il prò- 
vario, poiché fecondo la Cronologia apporta- 
vi al rapportato luogo di Tucidide dell' ul- 
tima edizione del Dukero , quefto trattato 
tra gli Ateniefi , ed il Re Arta fucceffc 
neir anno decimo nono della guerra Pelo- 
ponnefiaca , ο fia nella nonagefima prima O- 
limpiade dell'anno terzo* il quale anno caf- 
ca neir anno del Periodo Giuliano quattro 
mila duecento novantanove, eflendo Arconte 
Pifandro in Atenei quali fottratti dai quat- 
tromila fettecento tredici della nafeita di 
Crifto , rimangono anni 414. prima della 
nafeita di Crifto : cioè 340. anni dopo la 
fondazione di Roma . 

Si annovera dagli Scrittori ancora nel nu- 
mero de' Re Meffapj , Opi , di cui parlere- 
mo in altro luogo . ma non faremo motto 
di altri pofteriori , fpecialmente di Malen- 
nio Re Salentino figlio di Dafummo , che 
favoleggiafi aver fondato Lecce: poiché così 
difle Γ accorto Mazochio nel Collett. V. Cap* 
VI. Commenta Τ ab. Heracl. adnot. 6γ. fopra 
Κ ζ quel-f 



ι^% Papatod. su la Fortuna 
quelle parole di Capitolino in M. Antoni• 
no Filofofo : Cujus familia in originem recur- 
rens , a Ν urna pvobatur fanguinem ducere , ut 
Mavius Maximus docet : item a rege Sale mino 
Millennio Dafummi fiìio , qui Lopias condidit .• 
eosi difle , dico, il Mazochio . parlando di 
Mario Maffimo , a cui fi appoggia Capito- 
lino : Hunc Cafaubonus ad Spartiani Hadri • 
Cap. II. aqualem JÌlex. Severo y Vojfius de 
Htfi. Lat. eidem fupparem credidit . et fi in om» 
nium bic manibus erat , videtur tamen eum 
oimmianus non magni feaffe . %Adbac Voptfcus 
Uti verbofifftmum taxat , quique mytbifloricis 
fé volumintbus implicarit . Hoc eo dico , uti 
leBor videat , an non ifla de Malennio Da• 
fammi filìo inter Mani mythiflorica firn able• 
ganda . 






CA. 



Di Oria Gap. XIV. 133 



CAPO XIV. 

Si conferma lo fleffo colle monete conta- 
te in Oria . 

IL chiariflimo Mazochio nel Collett. VIIL 
de'fuoi Commentar] fopra le Tavole Era- 
cleenii adnot. 86* afferma confervar due mo• 
nete antichiifime d v argento , ove da una 
parte fi vede Pallade , dall' altra, un toro 
col capo umano cornuto , che è la fronte 
dell'Italia, a fuo parere. In una delle pre- 
dette monete fi leggono le feguenti lettere 
Etrufche incominciando da deftra a finiftra 
ad ufo degli Ebrei: MA 1<1 V: Udina, neli' 
altra <\17 1 <] Υ : Tdina . quefte monete non 
dubbita il fuddetto dottiflimo Scrittore ef- 
fer monete Coniate in Oria così dicendo; 
pertinet antera ad T'm'jjj; Htrodoti , qua Stra m 
boni , & altis Qvplcc 5 Uria , & hodkdum 
Oria vocatur Epi [copali Sede gaudens , ex feu* 
dis Excelienti (fimi Principi? Francavilla . E 
la ragion , che deve perfuadere ogn' uno, è f 
che tali monete Tono ufitatiflìme , e fi tro- 
Κ 5 vano 



*34 Papatod. su la Fortuna 

vano fpefib nella Magna Grecia , ove fola 
la noiVoria Hyria , ed Uria appellofli ; e 
perciò alla noftr'Oria appartengono. Laon• 
de dice il Canonico Mazochi nella fuddetta 
opera , nell' aggiunte dopo Γ Indice terzo: 
ad quam ( Myriam ) utique nummus pertinet , 
ut potè in M. Grada ad nxuftam ufque trhijfi- 
mus . E ciò farà ben chiaro ancora , fé ri- 
fletteremo , che gli antichi Etrufchi , come 
nota ivi medefimo il Mazochi , tifavano la 
D in vece, dell"/? . ed in fatti in altre mo- 
nete fi legge LADINOD in vece di LA- 
RlNOR , ο fia Lavlnorum , luogo non lun- 
gi dal Contado di Molife . e perciò deefi 
leggere nelle fuddette monete Urina , ed Tri- 
na . per la qual cofa eiìendo quelle due pa- 
role nomi acjetiivi , deve fottintenderfi un 
nome, che dinoti la moneta, ο altro con- 
gruo vocabolo; e così Urina, ed Trina fa- 
rebbe lo fteifo , che moneta Oritana , men- 
tre fecondo Stefano da Tnon nafee il genti- 
le Yrinus , e da Urion Urìnus . ed in fatti 
anticamente diceafi, come afferma Euftazio, 
Trion , ed Trta , Urion , ed Uria . come Tbu- 
non , e Τ buri a , 

Il Celebre Padre Arduino avea atteftato 
leggerli nelle antiche monete YDINAI. on- 
de l'intiera lettura farebbe in quelle mone- 
te Υ PI Ν A ΙΩΝ. Uritanorum. ma perchè fi- 
mi i \ monete non erano occorfe nelle mani 
del Mazochio , guidamente quefto nel rap- 

por- 



Di Oria Cap. XIV. 155 

porfato Collattaneo ne dubbitò . Quindi il 
Hobiliffimo Francefco Rovigno. de* Principi 
di Palagoria avendo tra le fue monete ri- 
trovatane una colle lettere fcolpite VDI- 
NAI col dittongo in fine compito , quan- 
tunque la moneta forte di fabbrica più re• 
cente delle altre , ne avvertì il Canonico 
Mazochi . il perchè il Mazochi medefimo 
fgombratofi ogni dubbio l'avvertì ntlT ag• 
giunte porte dopo il terzo indice colle fe- 
guenti parole : Quod negavi me adhuc in bu» 
jufmodi nummis prò trito , ac breviore XDIN%/f y 
fiut VOÌÌSìJì vìdtffe integtum Harduinianum 
VDINjII , ìd nunc revoco . E quantunque 
fembri infoiente cotal formazione di YDI- 
ΝΑΙΩΝ J tuttavia non avvi alcun dub- 
bio , che da Hyria fiafi formato Hyrinvs , 
da Eynnus Hyrinaus , così da Uria Urinus , 
e ck Urinus Urinaus . 

Di quefte moneta Oltane, che fono tri- 
tiifime nella Magna Grecia, come difle il 
Mazochi 4 fino alla naufea , fi ricava con 
tutta certezza , che la noftr' Oria ne' tempi 
antichi non fu foggetta ad altre Città, ma 
di alrre pili torto Signora e padrona . poi• 
che difle il Mazochio nella Diatrib. 1. Cap. 
V. feff* II. Commenta Tab. Heracleen: nulìum 
tutius indiciuw ad urbes fiberas ac principe^ a 
contributis dtjìmguendas , quam nummos reperì* 
nam quarum extant antiqua numifmata , eas 
& fui juris fuiffe 3 ac plerumque dominium in 
Κ 4 alias 



ilo Papatod. su la Fortuna 

alias exerculfle , ftatuendum eft . E a dir ve- 
ro , tale prerogativa del dominio , e dell 
eflfer fede de' Re Mafia pj , conveniva alla 
noftr' Oria . perchè era rifpettabile tra le al- 
tre della provincia per efiere ftata la prima 
edificata , e per aver dato alle altre Γ origi- 
ne ; e ciò non ci fembrerà ftrano , ie col 
Canonico Mazochi daremo un fiffo fguardo 
al tefto di Erodoto, poiché quantunque nel- 
Γ ultima edizione Gronoviana ancora idi E- 
rodoto nel lib. VII. lessafi così il trafporto: 
& ab urbe Hyrtn alias incoluiffe , come leg- 
geli ancora in altri trafporti anteriori : tut. 
tavia così trafportar doveafi il teflo di Ero- 
doto : & ab urbe Hyria alias condidlffe , a• 
dificaffe , effendo le parole del tefto Greco : 
cerò %è της Ύ'ρίης πο7\ιθζ lacs «Μα? οι* 
χητΜ. mentre febbene oUh lignifichi W* 
solo, babito , lignifica ancora condo , edifico , 
come Γ accennò il Mazochio nel CV/e£?.IX. 
Cap. III. adnot. pq.. Comm. Τ ab. HeracL %At 
equldem fexcenta veterum notavi loca , qui bus 
$iM(j) tantundem efl , quod οΐκίζω condo : 
quod miror in Lexicis non obfervatum . E nel- 
la Diatrib. IL Cap. VII. nam fd'pijfime ubi 
ίττοίκίζω fuerat , librarli verbum ιτοικίω fibì 
notlus rtpofuerunt . aut vero tls locis liroixi'J) 
tantundem valet , quod ίττοικΙΙω ** ali cubi 
* me obfervatum . Ed invero fé volteremo 
almeno il lòlo Tucidide dell' ultima edizio- 
ne 



Di Oria Cap. XIV. 137 
ne Dukeriana, e riflerteremo le varie lez- 
ioni appoftevi 5 ed annotazioni , tocchere- 
mo co' mani quelche il Canonico Mazochi 
atteftò poco fopra. Ora , come avvertifce il 
Mazochio ivi medefìmo , nel luogo di Ero- 
doto non era cofa degna d* effer notata , 
che que f Cretefi dopo Oria abbitarono altre 
Città • ma che dopo Oria prima opra , e 
Capitale jài quei Eteocreti , furono dai me* 
deli mi )é altre Città fondate . giacché poco 
prima/detto avea Erodoto : ivxjccuTM Ύ'ρΙφ 
Ί!θ7\ιν xriTocvms : ibi Hyrìam urbem conden- 
tes , <edificantes . nel qual trafporto non av- 
vi difficoltà alcuna * mentre κτιταντ^ς in- 
fallantemente lignifica adificantes , e non già 
babitantes * e perciò ancora attribuendofi la 
fondazione di Cotrone ai Japigi , dee que- 
ita Città pofporfi nella fondazione ad Oria• 
poiché i Cretefi , ο fiano i Japigi , dopo 
Oria , e le altre Città della medefima pe- 
nifola fcfridate , ^affarono all' altro corno 
dell' Italia , ove è Cotrone , ed allora chia- 
marono Japigi que' tre promontorj dell'altro 
corno, come ivi va difcorrendo il Mazo* 
chio . 



**u& 



CA- 



t^B Papatod. su la Fortuna 

CAPO XV. 

Si efami η a Γ opinione di D. Annibale di 

Leo , il quale pretende , che Brindi* 

fi fi a fiata la Capitale de Sa- 

lentini . 

L'Erudito e dotto D. Annibale di Leo 
Canonico Teologo della Chiefa di 
Brindifi nella fua Dilfertazione delle Me- 
morie di M. Pacuvio ». i. afferifce effeve 
fiata Brwdi/ì un tempo Capitale de popoli Sa• 
lentini , e quindi rinomata Colonia de Romani. 
il che replicò nel η. 7. così fcrivendo : l 
popoli Salenttni con BrinJifì di lorb Capo e 
dominante effendo jìa'i foggìo r ati nel? a+no 486. 
&c. e perciò dimoftrare fi ferve nelP anno- 
tazione 3. di quel luogo di Floro Ub. L 
Cap.XX. Salentini PkenttOus additi 9 caputati? 
regi ani s Έ undufium . 

Qui primieramente fi bilanci dagli eru- 
diti Γ autorità di Floro , che vivea 200. an- 
ni dopo Augufto, coli' autorità di Strabone, 
che fiorì furto Augufto, e col numero pro- 
digiolo delle monete untane di Vario Co- 
nio, 



di Oria Cap. XV. 119 

nio , che fono immortali monumenti della 
lìgnoria e dominio della noftra rifpettabile 
Città; e fi vedrà, che Floro non può reg- 
gere a tali incontraftabili prove, e che non 
può sfuggire la taccia di mentitore e di 
bugiardo . Al Canonico M^zochi occorfe 
11 Ila Diatr. IL Seti. IL n. 6$. Comm, Tab m 
H^racl. , che Floro fi opponeva ad al:re au- 
torità, e perciò dovette dir il Mazochio: 
%4c mirum ni uterque ervor , aut ip/i Floro in* 
curiofe hac trapianti iìrepferit , aut fi ana• 
nuenfium fuit f certe fit bene vstus . Ciò ba- 
tterebbe al Leo per mutar fentimento . ma 
acciocché veda, che Floro medefimo ficco- 
me è a favor fuo , còsi è fuo contrario , e 
perciò da non farfene*conto veruno, riflet- 
tiamo un altro paflb di Floro nel Hb. /. 
Cap. XVIIL Tarentus etiam Lacedaemonìorum 
opus , Calabria quondam , & *Apulia , totiuf• 
que Lucania Caput, poiché oltre Γ aver er- 
rato Floro dicendo , che Taranto fu la Ca- 
pitale .della Puglia, e cella Lucania , ο fia 
Bafilicata , gìachè ebbe con quefte provincie 
continue guerre, come vedremo altrove: ha 
commeffo un errore in fé fteflb , ed una 
contraddizzione rifpetto all'autorità rappor- 
tata dal Leo. mentre dicendo Floro , che 
Taranto era capitale della Calabria^ per ne- 
ceffità effer dovea Brindifi a Taranto fog- 
getta , perchè Brindifi era nella Calabria f 
come lo diiÌe Mela de S$t. Orb. Itb. IL Cap m 

I1L 



i/fo "Papatod. su la Fortuna 

IlL In Calabria Brundufwm , Valetium ? Lupm 7 
Hydruntum, & S alenimi campì, & Sallentina Ih• 
fera ,& urbs Graja Cali/polis . S tra ho lib. Vh 
quam pltrìque Meffapiam, & Japygiam y & Cala- 
briam , & Salentinam appellarti . Plinius Uh. 
1IL Cap. XI. adverjam et Calabriam in penuu 
fulam emìttens . Graci Meffapiam a duce appel• 
lavere , già dunque è incontraftabile , che 
ne' tempi di Floro , anzi prima di lui la 
provincia Idruntina appellava!! la Calabria , ed 
in quefta era Brindili , come lo diflfe Poni- 
ponio Mela . Dunque fé fecondo Floro Ta- 
ranto era Capitale della Calabria , ο fia de' 
Salentini , e della Meflapia ; come n'era la 
Capitale Brindifi fecondo Floro medefimo? 
tfler potea Brindifi Capitale de' Salentini , 
K c dominante , e foggetta a Tarentini ? Se 
dunque noi non aveifimo quelle noftre rilu- 
centi autorità , quefta fola palpabile contrad- 
dizzione di Floro batterebbe a farci fofpen- 
dere Γ aflenfo in credere , che ο Brindili, 
ο Taranto foflero ftate le Capitali della 
Meifapia ; ed a creder più torto , che Floro 
quando così parlava, formava Capitali , e 
Signorie a fuo capriccio . Se pure non vo- 
gliam dire, che quel Caput intender fi deb- 
ba per l'eccellenza della Città , non già 
pel dominio, come è facile , che Γ abbia 
intèfo di Taranto, quando diife nel lib. L 
Cap.XVllL Caput Taremus tum magnitudine , 
& muris , partitane nobili , tum mirabili β tu; 

co- 



Di Or ia Gap. XV, 141 
coliche .Taranto era Capo per cagion della 
grandezza , delle mura &c. in una fimi! 
maniera parla di Brindifi : Caputane regionh 
Brunduftum inclito portu , cioè Brindili paf- 
fava ne' tempi di Floro per Capo a moti- 
vo del Tuo porto , non già pel dominio ; 
come in fatti neir edizioni di Floro , che 
mi fon capitate , manca la prepofizione cum 
avanti inclito portu , altrimenti non potrà 
sfuggire Floro la taccia di mentitore , la 
quale per lui non è una cofa nuova; men- 
tre così parla di lui Olao Borrichio appref- 
fo il Walchio Hifl.CriticJat. Im.Cap.IX. §. 
ΐρ. Solemne et ( Floro ) , fententìas acumine 
claudere , & fplendorir magis , quam verhatis 
temporum rationem babere - Se dunque noi 
abbiamo sì brillanti prove a favor noilro , 
e Floro da fé fteflb fi diftrugge , ο niente 
fa a favor de' Brundufini ; niente poffono £ 
medefimi opporci quel luogo di Strabone 
lib. VI. Poflea temporis Brunduftum cum Re* 
gem baberet , multum agri amiftt , ademtum a 
Spartanis. poiché corrifpondendo le parole cum 
Regem baberet alla parola Greca βασίΚευο* 
μίνη, non dovrebbe effer quello il trafpor* 
to ; ma fubjetta imperio ; cum ejfet fub impe. 
rio. in qualunque luogo, ο Città dimorafle 
il Re. Vale a dire Città foggetta ; e non 
già libera e dominante, la qual forza della 
parola Greca tolto fì feorgerà anche dai pd- 

co 



ΐή,ζ Papatod. su la Fortuna 

co prattici del Greco , fé daranno .una fola 

occhiata ai Leflici Greci . 

Solo mi fi poflbno opporre alcune mone- 
te Brundufine per provar almeno la libertà 
de* Brundufini . in alcune delle quali vedefì 
la Greca ilcrizione : ΕΡΕΝΔΗΣ1ΝΩΝ . 
Erundujìncrum , ed in alcune altre Γ infli- 
zione latina BRVN. delle prime monete 
così diiie il Mazochio Oiatrib. I. Cap. V. 
Comm. Tal•. HeracL modo Golt^ianus nummus 
fit integra fìdei . mibi nutlum hujufmcdi con» 
treffare 5 nec viris ami ci s licuh . delle fecon- 
de è vero, che il Mazochio ne formò ivi 
medefimo favorevole giudizio dicendo : cum• 
que in cdonìis Italici* numi/mata nulla ferivi 
fnos fuerit • ex ea intelligimus , plurimos illos 
Brundufinorum nummos y qui teruntur manibus 
cmnium y anno DIX antiqutores effe : quod & 
fabrica rudis ofiendit + ma notò tuttavia il 
Mazochio medefimo nelle aggiunte nel fine 
pag. 553. Non nego tamen alicui urbi obnoxia 
potuiffe a republica principe impertiri jus ferien- 
da moneta, il che fi conferma colf eifer Γ 
ifcrizione latina ; a differenza di quelle d* 
Oria , che fono in lettere Etrufche , delle 
quali così il detto chiarifìimo Scrittore Col» 
leti. IX. Cap. IL• dice Numi/mata Urina inferi• 
pta ingentem band dubfe vetuflatem pr$dunt . 
il che non s'oflerva in quelle monete Brun- 
dufine , che fono di fabbrica più recente , 

e che 



Di Oria C a p. XV. 143 

e che può nafeere ancora , che fiano fiate 
coniate ne' tempi > che Annibale dimorava 
neir Italia , come molto fofpetta di molte 
monete il Mazochio nell'aggiunte nella pag m 
553. Ciò anche può nafeere dall'occupazio- 
ne, che face^no i Greci di varj luoghi ma- 
rittimi della provincia Idruntina ( il che 
per altro riguarda le monete Greche Brun- 
dufine ) , inguifachè i Meflapj , ο permei- 
tefiero ne 1 tempi pofteriori , che ivi i Greci 
dimoraffero, ovvero fi follerò refi deboli a 
poter quelli difeacciare ; come oiTerva il 
Mazochio Diatrib. L Cap. V. n. z. Gracos 
vero nonni/! pofteriori bus atatibus nonnullts in 
littoribus conjediQe , neceffe eft . ed ivi medefi- 
mo nella fezzione prima, illud interim pra* 
jìare poffum , Japyges , &* quos vecenfìvì c<e- 
teros , a Gratcis diverfo tempore pulfos a lino* 
ralibus urbtbus ( qua omnes tandem in Magno* 
mm Gracorum poteflatem venerunt , qui vicif* 
firn in mediterraneis pauca admodum pojjide• 
bant ) Ij μζτογαΐφ ( ****** ) confittile . e 
perciò veggiamo alcune monete Greche 
degP Idruntini , e Leccefi , delle quali par- 
la il Mazochio. 

Ma Jlano genuine le monete Greche de* 
Brundufini , fiano coniate le monete latine 
ρ ima de' DIX ; altro non può da qui de- 
durfi , che Brindifi non foffe fiata ad altre 
Città foggetta* non già che foife ftata del- 
la 



ϊ4?4 Papatod. su la Fortuna 1 
la provincia Idruntina la Capitale e domi- 
nante . e fin tanto non fi troveranno altre 
monete di altri luoghi , che greggi no e 
nell'antichità, e nel numero immenfo , e 
nell'effer diverfe dalle latine, e dalle Gre- 
che, colle monete Oritane , diremo Tempre, 
che Oria fu la Capitale , e la dominante 
della Meflapia , e la Sede de' Re Mefiapj, 
quantunque foflìmo di altri lumi e monu* 
menti affatto sforniti , 






CA. 



Di Oria Cap. XVI. 145 



CAPO XVI. 

Delle prime guerre tra gli Oritnni , 
e Tarentini. 

NOn folo Oria è rifpettabile per la fua 
prodigiofa antichità , e per efiere fta- 
ta Γ antica fede de' Re Meffapj ; ma ezian- 
dio è gloriofa per aver dato i fuoi Cittadi- 
ni ne 5 tempi antichi chiare prove di non 
ordinario valore . Ciò fpecialmente può of- 
fervarfi ne' primi tempi , in cui raccontali 
cffer fiere guerre tra gli Ontani , e Taren- 
tini avvenute . Né qui fpenderemo il tempo 
a confutar il P. della Monaca , il quale 
vuole, che i Brundufini foffero flati i Capi 
neir accennate guerre ; Giacomo de Ferrar) , 
il quale vuole , che ftati fofiero i Leccefi . 
il dotto Medico Epifanio Ferdinando , il 
quale intrude i Mefagnefi per principali 
( quantunque egli prima d' ogn' altro dovea 
provare Tefiftenza di una Città antichifììma 
detta Meffapia , e poi provar , che quella 
foiTe Mefagne ) ; il P. TaiTelli , il quale 
vuole, che foffero ftate le dette guerre tra 

L quei 



\\6 Papatod. su la Fortuna 

quei di Vereto preffo Leuca , e tra i Ta• 
rentini . poiché tuttociò dipende dall' affodar 
qual fia 1 Hyria di Erodoto , e qual foffe 
ftata la Città Capitale della Meffapia . il 
che non avendo fatto i mentovati Scrittori^ 
va a terra tutto il loro penfare ; e folo fi 
può conceder loro , che parte dell' efercito 
degli Ontani foffe formato di varie genti di 
diverfe Città della Meffapia ad Oria fog- 
gette . Rimane adunque il rapportar gli au- 
tori , che parlan delle predette guerre , e poi 
affodar il tempo , in cui avvennero; giacché 
in ciò difcordan tra loro alcuni Scrittori . 
Il più antico , ed il più autorevole Scrit- 
tore , che parlò delle prime guerre tra gli 
Oritani, e Tarentini fu Erodoto d' Alicar- 
naffo , il di cui intiero tetto rapportammo 
nel Capitolo V. ove così fi legge : %/Ib Ur* 
be Hyria ( Cretenfes ) alias Urbes condidiffe , 
quas fané Tarentini multo pofl tempore demo• 
lientes magnam cladem accepere .ut cades Grò?• 
ca maxima htec profe&o fuer'tt omnium , quas 
novimuSy ipforumque Tayentinorum , & Rbe• 
gtnorum , qui a Micytbo C 'boeri filìo coaSi a 
Civitatibus , & acccdentes Tarentinis vindices 
interfere ad tri a milita hoc ραίΐο . ip forum ve• 
ro Tarentinovum non potuit iniri numcrus . Mi• 
cytbus autem , cum ejfet ^fnaxilai famulus prò• 
curator Rb git reiicius erai ; qui excidens Rbe• 
gio , & Tegeam xArcadum inbabttans confecra• 
vtt Olympia multa fìmula^ra • 

ΌΛ 



Di Or ι a Gap XVT. T47 

Dal qual racconto grandiffima invero ii 
ricava effere ftata Γ uccifione e la ftrag^e , 
che fecero gli Ontani de' Tarentini • men- 
tre de' Regi ni rinculerò fui Campo di baN 
taglia tremila uccifi • e de' morti Tarentini 
pei gran numero non potè formarfene preci• 
io calcolo. 

Conferma lo fteflb Arinotele nel Hb. V. 
de Rep. colle feguenti parole .• Contingit ve» 
ro quandoque id per fortunam ,• velut apud Ta« 
rentum cum fuperati pralio ( Tarentini ) a Jet* 
pygibus nobilitati s magnani partem ami/iffent m 
fuit autem id pralium pattilo pojì id tempus y 
quo Medi Grati am invaferunt , &* ad popi* la* 
rem /ìatum ex Republica illorum fa&a efl mu~ 
tatto. Ove bifosna notare , che i Tarentini 
cfìendo flati dai Japigi fuperati perdettero li- 
na gran parte della loro nobiltà . e perciò 
pur troppo grande eifer dovette quella forte 
fcoifa da' Tarentini ricevuta preffo Taranto 
medefimo, come dice Ariftotele . 

Ma fi riflettano fopra ogn' altro le paro• 
le di Diodoro Slcolo , il quale nel lib. IV. 
della fuddetta guerra cosi fcrifle : Menone 
rem JÌthenienfium publi am gerente , Romani 
Confules creant Lucium JEmilium Mamercum , 
& Ca/um Cornei ium Lentulum . In balta tum 
bellum fcrvebat inter Tarentmos , & J a pi gas ; 
nam diu atque affi due de fimbus agrorum inter [e 
certant s , dtverfis ultro citroque peniti cauffis 
per levia perpetuo certarmna contendere , alter• 

L % nif* 



*4.8 Papatod. su la Fortuna 
nifque vìcìffim tnjuriis alteri alterorum vires 7 
iramque la:effere , quo magis az magis in dies 
titrinque vaflari privatis dire ptioni bus agri ccepe• 
runt. crefcente paullatim per privata mutuo bel- 
la , & cades mutuas , qua crebro edebantur > 
Htriufque populi difcordia 3 publica tandem ma* 
jeftas utriufque in iram , partemque in j uria fa- 
ti am venit . nec jam turmattm pracurjare y fed 
palam ad decernendum jufla ade fefe utrtnque 
virìbus omnibus comparant . Japyges igitur ha• 
bit ο fuorum deletlu y magnum finitimorum Jorio 
nomine numerum adfcifcunt , exercitumque ad 
Tjiginti borni num mi! Ha compiere . Τ arenimi au- 
tem audita exerchus tn fé armati multitudine y 
deleblum Civium b.abent , tum a fociis Rbegi• 
nis magnam azcipiunt tnanum . Digrejfìs ergo 
titrijque in aciem , atrox conferttur pugna 5 in 
qua cafis jam plerifque , vix tandem Japyges 
vi&oria potiuYitur . Fieli ac profltgati bofies in 
àuas partes fuga direbla diverfi rapiuntur , pars 
Tarentum agmine precipiti , pars Rbegium con* 
tendimi : Japyges confeflim fimilìter duo agmi* 
na ad fugientium terga cadcnda dirigimi , al- 
terum Tarentinos premere properat y quibus cum 
breve fpatium fuga daretur , magna occurren• 
tium , az reftjlentium multitudo caditur . qui 
Rbeginis infiflebant , tanta pracipites contentio• 
ne funt infilati 5 ut cum illis fìmul intra mce• 
ni a irruperint , atque ilio impetu moment oque 
funt urbe potiti. 

Decifiva perciò fu la dcicritta battaglia , 

fé 



Di Oria Gap. XVI. 149 

fé 1 Japigi , ο fiano i Meflapj , dopo a\fcr 
<lifperib l'efercito inimico* s'impadronirono 
ancora di Regio nell'infeguir Γ inimico , e 
nell'efler accorti a non dargli tempo di ria» 
nirfi • in guifaccliè l'affare con maggior giù• 
dizio e faviezza efier non potea regolato . 
Quefti intanto fono i gravitimi Scrittori , 
che delle prime guerre tra gli Oritani , e 
Tarentini han favellato , nelle quali gli O- 
ritani diedero faggio del loro coraggio e del 
loro fpirito Marziale . e dal confronto di 
tutti e tre quefti Scrittori ben fi vede , che 
tutti e tre han voluto accennare la medefi- 
tna guerra, perchè convengono tra loro nei* 
le principali circoftanze . Inoltre fé la guer- 
ra decrittaci da Diodoro Sicolo , ed accen- 
nata da Arinotele fofle diverfa da quella 
rapportata da Erodoto , Erodoto medefimo 
non Γ avrebbe tralafciata ; mentre Erodoto 
vifie dopo la guerra dinotata da Diodoro Si* 
colo, e da Arinotele, perchè Diodoro Sico- 
lo attefta eifer iucceifa cotal guerra nel tem- 
po , che Menone era Arconte in Atene , e 
Lucio Emilio Mamerco , e Gajo Cornelio 
Lentolo Confoli in Roma. Onde quel!' Ar- 
conte efercitando il fuo impiego nell* anno 
del Periodo Giuliano 4240; ο fia nelT an- 
no quarto dell'Olimpiade jó , e fuccedendo 
fanno precedente la nafcita di Grido 4713. 
fottratti 4240• da 4713. rimangono anni 

i- 3 473 



ijo Papatod. su la Fortuna 
473. tanti appunto , quanti anni prima dì 
detta venuta fu Lucio Emilio Mamerco la 
terza volta Confale con Vopifco Giulio Giu- 
lo . i quali anni corrifpondono agli anni 
della fondazione di Roma 281, Ora eifendo 
ben chiaro dalla Cronologia del chiariffimo 
Iiacco Newtono, che Erodoto fcrivea la fua 
Storia negli anni 444. prima della venuta 
di CriPto, fottratti quefti da 473. rimango- 
no anni 29. dunque la guerra deferittaci da 
D'odoro Sicolo tra gli Ontani , e Tarenti- 
υλ fucceffe anni 29. prima , che Erodoto 
icriveife la fua Storia in Turio di Calabria; 
dunque Erodoto non accennandoci altra guer- 
ra fuccefla tra gli Ontani, e Tarentini j la 
ragion vuole , che crediamo efifer la medefi- 
ma guerra quella deferittaci da Erodoto , e 
da Diodoro Sicolo. 

In quanto ad Ariftotele , egli ancora dà 
molto contrapefo ai nofìri argomenti : men- 
tre dice, che la connota guerra avvenne in 
tempo, che i Medi jnvafero la Grecia . fi 
contulti ora il Petavio Rat. Temp. tom. L 
Ubili. Cap.V., ove dimoerà , che la bat- 
taglia navale guadagnata dai Greci , per cui 
Serie fu corretto a fuggir dalla Grecia da 
lui invaia , avvenne nelf anno primo dell' 
Olimpiade 75 , prima di Criflo anni 480• 
Per la qual cola eifendo fucceifa la guerra 

ac- 



Di Orìa tAP. XVI. I$i 
accennata da Erodoto» e da Diodòro Sicolo 
nell'anno 473• fottraendo da 480, 473, ri» 
mangono anni ìcttz dopo i'invaiione , che 
fece Scrfe nella Grecia . ed ecco come dice 
bene Arinotele , che la guerra ilicceiTa tra 
gli Orirani , e Tarentini fu poco dopo l'in» 
vafione , che fecero i Medi nella Grecia f 
cioè anni fette . e così nel fettimo anno do« 
pò tale invaitene evidentemente fi vede, che 
Menone era Arconte in Atene , e Lucio 
Emilio Mamerco Confole in Roma• 

Chi vorrà effer oftinato a non creder 9 
che la guerra accennata da Erodoto fia U 
fteffa , che quella dinotataci da Arinotele f 
e da Diodoro Sicolo ; ο almeno ci avrà 
qualche dubbio: ci afpetti un poco , finché 
paffiamo al Capitolo feguente , ove gli fa• 
rem toccare il tutto, come fuol dirfi , colle 
proprie mani . In tanto fa uopo , che egli 
conceda , che la guerra raccontata da Dio- 
doro Sicolo , e da Ariftotele eflendo avve- 
nuta anni 473. prima della venuta di Gri- 
llo , come fopra fi è dimoftrato , non è po- 
tuta avvenire , come credette il P. della 
Monaca, ne' tempi di Alefandro Magno, 
né in que' d' Aleffandro il Moloflb . im- 
perciocché Alefandro Magno, come ricauaii 
dal Petavio Rat. temp. Pan. I. lib. III. Cap. 
IV., nacque nell'Olimpiade eoo., ο fia pri- 
ma di Grido anni 35Ó. onde fottratti anni 

L 4 3s6 



ϊ$2 Papatod. su la Fortuna 
356. dagli anni 473. , nel qual tempo fuc« 
ceife la confaputa guerra ; rimangono anni 
117. prima, che Alefandro Magno nafceffe. 
onde in quel tempo , in cui la predetta 
guerra avvenne , Alefandro Magno ritrova- 
vafi nel Concavo della Luna. 

Per quelche riguarda Alefandro il Moluf. 
fo Re dell' Epiro , quello morì preffo Γ an• 
tica Pandofia nella Lucania , che oggi ere• 
defi eifer Mendicìno , uccifo da' Lucani \ 
come difle il Petavio Rat. Temp. part. 1• 
ìib. III. Cap. XVIL , nell'anno 428. della fon- 
dazione di Roma , e la guerra connota av- 
venne negli anni prima di Grillo 473. cioè 
negli anni della fondazione di Roma 281. < 
i quali fottratti dai 428. , rimangono anni 
147. e perciò Alefandro il Molofib mori 
uccifo 147. anni dopoché gli Oritani gua- 
dagnarono quella memorabile azione confro 
i Tarentini , e da qui fi vede , quanto il 
P. della Monaca fia ufeito fuori dei ganghe• 
ri , e quanto poco conto abbia fatto delle 
regole della Cronologia, appunto per foddisfar 
al fuo defiderio di far comparir Brinditi 
nella predetta guerra ; giacché Alefandro il 
Molofib venne dall' Epiro in Brindifi per 
combatter, come egli dice , i Brundufini, ef- 
fendo egli de' Tarentini alleato , del che fé 
ne parlerà a fuo luogo . 

In fine le la guerra, di cui parla Erodo- 
to, 



Dì Oria Cap. XVT. i$3 

to, avvenuta fofle in tempo, che fiorì Ale- 
fandro il Moioflb : Erodoto Γ avrebbe fatta 
da Profeta, e ci avrebbe deferitto una guer- 
ra , cÌie fucceder dovea , dopoché egli l'avea 
già raccontata e deferitta . mentre Erodoto, 
come accennammo, fcrifle la fua Storia 444* 
anni prima della nafeita di Crifto . Γ anno 
prima della nafeita di Crifto 473. è loftef- 
fo che Γ anno della fondazione di Roma 
281. Dunque perchè Alefandro il Moioflb 
morì in tempo della fua fpedizione nell'an- 
no della fondazione di Roma 428. , eflendo 
la differenza di quefti due ultimi numeri 
.147. perciò fé Tanno avanti Crifto 473. è 
lo fteflb , che quello della fondazioue di Ro« 
ma 281. Γ anno della fondazione di Roma 
428. farà lo fteflb, ehe Γ anno avanti Cri- 
fto 325. il qual numero farebbe , come il 
quarto proporzionale di ragione inverfa nel- 
la progreffìone Aritmetica . Dunque fé Ero- 
doto fcrifle la fua ftoria prima di Crifto an- 
ni 444. . ed Alefandro il Moioflb morì nel- 
la fua fpedizione prima di Crifto anni 32(5. 
fottratti i 32Ó. dai 444• rimarranno anni 
1 1 8. e perciò per verificarfi Γ opinione dei 
P. della Monaca , cioè Γ efler fuccefla la 
guerra accennata da Erodoto in tempo della 
fpedizione di Alefandro il Moioflb; bifogna 
prima, che quefto Rev. Padre, il quale mol- 
to fi ferve dell' hyfteron pwtsrgn all' ufo di 

Ome* 



ι $4 Papatod. su la Fortuna 
Omero, con ragioni evidenti ci perfuada ef* 
fere (lato Erodoto un gran Profeta , e che 
ci abbia deferitto una battaglia f la quale 
fucceder dovea cento diciott* anni , dopoché 
«e Tavea predetta* 






CA. 



Di Oria Cap. XVIT. i$S 



CAPO XVIL 

Si άΐτηοβτα non ejfer vera V opinione àeì 

Canonico Mazocbi ,il quale crede ef- 

fer avvenuta la de/crina guerra 

prima dell' Olimpiade vige- 

[ima prima• 

Evidenti pur troppo ftate fono Ìe noftre 
ragioni , colle quali abbiam gittato a 
terra nel precedente Capitolo quella moftruo- 
fa opinione del P. della Monaca , il quale 
volle riferir la detta guerra ai tempi di A- 
lefandro il MolofTo . Ma ora abbiam da 
contrattare con un sì prode, e valente Scrit- 
tore , da cui anche è gloria Γ effer vinto e 
fuperato. Quefto è il chiariffimo Aleffio Sim- 
maco Mazochio, a cui in quefta noftra Dif- 
fertazione fumo molto tenuti, ed ai di cui 
fen ti menti opporfi farebbe una gran temerità 
e sfacciataggine; fé Γ onor del vero non ci 
fpigneffe a ciò fare , con tutta però la ve- 
nerazione ed il rifpetto , che ad un così il- 
luminato e celeberrimo Scrittore da noi ben 
giuftamente fi deve• 

Crc* 



s$5 Papatod. su la Fortuna 

Crede adunque quell'uomo dottiffimo , che 
la guerra fanguinofiffima da Erodoto deferir» 
taci tra gli Ontani , e Tarentini avvenne 
poco dopo la diitruzione di Troja , prima 
della venuta de 5 Partenj con Falanto in Ta- 
ranto , ο iìa prima dell' Olimpiade vigefima 
prima . così egli difie nella Diatrib. IL Cap. 
IV. SeiìJiL Com. Τ ab. Her. *Atque b<ec altera 
e fi Colonia, quam Cretenfem vocabimus . qua a 
tenia ante Trojanum bellum aiate incipiens ad 
Olympiadem ujque vicefimam primam perducitur: 
qua Laconum Parthenia in eandem Societatem 
admìjfi fuerunt . ed ivi medefimo : nam cum 
in hoc Cretenfium facinus cauffam Tarentinorum 
veterum adverfus Cretenfes belli aufilor Mufa* 
rum conferai , id apefte declarat non alia de 
caujfa bellum tantum (quod fuiffe cruentijjimum 
idem in fequentibus queritur ) exarpffe , quam 
quia Cvetenftbus proturbare e Tarenttnis fedibus 
bar bar os , idefl Noacbidas vtteres pojfejjorcs \ 
mtentibus , Tarentini Rbeginis in belli Societa- 
tem traftis diu multumque vefliterint . ad ulti- 
mitm tamet$ fic inter utrofque convenire , ut Τ a* 
rentum aquo jure a barbaris fimul & Creten- 
fibus junEtim incoleretur , %/fntiocbi apud Stra• 
bonem verba illa fuadent , ubi Lacones Parthe* 
mas Tarentum appulfos a barbaris aque , atqut 
a Cvetenfibus benigne exceptos fignìficatur . nam 
Hit barbari haud alti funt , quam primi Tacen- 
ti condttores , qui tam diuturno cum Cretenfibus 
aggrejfoitbus bello attriti , eoi tandem in Urbis 



Di Or ία Gap. XVìL i$f 

focìetatem adfctvevunt . atque h<ec aiterà efl &c a 
ed ivi medefimo nelF annotazione 50. eofpe- 
iìant illa , qua ibidem fubjtctt Herodotus , eam 
nimirum fuijfe maximam omnium , qua innotue* 
vini , Cisdem , tum Rbeginarum , tum in primis 
Tarentinorum . nam , ut adda , Tarentinorum 
awiffoYum numerus iniri non potuti . il che con* 
fermò nel CollettAX. CapJll. , dove dopo a• 
ver rapportato quelle parole di Erodoto: quas 
fecutis temporibus Taventini evertentes , in ma* 
gnas calamitates inciderunt .• foggiugne .• hac 
narvatio in tempora flatim Troja exadium con* 
fecuta incidit , ut in Prodr. Dtatrtb. lì. demon* 
flravi . il luogo poi del Prodromo della Dia* 
triba II. è flato già da noi poco prima rap* 
portato . 

Dalle quali cofe ben chiaramente fi vede 
effere ftata ferma opinione del Canonico 
Mazochi , che la connota guerra da Erodo- 
to deferitta fia avvenuta poco dopo la di- 
luzione di Troja , prima della venuta dei 
Lacedemonj in Taranto , che vale a dire 
prima dell'Olimpiade vigefima prima , nella 
quale avvenne la venuta de* Lacedemoni in 
Taranto , come notò il Petavio Rat. Temp. 
lib. IL Cap. XII. , il quale autore fiegue an- 
cora il Mazochio . Ed in fatti così egli 
fcriffe nella Diatrib. IL Cap.IV. SeB.IV. Com. 
Tab. Her, Partbeniarum migratio cur in vice* 
fima prima Qlympiadis annum primum fit cen. 
fcrenda Petavius Rat. Tmp. lib. IL Cap.XIL 

fa 



f«jS Papatod. su la Fortuna 

demonflravit . banc Ρ art beni φ um col ontani Grò* 
cifmum tum pnmum tmuliffd Tarento y cum 
itdbuc Tarentini barbari effent , certijfimww 
habeo . 

Adunque è certifiimo ed incontrafiabile, 
che i Tarentini divennero , ed appellarono 
Greci dcpo la venuta dei Lacedemoni , va- 
le a dire dopo Γ Olimpiade vigeflma prima. 
Ora Erodoto era perla a fo , che quei primi 
Cretefi erano barbari ^ non già Greci . per- 
chè tali appella coloro nel lib. Ι. ο fia in 
Clio : Creta*n enim primum univerfam barbari 
colebant ; e nel lib. VII., ο fia in Polinnia 
dice, che la feconda popolazione di Creta 
fu fatta di Greci , come fi diflfe da noi nel 
Cap. IL , dopoché queir itola era rimafta 
quafi difabitata per la fpedizione contro Ca- 
mico nella Sicilia : in Cretam igitur defola• 
tam Prafii ajunt cum alios bpmines , tum pre- 
cìpue Gracos immi graffe . e per quarte ragioni 
il Mazochio diife poco fopra , che il Gre• 
cifmo in Taranto fu introdotto dopo la ve- 
nuta dei Partenj . il che conferma ivi me- 
defimo nelT annota 51. atque ea caujfa fuit , 
cur S tra bone excepto ( qui Gr<ecos Ρ art beni as a 
ùarbaris , itemque a Cretenfibus benigne excep* 
tos fcipfit ) ceteri in eadem nar>atione anice 
barbavos memorant . non avvi dunque dubbio 
veruno sì per le ragioni da noi rapportate , 
sì per la conceflione del medefimo Mazo- 
chio, che i Tarentini prima della venuta 

de* 



Dr Or τ a Gap. XVII. i$p 

oc Partenj , come ancora gli Oritani , era- 
no barbari , non già Greci , e che i Taran- 
tini foli divennero deci dopo la venuta 
dei Partenj , cioè dopo Γ Olimpiade vigefi- 
ma prima . 

Perciò fé a noi riufcirà dimoftrare , che 
quei Tarentini , contro de' quali gli Orita- 
ni allora commifero la guerra da Erodoto 
accennata, eran Greci, non già barbari: fa- 
rà incontrafìabile la confeguenza , che la 
predetta guerra fia avvenuta dopo la venuta 
de' Partenj, cioè dopo Γ Olimpiade vigefima 
prima, e non già avanti, come credette il 
Mazochio. e pure ciò fiam noi per dimo- 
ftrare principalmente per forza del tefto del 
medefimo Erodoto nel lib. VII. ove leggeiì: 
Ut cades Grtca maxima hcec profetto fuerit 
omnium , quas novimus ipfovumque Tarentino• 
rum, & Rbegiovum . quantunque ne'trafpor- 
ti fi legga : ut maxima cades omnium , fen- 
za la parola Gvaca , éMw/koV, c he leggeii 
fra le altre nelf edizione di Arrigo Stefa- 
no neir anno J570. , che da me fi confer- 
va, la quale oltre della fua eleganza è e« 
fattiflima , e confrontata cogli antichi efem- 
plari, e manoferitti • Una tal parola i\- 
ληνιχος , Graca, leggefi ancora in altre edi- 
zioni antiche, fpecialmente in quella , che 
va unita col trasporto del Valla riconofeiu- 
ta da Arrigo Stefano ; come anche nell' ul- 
tima 



lio Ταταύοώ. su la Fortuna 
tima pili compita ed efatta edizione fatta 
dal Gronovio. ma il male è, che ne' varj 
traiporti , anche in quello del Gronovio ( il 
che è da maravigliarli ) manca la parola la. 
lina Gneca corrifpondente al genuino incon- 
traftabil tefto ζ^φικος . 

Ed un tal trafporto creduto forfi genuino 
dal Mazochi farà flato il motivo di non 
prenderli la pena di rifcontrare su quefto 
punto il teflo Greco . e che fia così , ben 
fi fcorge dall'annotazione 50. della Diatrib, 
IL Cap. IV. Se&JII. ove così cita Erodoto: 
eo fpeffant Ma y qu<e ibidem [ubjicit Herodotus^ 
eam nimirum fuiffe maximam omnium , qua in• 
notuerint , cadem tum Rbeginorum , tum in pri• 
mis Tarentinorum . nam , ut addìt , Tarentino- 
rum amifforum numerus iniri non potuit : fen- 
za farfi carico•, che nel tefto Greco eravi la 
parola e^^/^oV y Grceca , tralafciata trafcu- 
ratamente dai tralatori . per la qual cofa , 
Ìe la ftragge , che fecero gli Ontani dei Τ a* 
rentini , e Regini , fu ftragge Greca , ο fia 
di Greci; i Tarentini perciò fecondo Ero- 
doto eran Greci allora , non già barbari ; e 
perciò la confaputa guerra neceflariamente 
iucceder dovette dopo la venuta de' Parte- 
nj , ο fia dopo Γ Olimpiade vigefima prima, 
e non già ne' tempi antecedenti a detta O- 
limpiade . Ciò farebbe baftevole per difini- 
pegno della noftra propoiizione . Ma perchè 

Ero* 



Di Oria Gap. XVII. 161 

Erodoto medelìmo ci fomminiftra altri for- 
tiffimi argomenti ; vogliamo ancora per Γ 
onor del vero rapportarli . difle Erodoto nel 
lìb. VII. parlando della detta guerra : Micy- 
thus , qui ofnaxìlai famulus erat , & procura* 
tor Rbegii relifìtus , ubi ex ea urbe excidit ^ 
Tegeam %Arcadum incoluit . le quali parole di 
Erodoto par , che abbia copiato Macrobio 
Satura, lìb. L Cap. XI. in tal guifa „• *4na+ 
xilaus enim Meffenius , qui Meffanaw in Sici- 
lia condidtt ^fuit Rbeginorum Tyrannus . is cuni 
parvos relinqueret liberos , Mìcytbo fervo fuo 
commendale contentus efl . Is tutelam fanale 
gejfit * imperiumque tam clementer obtinuìt , ut 
Rbegìni a fervo regi rfoft dedignarentur . Per- 
dubiìs deinde in atatem pueris , & bona , & 
imperìum tradidh . ipfe parvo viatico Jumto 
profeclus efl , & Olympia cum fumma tran- 
quillitate confenuit . E' evidente intanto dal 
tefto di Erodoto, che la guerra, di cui ra. 
gionamo, avvenne dopo la morte di Anaf- 
fiìao , giachè in tempo della predetta guer- 
ra Micito era tutore de 5 figli di Anaffilao. 
Ora per appurar il tempo , in cui viffe A• 
naiìilao , abbiamo molte vie ricavate e da 
Erodoto medeiimo, e da altri Scrittori. E- 
rodoto attefta, che Anaiìilao vifle in tem- 
po di Gelone Re di Gela , come diffe nel 
Itb. Vii. promta animi voi untate JÌnaxilai Cri- 
temi Rhegini Tiranni, qui filios fuos Hamil- 
€ari obfidet dedit , ukifeendi Socen caujja . ha- 

M tu 



ι6ι Papatod. su la Fortuna 

bebat ewm %Anaxdaus in matrimonio Ter Hit fi• 
liam nomine Gedippam : Ita Gelonem , cum 
nequiret auxilia Gratis /erre y Delphos mi/ìffe 
pecunia™. Gelone poi viffe in tempo di Ser- 
fe, anche dopo Γ invafion della Grecia• E- 
rodoto ivi medefimo : hoc non in poflremis 
reponitur y quod tantum pecunia a Gelone com- 
miffum intervcrtere cum poffet , noluit : Sed 
pojieaquam Gr<eci pugna navali Juperiores *exti- 
fere , Xerxe/que cum exercitu abiit , & ipfe in 
Sicìliam rediit cum pecunia . E' perciò evi• 
deritiffìmo, che Anaflilao, Gelone , e Serfe 
furono contemporanei , e verfo que 1 tempi 
avvenne la battaglia da Arinotele accenna- 
ta nel Capo precedente : paullo ροβ id tem• 
pus , quo Medi Graciam invaferunt : appunto 
come dice Erodoto dopo la morte di Anaf- 
fìlao, in tempo y che i fuoì figliuoli eran 
fotto la tutela di Micito . cotai tempi caf• 
cano, come vidimo nel Capo precedente f 
verfo gli anni avanti Crifto 480. , e verfo 
Γ Olimpiade 75. dunque dopo quefti tempi 
avvenne la guerra defcritta da Erodoto • 
dunque non avvenne prima dell' Olimpiade 
vigeììma prima . 

Di più. Anaflilao vivea in tempo della 
prefa di Zancle . Erodoto nel Ub. VL idque 
cum audifìet %Anaxtlaus Tyrannus Rbeginus , 
quod erat Zandeorum hoftis adiens Samios , 
fuaftt fatius effe , ut pulchrum littus , ad quod 
navigarent y valere fimrent , Ù* Zanclam oc• 

Cti• 



Dr Ο rì a Cap. XVTL itfj 
cupdrent viris defertam . Tucidide foggitene 
nel Ho. VI. Cap. V. chiamando Anaflilao 
Anaflila per contrazione Artica : Jlaaxdas 
vero Rbeqìnorum Tynannus non multo pofi 
Samiis illinc ejeftis , uybem horntnibus , quos 
cum ipfis mifcutt , frequentem redd dit, & no» 
mine mutato Mejjenam a fua antiqui Patria 
nominavit % cum ante ZanzU vocaretur • ove 
Tucidide va confermando quelche racconta 
Erodoto nel luo^o citato . 

Paufania nel /k IV. Cap. tólL fiffa la 
prefa di Zancle fitta di Anaflilao nelf O- 
limpiade vigefima nona . Secondo la quale 
autorità , è fallo , cho la connota guerra 
fia avvenuta prima dell' Olimpiade vigeiima 
prima ; fé fecondo Paufania Anaflilao vi- 
vea neir Olimpiade vigefima nona , e là 
detta guerra avvenne , come vuole Erodoto, 
dopo la morte di Anaflilao. oltre di ciò il 
celebre Spanhemio Dijfirt. Vili. ρ. 554. àt 
pYceftant. Ù* ufu numifm. dimoftra contro 
Panfania , che la morte di Anaflilao avven- 
ne nel! 1 Olimpiade 76. , come può vede -il 
ancora il Dukero (opra Tucidide lib. VL 
Cap. V• adnot. ir. dunque giuftamente da 
noi nel Capitolo precedente fi è Affato il 
tempo della guerra deferitaci da Erodoto 
tra gli Oritani , e Tarentini , cioè neli' O- 
limpiade 7<5. al!or quando già morto era 
Anaflilao Re di Reggio , ed era tutore de* 
fuoi figli Micito, il quale dopo la fuddet- 

M ζ ta 



i^4 Papatod. su la Fortuna 1 

ta guerra , come Erodoto fcriife , fi ritirò 

in Tegea dell' Arcadia . 

Finalmente Anaffilao vivea, come attefta 
Erodoto nel lik Vi. , in tempo di Dario 
l'iHafpe, e d' Ippocrate Tiranno di Gela, 
a qua;i viveano verfo Γ Olimpiade 70 — * 
ηι . e 72,.,, come per non tirare a lun- 
go, può vederii appreflò i Cronologi , fpe- 
cialmente appreffb gli Annali Tucididei di 
Errico Dodwello , che fono porti in fine 
dell' edizione ultima di Tucidide in Amfter- 
dam del Dukero dei 1731. , nell'anno <Ant. 
Cbnft. 4p7• a 4^0. Siano adunque perfuafi i 
Lettori, che la guerra tra gli Oritani , e 
Tarentini tanto famofa è la medefima , che 
quella di cui parlano Erodoto, Diodoro Si- 
colo, ed Ariftotele, e che avvenne nell'O- 
limpiade ηο. , cioè nell' anno 473. prima 
della venuta di Crifto , come in quefto , e 
nel precedente Capitolo abbiamo baftevol- 
mente dimoftrato. e perciò farebbe un ana- 
cronifmo il dire , che la predetta guerra 
avvenne ne' tempi di Alefandro il Moloflb, 
come pretefe il P. della Monaca , ο prima 
della venuta de' Partenj , ο fia prima dell* 
Olimoiade vigefima prima, come ftimò il 
dottiflimo Canonico Mazochi• 



€A- 



Di Or γ a Gap. XVÌIT. 16% 



CAPO XVIII. 

Si riflettono t motivi deìP opinione del 
Canonico Mazocht . 

IL motivo , per cui il Mazochio fi mof- 
fe a difender quella fua opinione , fu Γ 
aver creduta ricavarfi da Antioco appreflb 
Strabene , il di cui luogo efamineremo piìi 
fotto , che i primi Cretefi , che andavano 
con Minoe inieguendo Dedalo , approda- 
rono nella nofha provincia , e che qui ri- 
manendo fondarono Taranto • e che dopo 
la feconda fpediziooe i fecondi Cretefi , che 
marciaron per vendicare la morte di Mi- 
noe , buttati dalla tempefta n^lla noflra pro- 
vincia eriificaron Oria , e Vercaroa quindi 
difeacciar da Taranto i primi Cretefi • e 
che quefto fu ii motivo della guerra tra 
gli Ontani , e Tarentini : tntwfibui protvr* 
bare e Tarentm'fs Se Jibus barbar cs i. e. Noam 
eh das veteres poflejjbws nitentibus . Dell' oc- 
cupazione poi di Taranto fatta dai fecondi 
Cretefi dopo quella fanguinofillìrna battaglia 
dice eflerne argomento quelle parole di 

Μ 3 Ero* 



x66 Paìatod." su la Fortuna 

Erodoto : Et ab urbe Hvria alias incoi ut ffe * 
alle quali foggmgne : bamm fiquidem alin- 
rum urbium , quas obtinuere , complexu Taven- 
tum etìam futffe contentum , ^Antiochi nanatio 
fuadet , 

Le quali cofe per minutamente efamina- 
re, diciamo primieramente efFer falib , che 
i Cretefi, che accompagnavan Minoe nella 
prima fpedizione, fondaron Taranto . poi- 
ché Diodoro Sicolo nel //'£. IV.Op.LXXtX. 
afferma, che le navi di que' primi Cretefi , 
che accompagnavan Minoe, 'furori- dai Sici- 
liani abbruciate; pel qual motivo quei Grefc 
tefi furon corretti a rimanere ed abitar in 
Sicilia : Cretenfes aufem a Minoe tradurli in 
SicHiam , pofl ejus mortevi , rege deliituti tu\~ 
multuahantur . cumque navet a Stanis Cocalk 
fubditis incenfa fuiffent , defperato in patriam 
reditu , babitave in Sicilia decreverunt . tanto 
furon diiìanti que' primi Cretefi dal fondar 
Taranto. E quantunque Antioco appreflb 
Strabone lib. VI. dica , che quei Cretefi r 
che marciatori * con Minoe , occuparon la 
tioftra provincia : Eo ighuv ( Tarentum ) 
profitti cum Pbalanto Partbenia , a barbaris, 
itemque a Cret enfi bus , qui loca ijìa occupava 
rant , recepii fuerunt . hi fui [fé itti feruntur , 
qui cum Minoe in SicHiam navigaverant : il 
medefimo Mazochi però afferma , che An- 
tioco abbia confufo Γ una , e Γ altra fpedi• 
aione , e che abbia attribuito alla prima 

quel* 



di Or τα Cap. XVIII. \6η 

quelche attribuir dovea alia feconda , a dif- 
ferenza di Erodoto un p^co più antico di 
Antioco, che il tutto bellamente diftinfe : 
così egli parla nella Diatr. IL Ccp. \V. Sei}. 
IH. Com. Tab. Her. bafce duas expeditiones , 
utpote ab eifdem infulams eadem de caujfa f 
& fub idem ferme tempus fufceptas ; in unam 
( quod Scr/ptores omnes compendio Jiudentes af* 
folent ) *Antiochus apud Stvabonem commtfcuit. 
iAt amans λΕτλθλον /W Herodotus unam ab 
altera accurate difcrevit . dunque fé Antioco 
confonde le due fpedizioni,ed attribuire al- 
la prima perciò quelche appartiene alla fe- 
conda , non farà mai vero , che i primi 
Cretefi della prima fpedizione fondaron Ta• 
ranto # 

Ma pure bifogna venire più alle ftrette, 
ed efaminare , dove fpecialmente appoggi 
il Mazochio il cardine della fua opinione . 
egli fi fonda molto a quelle parole di An• 
tioco appreifo Strabone da noi poco prima 
rapportate• Partbenitf a barbaris , item ~ f ue a 
Cretenfibus recepii fuerunt Λ poiché, die' egli, 
diftinguendofi da Antioco i barbari , ed i 
Cretefi , che abitavan allora Taranto nell* 
Olimpiade li. , bifogna dire , che fi eran 
già pacificati i primi Cretefi fondatori di 
Taranto con i fecondi Cretefi fondatori di 
Oria, i quali dopo guadagnata la vittoria 
furono ammeiìì ancora ad abitar in Taran- 
ti 4 to* 



*6% Ραρατοό. su ι.Α Fortuna 
to. onde ( proiìegue il Canonico Mazochi) 
nel tefto di Antioco la parola a barbans fi 
riferifce ai primi Cretefi fondatori di Ta- 
ranto , e le parole itemcjue a Cretenfibvs a 
quei fecondi Cretefi, ο fiano gli Ontani. 

Ma qui bifogna far alto , ed avvertire , 
che nel cafo , che così debba intenderfi il 
tefto di Antioco* non ne difcenderà la con- 
feguenza che qaella fanguinofffima guerra 
avvenne in que' tempi, e fé in tal fuppofto 
vorremo rintracciar il motivo di'quelfunio- 
ne de' primi , e fecondi Cretefi nelf abita- 
zione di Taranto, non avrebbe dell' inveri• 
fimile l'affermare , che ciò avvenuto foife ; 
perchè eran que* primi , e fecondi Cretefi 
Tutti compatrioti, della fteifa nazione, tutti 
Ceretei,e tutti quafi dell' ifteifa età; giacché 
xion fi frappofe molto tempo a farfi in Si- 
cilia la feconda fpedizione • ed il Mazochio 
medefimo poco fopra diiie : jub idem ferme 
tempus , parlando di amendue le fpedizioni . 
Ciò però fia detto nell' iporefi da noi 
fatta, poiché noi non ci veggiamo aftretti ad 
ammettere appreffo Antioco due popoli di• 
ftinti : giacché il dire, come rei tefto Gre- 
co: e^É^aiTo ccutvw οιπ βάρβαροι Jt, ot 
1ϋρ7)Τίζ . excepnunt eos barbar ique & Cretes • 
farebbe lo fteflb che : ί/ , qui erant fimul bar• 
bari , & Cretes. onde Antioco chiamò ime• 
definii foli fecondi Creteiì fondatori di Ta• 

ran* 



Dr Or γα Cap. XVIII. ió> 

Tanto barbari , e Cretefi : barbari , per diffe- 
rirli dai Cretefi della feconda popolazione 
dell' ifola di Creta , che eran Greci : Crete- 
li, per dinotar la loro origine, e donde di- 
jeendeano . Aggiugnefi qui , che fé le paro- 
le di Antioco, a barbartfque , & Cntenfibus 
Ji prendono per due popoli diftinti , fono 
ioggette ad una grande difficoltà, mentre fc 
ι primi , e d i fecondi Cretefi erano amen- 
due Ceretei, e barbari; perchè i primi ven- 
gon chiamati barbari , ed i fecondi Crete' ? 
previde il Mazochio la forza di quefia dif- 
Scolta , né trovandovi rifpoita adequata , fi 
avanzo a dire nella DiatriMI. Cap.W. JS. 
II. Com. Τ ab. Hereel. Fallìtm haud dubte Stra. 
»0 [ qui nempe folus ho>um Cretm/ìum Ta*en~ 
tmam Coleniam certo ex Ληύοώο adumbravìi)> 
dum Cmenfts ifles barbatis ptioribut oppofwt . 
«ell^ annotazione poi al detto luogo foggiu- 
gne: Sed danda e/i viro maximo venia in te 
tam abflrufr originis . Ma è di bene, che ri- 
nettano 1 Lettori efler cofa contraria al Ma- 
zochio medefimo il dire , che Strabone ab- 
aia errato in quel luogo , di cui il medefi- 
«no li ferve per provar la fua opinione , non 
avendone altre autorità opportune. E* vero, 
che il Mazochi dice , che il luogo di Stra- 
bone non è fuo, ma di Antioco ; e fi ride 
£ Filippo Cluverio , che poco credito ab- 

1 j λ quel racc0n t° di Strabone rac 
«oito da Antioco • come dice nella Diatr.iL 

Cap. 



ìyo Papatod. su la Fortuna 

Cap IV. Setì.IiL Nec rt8e ( Cluvenus ] nt* 
few qu s ciBwes jecutum Strabomm qmrituv 9 
cum htc prwcpw omnia fé ex %Antiocbo Syvactì- 
fano ( ilio Sai. , qui Heroàott atati fucevevit y 
panilo junior ] defcnpfiffe fateatuv .• ma non 
per quefto fi falva foppofizione . perchè Stra• 
bone ron riferifee il tefto e le parole di 
Antioco, ma dice parlar fecondo il fenti- 
mento di Antioco, e perciò fé quelche rac- 
conta Strabene in perlona di Antioco è fal- 
lo , e Γ errore debba rifonderfi ad Antioco ; 
farà fallo quelche Antioco aiTerifce con di- 
re : exceptr fue*e a barbaris y itemque a Creten• 
fibus . Se quelche racconta Strabone in per- 
fora di Antioco, è falfo , e Γ errore debba 
riforderfi a Strabone medefimo , e non ad 
Antioco• il racconto, che ne fa Strabone , 
e la raccolia da Antioco non è degna di 
fede , e fofpetta ; e perciò falfo ancora , che 
excepti [nere a b aitarti itemque a Cretenfitus • 
Chi poi ci volcffe opporre dicendo , efier 
faifo , che quei fecondi Oetefi non Φ?ϊΐ 
barbari , ma eifer vero , che erano popolo 
diflinto dal prino , quefto fi fervirebbe di 
una auN rità , e di una ufìimoniarza , acuì 
fi rinfaccia la fallirà, e la poca fede, men- 
tre tfendo in quelle parole: a barbaris item» 
que Cìetenfibus mifla la fuppofta gran falfitàj 
chi fi feWitefytfc delle nvcùfinie parole per 
provar due popoli difrinfl ? 

ι RÌtrin^iam^ci viepiù in quelle parole: 

a bar* 



Di Oria Cap. XVT1T. 171 
a harharis itemque a Cretenfibus . ove è tutta 
la bafe e'1 fondamento dell'opinione del Ma- 
zochio . Se dobbiamo attribuire errore a 
Strabone; perchè eflVr dee il fuo errore l'a- 
ver creduto , che i fecondi Cretefi della fé• 
conda fpedizione non eran barbari , ma Gre- 
ci , a differenza de' primi , che egli credea 
barbari; e non più torto perchè i medefimi 
fecondi Cretefi ( giacché i primi non fi fer- 
marono nella Japigia, ma rimafero nella Si- 
cilia ) fentendoli chiamare barbari , e leg- 
gendoli così chiamati , mentre foggiornavan 
nella Japigia ; ed avendo per fermo in fé 
fteffo, che i Cretefi non foifero barbari , ma 
Greci, abbia creduto perciò eifer due nazio- 
ni diftinte, e non già una fola , come era 
in fatti ? e quefto par che fia ftato Γ errore 
di Strabone; perchè oppone i Cretefi ai bar- 
bari , e perciò crede , che i barbari non fiati 
Cretefi; non già, come diife il Mazochio , 
che i Cretefi fecondi foflero Greci. 

Intorno ai motivo della guerra accennato 
dal Mazochio , neghiamo , che i fecondi 
Cretefi fondatori di Hyrla cercavan difeac- 
ciare da Taranto i primi Cretefi. perchè ciò 
non fi prova, ma folo fi conghiettura. anzi 
gli fi oppone il tetto di Erodoto , il quale 
dice : quas dìu pofi Taventini evertentes ma• 
gnam in ruinam incidere , dunque il motivo 
della guerra fu , perchè i Tarentini ( uniti 
con i Bartenj molto tempo dopo l'Olimpia- 

de 



τη% Papatod. su ia Fortuna 

de 21. ) cercavan diftruggere le Città altre 
degli Ontani; non già che gli Ontani cer- 
cavan difcacciare da Taranto i Tuoi primi 
abitatori, limili motivi ancora ci apportò 
Diodoro Sicolo , quando la connota guerra 
ci defcriffe• 

Che fé il Mazochio dice , che da quelle 
parole: ab mie Uyvta alias incoi wffe : fi de• 
duca effer Taranto dai fecondi Cretefi abi- 
tato , e che vi fi fupponga eifervi flati pri- 
ma i foli primi : perchè , come dice il Ma- 
zochio medefimo, nella parola alias deve ef- 
fervi compreib Taranto ancora ; e perchè e- 
gli fteffo fi correffe nel Cotlett.IX. Cap.IIL 
adnot.g^.^ e diife non doverfi tralatar il te• 
fto di Erodoto alias incoluiffe , ma alias condì* 
dtjfc: perciò bifogna dire più torto ; che Ta- 
ranto fu fondato dai fecondi Cretefi dopo 
la fondazione di Oria ; e perciò Taranto non 
fu fondato dai primi Cretefi , i quali nem- 
meno ne videro il luogo . onde la connota 
guerra tra gli Ontani, e Tarentini efler, non 
potè tra i pretefi primi , e fecondi Cretefi , 
ma più tofto tra i Lacedemonj abitatori di 
Taranto , e tra i fecondi Cretefi , fpecial- 
mence paifando tra quefti antico motivo d* 
inimicizia, per efferfi quelli refi padroni di 
Taranto ο coir unione di que' fecondi Cre- 
tefi , che abitavan Taranto , come diife An- 
tioco, ο col discacciar quelli da Taranto , 
i quali poi fi rifuggirono in Brindili , come 

rac* 



Dr Oria Gap. XVHT. 173 
racconta Qiuftino da Trogo colle feguenti 
parole: Itaque ( Pavtbenitf ) nec falutatts ma* 
trtòuS) e quavum adulterio ini ami am collegtffe vi• 
debantuv , ad fecies tnquirevdas proficifcuntur „• 
divtque & per varios cajus jaUatt , tandem in 
Italiam defevuntuv , &* occupata arce Tarentino- 
vnm , expugnaits veteribus inceli s , fedes ibi 
confìituunt . /ed pofl avnos plurimos dux eorum 
Phalantus per fedttionem in exilium proturbatus f 
Bmndufium (e comulit , quo expulfi fedibus fuìs 
veteres Tarentini conce ffrvant • 

Da quelche fin qui fi è detto deduciamo, 
come un Corollario , cioè , che non effendo• 
vi fiati i primi Cretefi in quefta provincia, 
ma i fecondi , i quali quantunque fi dichi- 
no dell'armata di Minoe, fono però di quel- 
la , che marciò per vendicar la morte di 
Mi noe , come fi è detto fopra , e come lo 
diiTe Strabone nel lib. VI. Dicente autem He- 
vodoto , Uriam effe in Japygia opus Cretenfìum 
erranttum ex Claffe M'nois in Si ci lì am &c* ; e 
dicendo Erodoto , che dopo Oria furono le 
altre Città fondate j dobbiam credere , che 
oltre Taranto, come fopra fi è detto ; an- 
che Brindifi fia fiato dagli Ontani fondato . 
So che ciò i Signori Brundufini non vorreb- 
bero, e perciò D. Annibale di Leo nella 
fua Difiertazione delle Memorie di M. Pa- 
cuvio §.7. chiama „ i popoli Salentini Co- 
59 Ionia de' Greci Cretefi con Brindifi di lo* 
55 ro Capo e dominante „ ; e fuppone 9 che 

Brii** 



i?4 Papatod. su la Fortuna 
Brindili ancora fia Città Greca , fervendoti 
nell 1 annot. IL di quel luogo di Strabone f 
nel lib. VI. Brundufium Cretenfes habttaffe , 
memoria? prodttum efi . Ma bifogna avvertire , 
che né 1 Salentini furon colonia de 1 Greci 
Cretefi, né Brindili fu dai Greci edificata, 
poiché per quelche riguarda il primo • con* 
ìefliamo , che i Salentini furon coloni dei 
Cretefi, ma dei Cretefi barbari , non già dei 
Greci Cretefi , come accennammo nel Cap. 
IV., e come il Mazochio aflenta nel Col* 
lett. X. adnot. iop. Com. Τ ab. Heracl. par- 
lando del fuddetto luogo di Strabone colle 
feguenti parole : Salentmos Cretenfium colonos 
extttiffe ajunt , h. e. Ceretìm illorum , qui pò• 
fiea Jtpyges ywix.$$ ( generatim ) , peculiari* 
bus autem nomimbus alibi Salentini , alibi ali• 
ter diffi funt . per quelche riguarda poi il 
luogo di Strabone: quantunque come lo rap- 
porta il Leo , niente prova ; perchè fempre 
noi diremmo , che que' Cretefi , che abita- 
ron Brinditi, furono i Cretefi barbari ; tut- 
tavia è di bene rapportar Γ intiero tefio , ac- 
ciocché ben fi rifletta: cosi fi legge ne* tra- 
iporti il luogo di Strobone : Brundufium fer• 
tur colonia occupatum a Creten/ibus , qui cum 
Tbefeo e Gnoffo eo pervenerint , po/i acceflìfte 
eos , qui cum Japyge e Sicilia eo venerine ( u• 
trumqne enim tradttur ) [ed priores non cob<e• 
siffe cum poflcrionbus , verum in Bottiaeam a• 

bi• 



Di Or ia €a ρ. XVII. i 7 j 

Bìviffe . il qual trafporto non intieramente 
foddisfa . poiché la parola Greca iffi , che 
trafport^fi pofl , par che debba trafportarfi sU 
ve, come vegnente da g'/rg > e non già da 
uree • la parola άαφοπροος adverbio dovea 
trafportarfi in utvamque pattern , ambigue , e 
pure trafportafi utrumque . la parola τυμα^νάι 
femplicemente per pevmanfiffe , non già per 
le parole : priores non cobcefiffe cum pojìerwrt- 
bus. Secondo dunque la forza del. tetto di 
Strabone , quefto efler dovrebbe il trafporto: 
Brundu/ium vero babttaffe ( adtftcaffe ) dicun• 
tur Cretenfes , qui cum Thefeo e Gnoffo vene» 
vunt . fìve ti , qui ex Sicilia venerunt cumja• 
pyge . ( narratur enim ambigue . ) non per• 
manfiffe autem ajunt ipfos , Jed difcejfìffe in 
Botticeam . Ove aflegna Strabone la ragione , 
perchè egli dubbita , e fofpetta , che i Cre- 
tefi venuti dalla Sicilia abbiano fondato 
Brindifi, e non già i Creteiì giunti con Te- 
feo . perchè appunto die' egli , quefta fonda- 
zione di Brindifi fatta da Tefeo è ofeura : 
narratur ambigue . e che alla venuta di Te- 
feo folamente ivi alluda Strabone , feorgefi 
dalle feguenti parole , cioè che que' CrereÌi 
di Tefeo fé n'andarono in Bottina , il che 
non appartiene ai Cretefi venuti con Japi- 
ge ; come ancora ce Γ accenna Plutarco in 
Tefeo : atque cum hi Delpbis vitam tolerare 
fuam non pojfent % primum in Italiam trajectffe, 

ibi* 



\η6 Vatatoo. su la Fortuna 

ibìque circa Japygtam conjediffe * inde tn Thra* 
ciani transttffe 9 ac Bottiaorum nomen fumstffe • 
vedendo adunque Strabone efler incerta 1& 
fondazione fatta da Tefeo di Brindifi , fo- 
fpettò, che fofle fatta da que' Cretefi , che 
vennero dalla fpedizione della Sicilia , cioè 
da que* Cretefi , che fondarono prima Oria, 
e poi le altre Città della provincia; e per- 
ciò la fondazione di Brindifi efler dovette 
pofteriore ad Oria . e quella fondazione in• 
certa copiò da Strabone Lucano dal Leo 
citato, quando diiTc : 

Urbs ejì Difleis olim poffefja colonis , 
Quos Creta profugos vexere per tpquora puppes. 
Natale Maria Cimaglia nella lettera la- 
tina indirizzata a D. Annibale di Leo , e 
fìampata unitamente colla Diflertazione di 
quefto , dice efler il fentimento del Mazo- 
chio , che i Cretefi vennero neir Italia a 
dirittura dalla Paleftina , non già dall' ifola 
di Creta : Nuperos vero Cretenfts , qui cum Ja~ 
pyge Italiam adnavigarunt , ex Palaftma retta 
pvofeBos Maxpchius jure cenfet . Ma quello Si- 
gnore legger dovea , quelche piìi fotto fog- 
giugne ' il Mazochio nel Collett. IX. Cap. L 
Com. Tab. H-r. . imperciochè difle ivi nel 
w. 4. potè fi fieri , ut Cretenfts non qui de ω ab 
infula Creta , fed αιχίτ^ς a Terra Chanaa* 
in has oras enavigaverint . ma poi nel num.$ m 
Soggiugne: Sed multo tamen diffu faulius , si 

Cere* 



Dr Oria Cap, XVIH. vfj 

Ceretim poflquam infulam Cretam , a fé tta 
vocatam frequentatevi , tum demum infoiano• 
rum pars cafu aliquo coaffit fuevint , ut novas 
sibi jedes paraturi , ' ha in hac loca pervenerint* 
e nel num, 6. , come ancora ivi nel Cap.II. 
e ΠΙ., e neir annot. 94, va dicendo , che 
que' Ceretei foflero flati i Crerefi di Erodo- 
to, il che fé il Signore Cimaglia aveflfe av- 
vertito, non avrebbe attribuito al Mazochio 
quelche egli più tofto rigetta e rifiuta• 



**^ >*?%** 

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Ν CA- 



*7 S Tapatod. su la Fortuna 

CAPO XIX. 

Delle guerre , f^ accenna Paufanta^ 
e delle azioni pofleriori . 

SArebbe qui un perder inutilmente il tem- 
po Γ elaminar i varj pafticci formati 
dai Ρ della Monaca nel raccontar le guer- 
re accennate da Paufania^ poiché colli prin- 
cipi da no * aifbdati , e con i lumi della 
Cronologia i Lettori da loro ftelli potranno 
vedere , quanto fia ftato inimico del vero 
quel buon Padre . Quehhè dunque princi- 
palmente farem qui per trattare è il rintrac- 
ciare , a qual rempo debbanfi le guerre , di 
cui parla Paufania , riferire , e le fieno an- 
teriori , ο pofleriori alla guerra Erodotea . 
Quanti fcrittori Salentini mi fon capitati 
neile mani, nemmeno eccettuato Γ erudito , 
ed elegante Giovan Giovane , tutti credon 
dette guerre eifer a quella raccontata da E- 
rodoto pofleriori . anzi taluni da due , che 
fono da Paufania accennate , ne hanno una 
fola innevata , forfè per farla più forte e 
pili fanguinofa . Adunque fcrvirà , come ba- 

fe 



Dr Or r a Cap. XIX. 179 

fé, il notare, che Pauiania ne' Focenfi Cap # 
X. , dell'ultima edizione di Lipiìa pav. 8 2,2. 
parla di alcune ftatue , e doni mandati da* 
Tarentini in Delfo per un azione guadagna- 
ta contro de' Meflapj : Jim vero Trentino• 
vum equi anei , & captiv/e foemìnce , dona funt 9 
qua Meffapiis ( Barbava gente , fìmtimts futs ) 
viftis mifevunt : Jlgeladce funt ^givi Opera • 
Nel Capo poi XUL de' medefimi Focenfi, 
P a g> 8 jo. parla così di un'altra azione fepa- 
rata dalla prima : Tarentini etiam aliam de 
PeucetUs ( Barbara natione ) dectmam Delphos 
mi feri/ nt • signa elaborarunt Qnitas %Aegineta , & 
Calyntbus . Equeflres , & pedefives funt imagi- 
ries .• Opts R χ Japvgum , Peucetus auxtlmm fé• 
vens * atque bic quidem in pugna interemto per* 
simili s . 

Intanto con buona pace di queft' uomini 
dotti , credo , che le rapportate guerre da 
Paufania fiano fiate prima dell'Olimpiade j6 y 
cioè prima della guerra Erodotèa • giachò 
dalla venuta de' Partenj fino a tal Olimpia- 
de furono reciproci gli avvanzi tra gli On- 
tani , e Tarentini per una lunga ferie di 
tempo . Appenachè Falanto sbarcò in Ta- 
ranto , diede una fconfitta a' Japigi . Paufa- 
nia ne' Focenfi Cap. X, pag. 82 3. ibi cum 
( Pbalantus ] Barbavo* viajfet . E quantunque 
Antioco difle, che gli Spartani furono con 
Falanto ricevuti da' Cretefi in Taranto ; è 
Ν 2, da 



ι So Papatod. su la Fortuna' 
eia credere , che dopo i Cretefi ne foffero 
flati icacciati , come difle Giuftino racco- 
gliendo tale ftoria da Trogo . di tai primi 
tempi intender fi dee Γ Oracolo rapportato 
da Straberne Uh. VI. , e dato a Falanto: 
Sityreun ttbi do, pmgttis pagofque Tarenti 
In;olere , mfefiis & J*PVgas opprimere armis • 
Dopo que* primi avvanzi , i Partenj le•» 
guirono ad inquietar i Meflapj . Strabone //£. 
VI* Poflea temporis Civitas ( Brundusium ] fub* 
jeéìa imperio multuw agri am'sit ademtum a Spar» 
tams . vile a dire, che ai Brunduiini toccò 
la mata forte di perder molto terreno , che 
aveano nella Merfapia . Anche Diodoro Si- 
colo diffe parlando de' tempi prima della 
guerra Erodotea : Cre/cente paullatim per pvi~ 
vata mutuo folla, & dtìes mutuis , qu# crebro 
edebantur , utriujque populi dìfcovdia . 

Ora Γ effer le guerre di Paufania avvenu- 
te prima dell'Olimpiade 7Ó. può provarti da 
varie circoftanze , che poflbn raccoglierli da 
varj fcrittori , ed accozzarli tra loro , Ero•» 
doto medeiimo incomincia a darci lume , 
quando dice nel connoto tefto : %/fb Urbe Hy- 
ria alias Urbes condidiffe , quas fané Tarentrni 
multo po/i tempore demoltentes magnam cladem 
accepere . I Tarentini dunque andavan diftrug- 
gendo varie Città degli Oritani , per cui 
ne avvenivan continue azioni , come bilo- 
gna fupporre, e come difle poco fopra Dio- 
doiO Sicolo . I Tiirentini poi nel diftrugger 

le 



Dr Or r a Gap. XÌX. xSt 
le Città degli umani fecero le donne Vef- 
fapie fchiave , come lo diiie Ateneo nei 
hb. Xli. coli' autorità deH'antichiifimo Scrit- 
tore Clearco : deinde Τ arenimi oh molliciem 
in juperbiam duBi deftruxerunt Ctvttatem Ja• 
pygum Cathtnam ( forfè Γ odierno Carovigno ), 
pueros , pudlas , & fiorente* foemtnas abducen* 
tes . direm dunque , che fé il demolire le 
Città degli Oritani fu antecedente alla guer- 
ra Erodotea , per cui fuccedean azioni , ed 
in quelle azioni , e demolizioni furon fatte 
le donne Meifapie fchiave , e le donne fchia- 
ve de 5 MeiTapj fi fecero nelle guerre accen- 
nate da Paufania , ragionevolmente oiiervia- 
mo , che quefti autorevoli Scrittori parlino 
di una medeiìma cofa , e di cofe tra loro 
connefife , ed avvenute ne 5 medefimi tempi. 
e perciò fé le demolizioni delle Città av- 
vennero prima dell' Olimpiade η6 , prima 
di quefta eifer dovettero le guerre di Pau- 
fania . 

Oflervifi di vantaggio, che Cleomene Re 
de' Lacedemonj liberò Atene dalla Tiran- 
nia de' Pififtratidi . Paufania Laconio ΙώΛΠ. 
Cap. IV. pag.zn. Hinc *Athrnas (Cliomenes ) 
duxit . ibi %At beni enfi bus Pi fi (irati filtorum do• 
mtnatu liberati* &c. Dopo la qual liberazio- 
ne volea pofre in Atene per Tiranno ί fa- 
gora Ateniefe. ibid. fed pauiio prfi %Ademen• 
fis l[agvr<e gratta dutìus , cum %AtbentenfttuS 
illuni Tyrannum imponete ccnatas ejjet &c il 
Ν 5 ch& 



ϊ82 PaVatod. su la Fortuna 
che avvenne fecondo il Petavio Rjt. Temp m 
toni. I. b&AIh Gap. II. nell'anno 3. dell'O- 
limpiade 67•. , e fecondo gli Annali Tuci- 
dide! del Dodwello , per non tirare a lun• 
go. Fu partecipe del misfatto d' Ifagora in 
voler occupare Atene, Timafiteo . Paufania 
negli Eliaci Cap. Vili. pag. 472. Quum e* 
nim Ifagovas Jftbevien/ìs ipfam %Atherìa«um ar• 
cem dominandi cupidi tate wcitatus occupa jfet , 
particeps juit ejus facìnoris Timafttbeus . quare 
iìs oppveffis y qui fé in avcem conclufevant , capi* 
tis damnatus , %Atbenienfìbus tnjuviai posnas de» 
dtt . e più chiaramente nel tefto : ueto^ywV 
ήνυ ϊργου ni ò Ύιμκ<πζτϊο$ ( iyzi'tro yàp 

TOi> iyKCCToLK&Cp&BVTUlV tV Tp CCX.pOTQ?\il ) 
&cIvcltqv ζημία» ί'ρζτο, paruceps fatti et- 
iam Timasitbeus ( fuit enim ex captis in arce) 
titcem pcenam inventi . e perciò la morte di 
Timafiteo dovette avvenire verfo Γ Olim• 
piede 6η. 

Ora tempo prima Timafiteo per le fue 
palme Olimpiche , e Pitiche avea dedicato 
la fua (tatua in Delfo fatta da Aqelada Ar- 
givo . Paufania tbid. Timafitheo Dclpbo jìatua 
po/ita e fi , Λ gel ad $ %/fvgtvi opus . duas big. 
Olymptcas de pancratio , tres Pytbtcas palmai 
abliulit . Dunque molto tempo prima dell' 
Olimpiade 6η. dovette eflere in fiore Age- 
lada Amivo celebre fhtuario . Ciò fi con- 
ferma con un' altra opera del medefimo A- 

ce- 



Dr Oria Gap, XTt. i8j 

gelada fatta a Cleoilene nell' Olimpiade 66, 
Paulonia Etne. Gap. X» pxa.qrjó• P'oximo loca 
C eojtbents viri Epidamntt cuyvus , *Agelad<s o+ 
pus . . . vteit Cleo/ibenes Olympiade [εχαρ^ββ* 
μ* fexta . Chi è dunque $ che non fi per- 
perfuada eiier fucceffa la guerra tra MeiTapj, 
e Tarentini accennata da Paufania molto 
tempo prima delf Olimpiade yó. , fé Age- 
lada , che ne formò le ftatue $ fioriva nel! 1 
Olimpiade feifagefima feda, e prima? 

Si aggiugne molto pefo al noftro argo- 
mento col riflettere , che nell* ordine delle 
ftatue dedicate in Delfo 1 dopo quelle de* 
Tarentini fatte da Agelada , feguivan i do- 
ni degli Atehiefi per la battaglia di Mara* 
tone contro de' Medi, che avvenne nell'O- 
limpiade 72. , come fra gli altri porta il 
Petavio Rat. Temp à tom. L Ìib. III. Cap. L 
e prima di Crifto nell' anno 490. Petav. 
R?t. Ternp. tom. li. lib> III: Cap. XI. Paufania 
in Pbocic. Cap. ΧΓ. pag. 824. Deììcarunt The* 
barn etiam , & Jtthenienfes ob rem in pvaliis 
iene gefiaw , quos Tbefauros apoellant . Nam 
Tb p bant L°uBric<s pu^nce , v4tben'?enfes Μ ira* 
tboni<e , tbejamts dedicai s , memori am extare 
votuerunt , E perciò prima dell' Olimpiade 
72. eran pofte in Delfo le ftarue de' Ta- 
rentini, vale a dire molto più tempo prima 
dell'Olimpiade η 6. 

Verfo i medefimi tempi vivea Onata E- 

gineta. Paufania Arcadie. Cap• XLIi. pag. 

Ν 4 £28 



iS4 Pa?atod. su la Fortuna 
6$S. tj^è rfKixtoc του OWra xccrcc top 

βαίνει Α'ργίίο» . <***J 0*w*<* raf/d/V tirai ^ 
themenfm Hegiam , 6^ %Ageladam tArgi-vum . 
Fa uopo però credere , che Onata Egineta 
foflfe molto giovane in tempo di Agelada ; 
giachè vivea ancora in tempo di Dinome- 
ne figlio di Jerone, come leggefi nell' Epi- 
gramma infcritto nelle ftatue dedicate da 
Dinomene rapportato da Paufania ibid. 
Jupiter , Elee rediit qui a pulvere vi&or, 

Quadriga que fernet , injuge bis & equo , 
Voverat bac Hieron; natus monumenta parenti* 

Dinomenes pofuit darà Syracofii . 
I/la Micone fatus fimulacra effinxit Onetas , 
Infida in <Aegtna cui patria , atque domus. 
Jerone padre di Dinomene , come dimóftra 
il P. de Bennettis tom.VL pag. 6z\. inco- 
minciò a regnare Γ anno 3. dell' Olimpiade 
75., e mori dopo undeci anni di governo * 
dopo la di cui morte Dinomene mandò le 
ftatue promeffe dal padre all' Oracolo , cioè 
fett' anni circa dopo l'Olimpiade 76. fé pu- 
re non vogliam credere , che le ftatue era- 
no ftate già formate da Onata Egineta in 
tempo di Jerone, e poi mandate da Pino- 
mene . Adunque è probabile , che eflendo 
ftato Onata Egineta più giovane di Agela- 
da, l'azione de* Tarentini contro de' Pcu- 
cezj fi fotte framezzata tra quella contro de' 

Mefi. 



Di Oria Gap. XIX. 185 

Meffapj , e tra la guerra Erodotea . tanto• 
pia , che non è credibile , che tanto prefto 
i Tarentini fi folfero rimefli da quella orri- 
bile fconfitta dell'Olimpiade ηό. ed Erodo- 
to medefimo , che fcrivea nell' Olimpiade 
87. ( *Annal. Tbucyd. Dodwell. pag. 63. ) 
l'avrebbe accennata , ficcome alla rinfufa , 
come di poca confequenza , accennò eiTer av- 
venute prima tali azioni, dicendo: Qua s fa* 
ne ( urbes ) Tarentini multo pofl demolientes 
&c. , e Diodoro Sicolo .* Crefcente paullatm 
per privata mutuo bella &c. 

E Paufania medefimo vuole , che Γ azio- 
ne de' Tarentini contro de' Peucezj fia po- 
fteriore a quella contro de' Meflapj pag.S^o 
Tarentini etiam alìam de Peucettis &c. e che 
ila ancora anteriore alla guerra Erodotea fi 
ricava ivi medefimo da Paufania pag. 8 fri* 
ed 833. poiché le ftatue aggiunte dopo quel- 
le de Peucezj erano dedicate da' Greci per 
la vittoria guadagnata contro Serfe. ibt.Jaw 
Graci , qui contra Perfavurn Regem bellarunt , 
Jovem tn Olympia antum , lApollmem Delpbis 
de vi&ona ad %Artemtfium , & Salamincm de* 
dicarunt . e più fotto : Qua buie adjunfta 
funt Jlpollmis si$na , alttrum Epidawai y qui 
funt m v4roivorum fimhus de Medorum manu- 
bus &Ό... La vittoria poi de' Greci prefso 
Salamina fu la fteifa , che quella contro Ser- 
fé, di cui fi è parlato nel Cap.XVI. , e che 



1 26 Papatod. su la Fortuna 
avvenne nell 5 anno primo dell'Olimpiade 75. 
Petav. ibid. 

Si ricaverà finalmente effer le guerre di 

D 

Paufania avvenute prima della guerra Ero• 
dotèa j fé ne' tempi pofteriori i Tarentini 
non ebbero avvanzi fopra gli Oritani , fino- 
che furono ai Romani foggetti. il che men- 
tre proveremo , anderemo afpergendo varie 
notizie ancora delle guerre pofteriori . 

I Tarentini nell' azzione Erodotea per- 
dettero la maggior parte della loro nobiltà, 
perciò , come diife Ariftotele , fi mutò la 
Republica Tarentina allo ftato popolare . in 
quefto ftato a poco a poco i Tarentini ria- 
vendofi dall' antica percofla fi rimifero ot- 
timamente , ed acquietarono una gran po- 
tenza . lo diife Strabone nel lib. VI. Tren- 
tini cum popularem Reip. adminifirationem te• 
nerent , ingentem funt adepti potentìam . nam 
& claffem habuentnt , quantum iìs in locis ne* 
tno , &* exercitum peditum 30. milita , ac tria 
milita equitum , ac turmarum equeftrium duces 
IOOO. Ì4mplexi funt etiam Pytbagoricam pbi• 
lofopbiam , pne reliquis Jlrcbytas , qui urbi ei 
per lonqum tempus pnefuit . Sed tnferioribus 
temporibus luxus invaluit ob res fecundas : ita 
ut plures publicas feftivitates per annum cele• 
hrarent Tarentini y quam dies annus babet m 
quam ob rem etiam flatus reipublicte eft fatìus 
peterior . unum de pravis eorum injlitutis t-Jì y 
quod peregrinis in bello ufi funt ducibus . nam 



di Oria C a ρ. XIX. ig7 

& advevfus Meffapios & Lucanos hellmn gè• 
rentes , <Alexandrum Moloffum evocaverunt : & 
jam ante sAvcbidamum %Α%ββΙαί filmm , atque 
poflea Cleonymum , & Jfgathodem accerferunt . 
tandem Pyrvbum quoque 5 quo tempore cum Ro~ 
manis bellum commiferunt . Si vadano ora ri- 
flettendo a poco a poco le parole di Stra- 
bone , e fui principio , veggafi la gran pof- 
fanza , in cui giunfero i Tarentini^ fpecial- 
mente fotto il governo di Archita , nel di 
cui tempo può dirfi , che fu Γ età d' oro de* 
Tarentini . Ma fé i Tarentini tanto in que* 
tempi s'ingrandirono ; i Mefiapj non per- 
devano tempo , e fi rendeano ai Tarentini 
medefimi formidabili . 

Fiorì tanto in que' tempi la MefTa- 
pia , che Strabene difle : *Atque hac et• 
ìam tota regio ( Mefjapia ) quondam *vu 
rorum multhudine fioruit , urbefque continui* 
XIII. nunc prater Tarentum , & Brundu* 
fium cladibus in oppidorum ord'mem junt ve* 
dacia. Quindi non farà maraviglia , le Ar- 
chita con tutta la gran potenza de' Tarenti- 
ni non ebbe mai vantaggi fopra de' MeiTa- 
pj , ma tutto il liio impegno fu di non ef- 
fer da quelli fuperato. Attefta ciò Diogene 
Laerzio in Archita: Pytbagovicum vero(^r• 
chytam ) x/frijìoxenus refert cum exercitui pra» 
effet nunquam fuiffe fuperatum . fernet Mutem , 
dum invidia cederet , fefe imperio abdicale, 
moxque exemtum in jus bofiium conccjfiffe . 

Po• 



1 88 Papatod. su la Fortuna 
Dopo che Archita laiciò la carica di Gene* 
rale , come dice Ariftofieno appreffo Dioge- 
ne Laerzio , Γ efercito de' Tarentini fu fat- 
Λο prigioniero da' nemici , cioè da Meffapj, 
e loro alleati , de' quali fi parlerà più lotto, 
tanto furon lontani in que' tempi floridi i 
Tarentini di guadagnar azzioni . In que' me• 
defimi tempi i Japigi , ο fian- i Meffapj a- 
veano le^loro armate navali , e favorivano 
Filifto avverfario di Platone, e di Dione, 
de' quali era favorevole Archita Tarentino . 
Plutarco in Dione : Milttes Dionis .... 
omnem curjum alto mari tenebant , terram me- 
tuentes , quod in Jcpygia Pbiliflum flationem 
fpectilandi cauffa haberet , audivijfent. ibid. Et• 
enim Pbilìftus ex Japygia mvtltvs trireme* Dio• 
nyfio attulerat : itaque Syracufam iflos Dionis 
milttes , quippe pedites , nulli ufui porro effe 
putabant . dell'armate navali de' Japigi ne 
parlò ancora Erodoto , come diflimo nel 
Cap. III. 

Cotai cofe avvenir dovettero tra Γ Olim• 
piade 88. , in cui nacque Platone , e tra 
l'Olimpiade 108. , in cui Platone morì, ai 
dir di Diogene Laerzio in Platone > e dei 
Petavio Rat. Tem. tom.l. lib. HL Cap.Xlll. 
poiché Archita fu Coetaneo di Platone . 
Laerzio in Platone, ed in Archita, nò ci 
preme qui per non andar a lungo appura- 
re il nrecifo tempo , in cui fiorì Archi- 
ta . per altro il Mainane mette eflcr fiori- 
to 



Dr Oria Cap. XIX. 189 
Co Archita prima di Crifto anni 405. ap• 
preflb il Mazochto Tab. HeracL Fragm. Bri- 
fannie, pag. 152. col. 2. Il qual tempo, co• 
me anche i feguenti , non poffbno aifatto 
convenire coli' età di Agelada , e di Onata 
Egineta . Il perchè que* , che intrudono Ar- 
chita nelle guerre precedenti , altro non fan• 
no , che un gruppo di vergognofi anacro• 
nifmi . 

Ma tanto meno furon fuperiori i Taren- 
tini ai Japigi Meflapj ne' tempi pofteriori , 
ne' quali i Tarentini andavan deteriorando. 
S trabone : Sed inferionbus temporibus luxus 
invaimi ob res fecundas .• ita. ut plures publicas 
feflivitates per tnnum cefabrarent Trentini , 
quaw dies annus bahet. quam oh rem ettam fl<*+ 
tus Relp. efl fa5lus deterior , ne' tempi dun• 
que pofteriori ad Archita pel lufìfo , e per 
Γ abbondanza deteriorarono i Tarentini:/?*** 
tus faÌìus efl deterior . Il motivo principale 
della loro deteriorazione fu , che fi ferviro- 
no di Capitani ftranieri : Unum de pravis 
eovum tnflitutis efl , quod peregrini^ in bello 
ufi funt duabus . Un tal parlare di Strabo- 
jie batterebbe a terminar l'argomento . per- 
chè fé furon mal configliati i Tarentini ne* 
tempi pofteriori a fervirfi di Capitani ftra- 
nieri nelle loro guerre, bifogna credere, che 
i Tarentini n'ebbero fempre la peggio. Ma 
per maggior curiofità fi riflettano le feguen- 
ti parole di Strabone: nam & adverfus Mef. 

fa* 



igo Papatod. su la Fortuna 
fapios , & Lucanos bellum gerentes *A\exan* 
drum Moloffum evocaverunt .• & jam ante tAr* 
cbidamum %Ag?filai filium , atque poflea Cleo* 
nymum , & %Agatbo:Um accerfemnt . tandem 
Pyrrhum quoque , quo tempore cura Romanis 
hdlum commiferunt . Qui dunque abbiamo 
una ferie di Caoitani ftranieri , che suer- 
raggiarono a fav.>r de Tarentmi contro gli 
Ontani , cioè Archidamo figlio di Agefilao, 
Cleonimo, Agatocle, ed Alefandro il Mo- 
loflb; giachè Pirro guerreggiò contro i Ro- 
mani. Archidamo figlio di Agefilao, di cui 
parla Senofonte i^y& m Hb.PL & VII. , ed 
Ifocrate in AV//B - fi* un prode , ed illu- 
ftre Capitano^ e Re de' Lapedemonj , e fa- 
lì fui trono di Sr^at^ta^verfo il 35Ó» avanti 
G. C. quefto fu chiamato da' Tarentini per 
guerreggiar contro i MeiTapj , e Lucani , ι 
quali fono oggi la provincia di Bafilicata; 
ma nella detta guerra fu coftretto a ceder 
con tutte le fue glorie al bellicofo valore 
de' MeiTapj . poiché in un' azzione avvenuta 
vicino l'antica Mandarla, oggi Cafalnuovo 
vi rimafe miramente eftinto • e quan- 
tunque i Tarentini aveffero offerto molte 
fomme di danaro ai MriTapj per riaver il 
di lui cadavere , tuttavia furono vane le di 
loro offerte . eccone le autorità opportune . 
Ρ lutare bus in Jl^tde ; Nitus enim Jlgefilao 
*/Ìrcbidamus eft , quem apud Mandoniwn Ita- 
li* 



Dr Or γα Caf, XIX. i?i 

Hit urhem Meffapii occiderunt . Il famofo e 
ftimatiflìmo Geografo Filippo Briet antiq. 
bai. lib. VIIL Cap. IX. §. 4. Cafalnuovo , 
Manduvta , C^ Mandurium , φ Manduria , 
Plutarcbo male Mandonium , ^ ^w#w urbem 
ca ! us %Arcbidamus *Agt filai filius . v4tbcn<zu$ 
Dnpnofopb. lib. XII. /« quinquagefìmo fecutim 
do libro Tbtopompus a'it , ^/Ircbidamum y Ta• 
renttnis Spartani legationem m'tttentibus de au• 
xilio , pyorwfiffe venturum ipfìs auxiliatorem • 
cumque apud eos Ai eflet , Φ W ^//0 W0- 
fiens , ne fepulturam quidem [ortìtus eft^quam- 
vis Tarentini magnavi pecuniam pom<f?rint 
bofttbus ? a* capewnt , C^ fepelirent ip/ìus 
corpus . 

Cleonimo Re di Sparta , famofiflìmo an- 
ch' egli , e che vifle verfo il 273. av. G. C. f 
chiamato da Tarentini, calò nelT Italia con 
una poderofa armata • ma oh il bel guada- 
gno , che vi fecero i Tarentini ! poiché 
quantunque avefle vinto i Lucani , i Ta- 
rentini medefimi dovettero prima d' ogn 5 al- 
tro {offrir Γ alterigia del vincitore . giacché 
i Tarentini avendo un gran fofpetto , che 
d'weffero divenir a Cleonimo (oggetti , fi 
ribellaron da quello , da cui fu ben torto 
Taranto medefimo efpugnato , come accenna 
Diodoro Siculo lib. XXVI. pafsò quindi ne* 
Salentini , e prefe Turia Città riguardevole 
nella iMeflTapia, e diverfa da quella di Ca- 
labria ; ma avendo forfè i Meflapj richiefto 

foc- 



ϊρζ Papatod. su la Fortuna 
foccorfo ai Romani , quefti mandarono il 
Confole Emilio, il quale cacciò fubito Cleo- 
nimo, che tutto mal concio fé ne ritornò 
nella Lacedemonia , come diffufamente va 
defcrivendo Tito Livio nella prima Deca 
lib. X, , e come almeno può vederi! appref- 
fo il Petavio Rat. Temp. Pan. I. lib. IV. 
Cap. III. 

Agatocle famofo Tiranno di Sicilia finì 
di vivere avvelenato da Arcagato verfo il 
2.90. avanti Crifto . e quantunque quefto A- 
.gatocle foffe flato valorófiffimo , non riufcì 
in favorir i Tarentini ; perchè rimafe , co- 
me diffimo , avvelenato da Arcagato fuo 
nipote, dopo che effendo marciato a favor 
de' Tarentini avea sbarcato nelT Abruzzo . 
vedi Diodoro Sicolo lib. XX. , ed il Peta- 
vio Rat. Tem. Pan. prim. itb. III. Cap. XVI. 
Alefandro il MolofTo guerresco nell* A- 

D Co 

bruzzo , e nella Lucania con valore , ma 
vi morì uccifo, come diflimo nel Cap.XV., 
ed i Tarentini con tutte le prodezze di A- 
lefandro il Moloflb , inghiottivan veleno 9 
perchè vedeanfi governati da un Capitano 
ftraniero . così difle Stratone nel lib. VI. 
Neque vero peregrini* iflis imperatovi bus fefs 
diBo audientes prabuertmt : Sed cum tis ini- 
micitiiìs fufceperunt . ideoyue *A^*ander com* 
munem Gracorum iflic de Pentium convrntufn 
folemnem , qui ex more Heralea Tarentmorwn 
agebatur , in Thuriorum fines abalunaio a 

7>- 



Di Or τ a Gap. XIX. 195 
Taventims animo voluh transferre . De' Meffapj 
non fi legge , che foffero flati vinti da A- 
lefandro il Moloffo, quantunque foffero al- 
leati de* Lucani - Ma iolo ci diffe Tito Li- 
vio Deci. li&.Vlll. alias inde Meffap'tomm 
ac LucanoruYYi cepiffet urhes , vale adire, che> 
i Meffapj dovettero perdere alcune Città 
almeno. Non però da ciò può ricavarli , 
che a queili tempi debban riportarfi le guer- 
re di Paufania . mentre oltre le varie con» 
ghietture j e circoftanze , che per brevità fi 
tralafciano, nelle guerre di Paufania i Mef- 
fapj erano alleati de' Peucezj , ed in quefte 
guerre di Alefandro il Moloffo il Re de'Peu• 
cczj era alleato de' Tarentini . il che accen- 
nò S trabone nel lib m Vi. Caterum adverjus 
Meffapios bellum ih fuit de Heraclea , uftque 
funt auxil'tis Regum Daumi , & Peuceùl . A 
tal propofito bifogna avvertire , che varj 
Scrittori moderni Salentini han fatto un 
gruppo ed un avviluppamento di quefte va- 
rie guerre da noi accennate , e che avven- 
nero in diverfiflimi tempi . ciò non ci re- 
ca meraviglia effer avvenuto nella perfona 
del P. della Monaca, come Scrittore di pò- 
co criterio , e di Giacomo de' Ferrar; , il 
quale la vuol far da difpotico nelT antica 
iftoria . ma ci fpiace folo 4 che in un tale 
inganno ci fia inciampato l'elegante Giovan 
Giovane difcepolo del noftro Q. Mario Currado 
nella fua Opra de vfntiq, & Var, Fon, Ta~ 

Ο rea* 



Jp4 Papatod. su la Fortuna 

rent. , quando diffe : ejufdem Heraclea cauf* 
fa^Cr prcpter agvomm fines , ut fcribunt 
Htvodotus , & Diodorus , bellum fufcepere Ta• 
ventini adverfus Meffap<os , qmbus & Daunio* 
rum , & Peucetiomm Regult favebant . poi* 
che le guerre per cagion di Eraclea furono 
le ultime tra gli Oritani , e Tarentini . 
giacché, come didimo , nelle prime guerre 
il Re de* Peucezj fu alleato de* MeiTapj , 
sua nelle altre i Re de* Dauni , e de' Peu- 
cezj erano alleati de' Tarentini > come poco 
iopra Strabone , e come a chiare note Γι 
feorge, fé vogliali riflettere il tefto Greco , 
che è di talguii'a: προς %£ Μεττατίους eVo- 
Τκίμ/ήτοω Tipi ìrVpux7\ucxs^ ί%οντις <rvvtp• 
youSjTÓirrs Tc?y A&wlwjiL τον t£» wLks• 
tiw QcconikioL . advevftts autem Meffapios 
( Taventini ) bellum gemere de Hevaclea , ha* 
hentes focios Regem Dauniovurn , & Regem Peu* 
cetiovum. ove ro habentes ii riferifee con o- 
gni chiarezza a Taventini ; mentre la parola 
Greca Wovns > è nominativo , né può efler 
accufativo , come la latina habentes . e per• 
ciò in niun modo può congiugnevi colla pa- 
rola Mcffapios . e per tal motivo nelle guer- 
re pofteriori per cagion di Eraclea i Daunj, 
ed i Peucezj non furori alleati de MefìTapj , 
come credette Γ erudito Giovan Giovane f 
ma de' Tarentini . 

Per /quelchc riguarda poi Eraclea , quefta 

eri 



Dì Or ία C a ρ. XIX. ι$% 

era una Città nella Lucania nel golfo di 
Taranto , di cui il Mazochio molto ragio• 
ria ne' iuoi Commentar} fopra le tavole E* 
racleenfi, ed era pretefa da' Meflapj adver• 
fut Mejfaptos ( Tarentim ) beilum gè (fere de 
Heraclea . come poi i MeiTapj pretendeano 
quefte Città, non lo Tappiamo ? forfè ciò av* 
venne, perchè Eraclea foffe fiata de* Mefla- 
pj ; mentre come vidimo nel Cap. Ili• coli' 
autorità di Scilace Eraclea apparteneva an• 
ticamente alla Japigia . Le guerre tra i Ta« 
rentini , ed Ontani per cagion di Eraclea 
fucceder dovettero verfo il fiume Bradano > 
ove il Mazochio dice , che erano i confini 
dei Meflapj , dei Peucezj , e de* Sibariti f 
come difle nella Dtat. IL Gap. VII. Seti. L 
tdnot. η\. qua parte Sybayttavum fines ad Bra+ 
danum ufque ( utt dtcam ) pertingebant , & 
parte tum Mejfapios % tum etiam et Peucetios ha* 
huere fimtimos . ο bifogna dire , che i Mef- 
fapj aveano porzione della Peucezia , per cui 
€onfinavano con la Lucania ; dove confina 
oggi ancora la provincia Idruntina * 

Dell' evento di tal pretenfione , che avea- 
ao i Μ flapj fopra Eraclea contro i Taren- 
tini non può cofa di certo affermarfi : poi- 
ché il Mazochio ivi medefimo dice : Ροβ 
Molofli necem Heraclea videtur in medio fuijfe 
posi t a prada populo vision futura . nam ad hoc 
tempus equidem haud agre vetulerim j quod Stra* 
ho narrai y mmirum Tarentinos attxiliantibui Datt+ 
Ο % nio* 



%g6 Papatod. su la Fortuna 
moruwt, & Peucetìorttm Regtbus cum Meffapih 
de Heraclea dimtcaffe . 

Ma il motivo principale dal non eflerfi 
veduto efito alcuno della pretenfion degli O- 
ritani fopra Eraclea fu, a mio credere, Tef- 
fcrfi pacificati i Tarentini cogli Oritani , ed 
alleati , per dar riparo alla potenza , che già 
crefcea , de' Romani , onde penfavano ad al- 
tro allora que' popoli , che fopra Eraclea * 
poiché vedeano vicina la loro imminente 
ruina . né la guerra , che poi avvenne con- 
tro i Romani, fu de' foli Tarentini , ma 
di tutte quelle provincie vicine , le quali di 
comune confenfo mandarono a chiamar Pir- 
ro Re dell' Epiro in loro foccorfo . eccone 
le autorità di Plutarco in Pyrrho : Miffique 
in Epirum legati non a Tatentinis modo , [ed & 

allis Italia conventibus copias quidem 

fuppetere magnas a Lucanis , Meffapìis , Samni• 
ti bus , & Tarentinis contvaBas . ed ivi mede- 
fimo parlando della tempefta fofferta da Pir- 
ro , mentre veniva in Italia : Simtd & Mef* 
fapii , apud quos eje&us fuerat , promte ad auxì- 
iium et ferendum accurrunt . L' efito poi di tai 
ultime guerre fatte da Pirro contro de' Ro- 
mani , già è a tutti noto; e ben fi fa, che 
i Tarentini, Meifapj , Lucani , Sanniti &c. 
furon tutti dai Romani foggiogati ; e quan- 
tunque alcuni di que' popoli alcune volte fi 
fofsero contro de' Romani ribellati , non po- 
tettero però mai più fcuotere affitto quel 



Dt Oria Gap. XIX. 19? 
giogo, a cui fi trova vati foftopofti . E pei 
tal cagione gli Ontani trovandofi già ai Ro• 
mani foggetti , non ebbero piii occafione di 
efercitare il loro Marzial furore , e Ί iota 
genio militare eccetto alcune follevazioni ; 
ma ebbero motivo di goder tranquilla pace 
e quiete, per cui noi ancora abbiam moti- 
vo di dar fine a quefta noftra picciola fati* 
ca , ed a quefta noftra qualunque ella fiefi 
mal fornita Difsertazione, 



ϊ 


:rrata. 


CORRIGE, 


'*g'Z 


» I 

V*l6.• dexram 


; dexteram 


A- 


26. η oro• 


noto 


8. 


13. quo 


que' 


9- 


23. oppobriofa 


obbrobrio!* 


1 8. 


1. vetfo 


verfo 


*4• 


5. tnum 


tuum 


zg. 


9. dana € 


dona 


ibid. 


l6. TurentQ 


Talentò 


30• 


18. uon 


non 


37• 


I 5. ΉλΑίμ^ 


Έλλ^ι> 


ibid. 


I 6. \ίϊ07Τ07ΓρθΌζ 


ΰεοτροπου? 


38. 


II. Ttyav 


μζγαι; 


3P• 


ρ. Kp;r;j?f 


Κρήτης 


41. 


1 8. dafenfoves 


defenfores: 


48. 


8. continente™ 


per continen- 


53• 


zg. P. Mario 


ti Mario 


54- 


17. vana 


varia 


61. 


2.9• J°pyges 


Jtpyges 


78. 


20. capire 


a capire 


9 2. 


3. intiera 


intiera 


101. 


20. porola 


parola 


107. 


2. pretefa 


prefa 


no. 


5. uon 


non 


III. 


9 ^ £*ff 


at hac 


115. 


15. intetvallo 


intervalli 


116. 


28. continno 


continuo 


iSi. 


6. Orirani 


Oritani 



158. 



ϊ<ί 8. ζγ. fcipRt 

159. ι ρ. Rbegiovum 
163. 4• Tvrrannus 

171* ιό. nazioni 

174• 2<j. Scrobone 

l8<5. 30. petcrm 



fcrtp/ìt 

Rbeginowm 

Tvvannus 

nazioni 

Strabone 

detsrier 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 
945.753 P197D C001 η 

Della fortune di Oria Citta' in Provinci (L 



3 0112 089301383